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SALVIAMO I BAMBINI DI KABUL

Kabul (Agenzia Fides) - “Le suore in missione a Kabul vivono in una situazione estrema. Stanno portando avanti un’opera veramente eroica. E, nel loro piccolo, stanno lentamente contribuendo a riqualificare la figura delle persone diversamente abili presso le famiglie afghane”. Lo riferisce all’Agenzia Fides padre Matteo Sanavio, sacerdote della Congregazione dei Padri Rogazionisti e referente dell’Associazione "Pro Bambini di Kabul", realtà nata ufficialmente nel 2006, ma che trova la sua origine nel discorso di Natale fatto da Giovanni Paolo II nel 2001. “In quell’occasione il Papa disse: ‘Salviamo i bambini di Kabul!’. Fu da quel grido di aiuto che il guanelliano P. Giancarlo Pravettoni ebbe l’idea di creare un’associazione intercongregazionale che rispondesse all’appello di Wojtyla” precisa p. Sanavio.
Le prime quattro suore arrivarono a Kabul nel 2006. Spiega il sacerdote: “Appartenevano a tre congregazioni diverse e si erano preparate vivendo un’esperienza di vita comune per sei mesi a Roma. In un primo momento furono ospitate nei locali della Caritas di Kabul, poi trovarono una casa in affitto. L’obiettivo della loro missione era aiutare i più deboli, quindi scelsero i bambini disabili, perché purtroppo molto spesso nelle famiglie afghane non si presta alcun tipo di attenzione o di assistenza ai parenti portatori di handicap”.
Fin dal principio quindi, le suore tentarono di inserire gradualmente i bambini nella società. A tal fine, “in una prima fase era stata creata una specie di scuola professionale. Ormai da quasi 10 anni, invece, l’istituto è stato riorganizzato con l’obiettivo di iniziare i bambini alla scuola ‘normale’. Oggi i nostri piccoli alunni sono 40 e tra essi vi è addirittura la figlia di un ministro. Ci risulta, infatti, che quella dell’Associazione Pro Bambini di Kabul sia l’unica struttura per bambini portatori di handicap presente in Afghanistan” rileva p. Sanavio, spiegando anche che “ci sono 4 classi da 10 alunni, seguiti da maestre specializzate, a loro volta coordinate dalle suore. Le insegnanti sono afghane, regolarmente contrattualizzate, quindi la scuola rappresenta anche una reale opportunità di lavoro per la gente del posto”.
Il futuro della scuola, spiega però il sacerdote, è piuttosto incerto: “Siamo nelle mani di Dio, perché incontriamo quotidianamente due difficoltà. Una è di natura economica: per il 2018 abbiamo il sostegno finanziario necessario, ma al momento non sappiamo se nei prossimi tre anni riusciremo a mantenere l’istituto. Quello economico, però, non è il problema più grande. L’ostacolo maggiore è riuscire a reperire il personale da mandare a Kabul: c’è bisogno di suore che abbiano una cultura vicina a quella afghana, o che per lo meno conoscano la lingua araba. E, soprattutto che siano disposte a trascorrere due o tre anni della propria vita compiendo grandi sacrifici”.
Secondo quanto riportato da p. Matteo Sanavio, attualmente a Kabul sono presenti due suore, una guanelliana proveniente dall’India e una Missionaria della Consolata dal Mozambico.
In Afghanistan, dove l’Islam è riconosciuto come religione di Stato, la presenza cattolica fu ammessa all'inizio del Novecento come semplice assistenza spirituale all’interno dell’Ambasciata italiana a Kabul, elevata a Missio sui iuris nel 2002 da Giovanni Paolo II. Oggi la missione continua ad aver base nella struttura diplomatica ed è affidata al barnabita padre Giovanni Scalese. Nella capitale afghana sono operative, inoltre, le suore Missionarie della Carità. (LF)

(Agenzia Fides 4/5/2018)

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