Riflessioni del Superiore Generale - Opera don Guanella

29° Giornata dell'Ammalato - 11 Febbraio 2021

 

Buongiorno a tutti!
L’11 febbraio di ogni anno, ormai da 29 anni, si celebra la giornata del malato. Il Papa ha voluto dare un tema tutto particolare e attuale a questo appuntamento, un tema che riflette le preoccupazioni di questo tempo di pandemia che continua a provocare tensioni, paure e morte in tutto il mondo. “La relazione di fiducia alla base della cura dei malati”. Questo tema è un invito a tutti, a stare accanto agli ammalati, a prendersi cura di loro, a sostenerli, a consolarli, ad esercitare con loro la prossimità, come il Buon Samaritano. “Servire i malati, scrive il Papa, significa avere cura di coloro che sono fragili nelle nostre famiglie, nella nostra società, nel nostro popolo...è indispensabile un servizio che guarda sempre il volto del fratello, tocca la sua carne, sente la sua prossimità fino in alcuni casi a “soffrirla” con lui cercando la promozione del fratello”.
Don Guanella è in perfetta sintonia con le idee del Papa. La sua pedagogia che ci ha lasciato in eredità prevede attenzione, cura, prevenzione, rispetto, promozione di ogni persona nella sua integralità, fiducia e ottimismo come elementi terapeutici. Nelle nostre Case queste sono le caratteristiche del nostro rapporto con gli ammalati, ma anche con gli altri: con i portatori di handicap, con gli anziani, con i profughi, i bambini in difficoltà; non sono ammalati ma con essi si usa la stessa attenzione e premura.
Perché? La nostra pedagogia risponde: “Alla luce della rivelazione cristiana ogni essere umano è fatto a immagine e somiglianza di Dio...Qui sta il fondamento e la ragione più alta della dignità che possiede, a prescindere dai condizionamenti personali e sociali che possono impedirgli di esercitare le sue capacità...Per questa sua somiglianza a Dio egli è persona, individuo unico e irripetibile, capace di amore e costituito essenzialmente in relazione con gli altri, con Dio, con gli uomini, con le cose, dotato di facoltà conoscitive e volitive...Creata e redenta in Cristo, tutta la persona umana dunque nei suoi costitutivi fondamentali porta un carattere di sacralità; sacra è l’anima e sacro è anche il corpo. Per questa dignità ogni persona, da qualsiasi limite sia afflitta, è degna di immenso rispetto ed è capace di perfezionamento, e ogni vita umana, anche la più segnata dalla malattia o da qualsiasi forma di povertà, è significativa e preziosa” (PEG n. 3).
E a coloro che vivono accanto agli ammalati e li curano, don Guanella raccomanda: “La Fiducia e l’ottimismo ci inducono a contare sempre sugli sforzi, anche piccoli, delle persone che curiamo, ad attenderne pazientemente i frutti e ad apprezzare sempre i risultati raggiunti, anche quando possono sembrare poco significativi” (REG 36). Ecco perché nelle nostre case guanelliane i piccoli risultati di una azione terapeutica o riabilitativa, ripetuta per anni, quando ha un minimo risultato, è motivo di esultanza e di grande soddisfazione. Ogni piccolo risultato per noi è motivo concreto e certo che vale la pena continuare ad amarli e servirli così, dando loro fiducia e confidando nelle loro capacità.
Grazie e auguri a tutti coloro che operano accanto agli ammalati. Ricevano il nostro sostegno, la nostra solidarietà e gratitudine di Consiglio generale. Ai miei confratelli, alle consorelle, ai cooperatori ammalati e a tutti i malati delle nostre comunità sparse nel mondo dico: Forza, coraggio! Don Guanella vedeva in voi i parafulmini che attraggono le benedizioni di Dio sulla casa. Vedete quanto siete importanti!
Che il vostro letto, la vostra carrozzella, il girello o la stampella, diventino allora cattedre di vero insegnamento per ciascuno di noi.
Auguri! Ciao a tutti e buona giornata.

Padre Umberto Brugnoni

 

Auguri del Superiore Generale per il il nuovo Anno

 

Oggi almeno una volta ciascuno di voi si chiederà o gli verrà chiesto da altri: come sarà questo 2021? Cosa ci riserva questo nuovo anno?
Domande lecite davanti ad una esperienza che inizia. Ma ci dobbiamo preoccupare? Direi non più di tanto!
Non sono un indovino o un interprete dei segni dello zodiaco, ma penso che partendo dalla nostra vita di uomini e donne di fede, possiamo avere fiducia che comunque sarà un anno positivo.
La liturgia di oggi ci presenta la solennità di Maria Madre di Dio, una mamma che presenta il suo figliolo come novità di vita all’umanità. E un bambino è sempre segno, simbolo di speranza, di riuscita, di vita nuova che prende il via, cresce e si sviluppa nel tempo. Ci vuole solo pazienza! Chi si sentirebbe di non augurare ad un bimbo appena nato giorni, mesi, anni di felicità? di realizzazione? di pace?
Quel bimbo appena nato siamo ciascuno di noi che oggi inizia a percorrere un pezzo di cammino nuovo della sua vita. La Sacra Scrittura oggi ci augura: “Ti benedica il Signore e ti custodisca. Il Signore faccia risplendere per te il suo volto e ti faccia grazia. Il Signore rivolga a te il suo volto e ti conceda la pace”.
Don Luigi Guanella è sempre stato positivo negli auguri all’inizio dell’anno. Pur avendo tanti fastidi, dispiaceri e preoccupazioni nel cuore, rivolgendosi alla sua famiglia religiosa in questa occasione, ha sempre una visione di speranza e di fiducia per tutti, legge al positivo le vicende. E quando nel 1915, l’anno della sua morte, imperversava ancora la guerra, don Guanella pronto, si rivolse a Dio per chiedere il dono della pace, con quella confidenza che gli era propria quando parlava con il Signore: “Re pacifico, affrettiamo con i voti la sospirata pace. Dal vostro cuore divino irradiaste nel mondo la carità perché, tolta ogni discordia, regnasse fra gli uomini soltanto la pace…Pietà vi prenda di tante madri angosciate per la sorte dei figli, pietà di tante famiglie orfane del loro padre, pietà della misera Europa, su cui incombe tanta rovina…ispirate ai popoli consigli di mitezza, componete i dissidi che lacerano le nazioni, fate che gli uomini tornino a darsi il bacio della pace, voi che a prezzo del vostro sangue ci rendesti tutti fratelli”.
Nel giorno di preghiera per la pace nel mondo invito a far nostre queste parole di don Guanella per tutte quelle nazioni che ancora sono in guerra, per quei Paesi dove la persona umana non è rispettata nella sua dignità di creatura di Dio, ma è sfruttata e abusata, per quei Paesi dove il guadagno economico, anche illecito, ha preso il sopravvento sui valori più elementari del rispetto e della convivenza umana. Diamo voce a chi non ha voce, questa sarà la sfida più importante e necessaria che tutti dobbiamo raccogliere e vivere per rendere questo nuovo anno ricco di valori e di umanità.
Come sarà, dunque, questo nuovo anno 2021? Se stiamo con Dio sarà sicuramente tempo di grazia e di promozione della pace. Buon Anno a tutti!

(Fonte:"Un mese con Don Guanella" - Puntata Speciale - www.donguanella.net)

 

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Alle nostre Sorelle, Figlie di Santa Maria Madre della Divina Provvidenza

 

Care Sorelle in occasione della Solennità della nostra Madonna, Madre della Divina Provvidenza, vi giunga il saluto e il ringraziamento di tutti i Servi della carità, vostri Fratelli.
E’ la ricorrenza annuale della Festa della Madonna amata, venerata e imitata dal nostro santo Fondatore e quest’anno, più che mai, vogliamo ricorrere a Lei perché ci aiuti a guardare con più fede e amore alla Divina Provvidenza incarnata che Lei tiene tra le braccia.
Questi tempi così tristi e causa di paure e di arrendevoli comportamenti anche a livello spirituale e cultuale, ci risanino a partire dallo spirito, a curare l’anima prima e poi il corpo, a non confondere le priorità nella nostra esistenza di consacrati.
Per questo, insieme con tutte voi, innalziamo alla nostra Patrona, l’invocazione di liberarci dal male, da qualsiasi male dello spirito e del corpo.
Giustamente il santo nostro Fondatore nel Regolamento interno del 1899 ci esorta: “Dopo che nel divin Cuore, la fiducia nostra è riposta nel Cuore Immacolato della Vergine Madre di Gesù Cristo, che noi chiameremo sempre nostra Mamma, tutta buona e tutta clemente”(SpC 1021, R. FsC).
Le nostre Costituzioni al n. 6 descrivono quale deve essere il dono che i Servi della carità devono offrire alla Famiglia guanelliana: “…Noi portiamo a tutta la famiglia il dono del presbiterato, offrendo un contributo specifico di stimolo all’unità e di sostegno alla comune vocazione”.
Nella Messa vi ricorderemo, allora, tutte perché trionfi l’unità tra di voi e con noi e con i Cooperatori e ciascuno si adoperi il più possibile, anzi oltre il possibile, perché la fedeltà al dono del carisma sia manifesta e coerente nella testimonianza di tutti.
Sono tempi difficili anche per la vostra Congregazione. Il covid vi ha costrette a tanti rimandi nella programmazione del vostro cammino; vi ha provate con la morte di tante consorelle e, come a noi, con le difficoltà gestionali di tante Case dei nostri Beniamini. Anche per voi mancano le vocazioni alla vita religiosa guanelliana e cresce sempre più il numero delle consorelle della terza età, generose sempre, ma non più autosufficienti per la missione.
Coraggio! Non spaventatevi! Abbiate sempre fiducia in quella Divina Provvidenza che vede e provvede. Insieme siamo chiamati a portare il peso delle croci che ci assillano, ma con nel cuore la serenità che era di Maria nei momenti di dolore e di prova della sua vita di madre.
Vi auguriamo una solennità della nostra Madonna piena di consolazioni e di speranze.
E’ Dio che fa!, ci diceva il Fondatore. A noi tocca, come Maria, dire solo: fiat!
Auguri e Grazie per tutto quello che avete fatto e fate anche per noi, vostri Fratelli.
La Madonna della Provvidenza aiuti tutti a “mostrare con i frutti di zelo che solo la Carità di Gesù Cristo è tesoro celeste e vera medicina alla infermità umana e provvidenza alle miserie crescenti” (SpC 1148 (R.SdC 1905).
Buona Festa della Provvidenza!

Roma, 12 novembre 2020 - Maria Madre della Divina Provvidenza

Padre Umberto e i SdC

 

 

Omelia Festa del santo Fondatore – 24 ottobre 2020

 

Omelia Festa del santo Fondatore – 24 ottobre 2020 San Giuseppe al Trionfale Roma

IL MONTANARO// Strenna valtellinese nell’anno 1886

 Le motivazioni della scelta del tema che vi presento:

-Siamo in una comunità parrocchiale all’inizio di un anno pastorale nuovo;
-C’è stato l’avvicendamento del vostro parroco e don Tommaso ha appena iniziato ad essere per voi pastore a nome di Cristo, il grande e vero Pastore del popolo di Dio.
A). Come primo augurio prendo spunto da una Operetta scritta da don Luigi Guanella nel 1886, intitolata “Il Montanaro”.
Tre flash della vita di don Guanella, sacerdote pastore delle anime.

1). Il momento in cui il giovane Luigi Guanella, figlio del montanaro Lorenzo, comunica al Padre la volontà di farsi sacerdote: “Padre io voglio farmi prete” or eccolo che superati molteplici ostacoli finalmente esclama: “Sono a Dio mercé, quel desso per cui attesi, sacerdote in eterno, il Signore sia benedetto! Fui pastore di pecore ed ora lo sono di un popolo” Popolo mio, popolo mio, prega per il pastor tuo”.

• La preghiera del popolo santifica il pastore. Se volete bene al vostro pastore, ai sacerdoti che stanno in mezzo a voi, dovete pregare per loro, raccomandarli a Dio ogni giorno.

2). Nella operetta don Guanella fa un salto piuttosto lungo nel tempo e si descrive, quasi come in una autobiografia, con le caratteristiche proprie del pastore secondo il suo pensiero e il suo cuore. “Tu il scorgi testé, biancovestito con stola fiammante al petto, tenente nella destra il libro della vita e della morte: “Popolo mio, che vuoi tu se Dio mi fece grande? Applaudiamo allo Altissimo con voce unisona, con affetto angelico. Perché io voglio essere angelico nel costume, voglio essere spada di fuoco nel ministero santo, e questo libro segnato con molti suggelli io lo voglio far scoprire tutto ai giovinetti ed agli adulti, ai figli come ai padri, agli sposi egualmente che alle spose”. E più avanti continua: “…Lasciatelo fare il sacerdote, ché egli tratta interessi nostri e della umanità con Dio. Non scorgete con quanto ardore ci provvede di beni spirituali? Egli è tal personaggio cui Dio aiutalo. Lasciatelo fare. Ci dischiude la vera fonte dei beni temporali ed eterni”.

• Il protagonista della vita del prete è Dio, non il prete! Il prete pastore, secondo don Guanella, ha il compito:
- di essere angelico nel suo modo di vivere, trasparente, tutti vi possono leggere
-deve essere spada di fuoco nel suo servizio ministeriale
-annunciatore del Vangelo a tutte le persone che incrocerà nella sua vita.
• Qui sta tutto il significato del prete pastore alter Chistus! Come il popolo d’Israele per Cristo, così la porzione del popolo di Dio che viene affidata ad un pastore deve essere luogo sacramentale della sua santificazione, evangelizzazione, testimonianza di carità. L’unità tra popolo e pastore è fondamentale, garanzia di santificazione.

3). Un terzo salto molto lungo della sua vita. Arriva al termine, al momento della sua morte, alla fine della sua esistenza e guardando indietro negli anni passati, don Guanella sente il bisogno di esclamare: ”E quando curvo sotto il peso degli anni, e che accasciato nella persona e tremante nelle membra si farà innanzi ai nipoti nostri, ei dirà: “Vi ho amati nella carriera del mio vivere, vi amo testé che muoio. Io non ho famiglia e non ho parenti all’infuori di voi. A voi diletti io consegno il mio corpo e con il corpo le sostanze qualsiensi che Dio mi pose in mano.” Mentre egli dirà, tanti cuori staranno trepidanti, e all’atto che benedicendo discenderà nella tomba, si eleverà un grido di pianto e gemiti che dicono: “O padre e pastore pio, perché ci avete lasciato orfani e desolati? Ma egli non sarà più e vi guarderà dal cielo e vi aiuterà di lumi ancor più, e farà intendere quello che egli è, ministro di pace, padre dei popoli e sacerdote che salva le anime. Il sacerdote continua quaggiù l’opera del divin Salvatore. Chi oserà contraddirlo? Lasciatelo, ché egli sen viene per benedire tutti”.

• L’amore per il popolo suo è il valore-sacrificio più grande che Dio chiede ad un sacerdote pastore
• Come vorrei anch’io augurare a voi e al vostro nuovo parroco questa comunione profonda, questa unità che nessuno e niente potrà scalfire e distruggere.

B). Come secondo augurio vorrei riprendere il tema della mia lettera ai confratelli Servi della Carità in questo giorno di Festa del Fondatore. Il titolo è: Ripensare la santità della nostra vita a partire dalla nostra umanità. Don Guanella non un bronzo che risuona o un cembalo che tintinna, ma un uomo che aderisce ad un progetto di Dio e concretizza la sua santità attraverso il suo vivere quotidiano fatto di semplicità e piccoli passi. Visse prima una umanità attenta e premurosa che piano piano lo condusse ad una santità e perfezione inestimabili.
Nel Regolamento ai SdC del 1910 scrisse: “Certamente ognuno è obbligato a osservare la Regola con puntualità, secondo il grado di conoscenza che ne apprende, secondo il grado di virtù che può possedere e, più di tutto, secondo il grado di grazia che può ottenere da Dio” (C n.149).
Stupendo: tutti siamo chiamati alla perfezione della carità, che è poi la santità, ma ognuno a suo modo, con i doni e la grazia ricevuti. Non c’è un solo modo di essere santi, un tracciato unico, ma ce ne sono tanti quanti sono gli uomini sulla terra. Ognuno ha il suo. La santità è per tutti e tutti, indistintamente, possono accedere ad essa, basta volerlo e vivere i doni ricevuti da Dio. Non tanti sant’ Antonio, san Giuseppe, san Luigi Guanella; basta un sant’Antonio, un san Giuseppe, un san Luigi Guanella, ma legati a loro ognuno può aggiungere il suo nome, la sua vita e renderla santa vivendo umanamente bene. E’ l’augurio che san Luigi Guanella fa a ciascuno di voi questa sera in questa chiesa: sii uomo, donna impegnati a mettere in pratica i regali che Dio ti ha fatto e anche tu, come me, potrai essere santo!

Grazie don Guanella per questo messaggio così ricco, consolante e stimolante per la nostra vita di cristiani.

Sia lodato Gesù Cristo!

24 Ottobre 2020 - Dal Superiore Generale

Cari confratelli,
Nell’imminenza della Festa liturgica del nostro santo Fondatore, don Luigi Guanella, insieme agli auguri per una celebrazione devota e ricca di inventive che ognuno di voi porrà in cantiere nella sua comunità e missione, vorrei raggiungervi anche con una esortazione, che sembrerebbe scontata, ma è quanto mai urgente invece per il tempo nel quale viviamo, tempo di verifica, alla luce della santità del nostro Padre Fondatore, della nostra santità personale e comunitaria. La Chiesa da tempo, e papa Francesco in modo tutto particolare, ci sta spronando a ripensare la santità della nostra vita di consacrati a partire dalla umanità; ad abbandonare metodi, comportamenti, segni che oggi risultano incomprensibili alle persone con le quali viviamo, a rivestire il nostro stare presenti nel mondo degli uomini e delle donne di oggi, di caratteristiche che possono diventare un percorso comprensibile e fruibile per il nostro tempo e siano in grado di dare risposte valide all’attuale domanda di senso che alberga nel cuore dell’umanità.
Certo molti si meraviglieranno: ma come non vale più lo stile di vita consacrata dei nostri padri? Quella che stiamo offrendo, magari anche con fatica e tante delusioni alla gente di oggi? La risposta, anche se fa male, è no! Non è più sufficiente, occorre adeguarla ai bisogni dell’uomo di oggi perché sia una risposta, un orientamento, un tracciato per la loro santità. Non basta più nel modo che si è sempre vissuto la missione della vita consacrata, non basta continuare a parlare un linguaggio di segni, di comportamenti, di idee che la gente oggi non comprende più. Anche noi, come gli altri istituti religiosi, dobbiamo essere capaci di annunciare con la nostra vita che siamo sempre e più che mai con don Guanella, ma non come don Guanella. Il mondo oggi richiede da noi altri messaggi e la povertà di risposte vocazionali anche nelle nostre Province, ormai in tutte, si inizia, infatti, a riscontrarla anche in Africa, in India, dove fino ad ora sembrava che tutto stesse procedendo bene, potrebbe anche essere motivata da questa incomprensione di linguaggio tra noi e l’uomo di oggi.
Vi accenno solo i risultati propositivi di uno studio su questo tema che la rivista Testimoni di ottobre ha ospitato sulle sue pagine come “Nuove prospettive di vita spirituale”. Lascio a voi la lettura di analisi e di confronto nelle rispettive comunità, e lo ritengo un dovere anche per noi guanelliani, e mi limito a riportare i consigli conclusivi per tentare un dialogo comprensivo con la gente di oggi. In Italia con la legge del Terzo settore1 stiamo studiando le modalità nuove di come gestire le opere e le strutture. Sono convinto che sia una occasione propizia per partire dalle nostre comunità religiose in questa reimpostazione della nostra missione di consacrati. Chiedo al Fondatore che come regalo nella sua festa ci dia la capacità di credere necessario questo cambio e di dare il nostro contributo, anche piccolo, perché ciò avvenga anche nella sua congregazione.

Connotazioni di un nuovo paradigma di santità:

1). Incontrare le persone nelle loro strade. Papa Francesco ci ha invitati più volte: “uscite” per poter “incontrare”. “Questo sta a dire che oggigiorno sono attrattive quelle forme discepolari che portano a essere integrati fra la gente, facendo posto a nuovi temi della vita, della felicità, libertà, vulnerabilità, sensibilità, tenerezza, con modelli di comunione che assumono le caratteristiche e i valori umani e religiosi del territorio in cui ci si colloca” (M.D. Chenu). A partire da questa condivisione alla Vita Religiosa è data la possibilità di attualizzare il suo irrinunciabile ruolo all’interno del popolo di Dio.

2). Ritenere la spiritualità un laboratorio di umanità riuscita. Spirituali sono allora quelle forme di vita che a partire dal Vangelo portano ad essere persone dal cui modo di vivere traspaia che credere non è farsi imbrigliare l’umanità, la vitalità, la bellezza, la spontaneità ma semmai farle esplodere in pienezza.

3). Avere capacità di suscitare un atteggiamento di stupore e meraviglia. Come la prima comunità di Gerusalemme. Dobbiamo saper aiutare la gente a rimuovere l’idea che le virtù vitali siano il mettersi da parte, la sottomissione, l’ascetica dolorifica, il disprezzo dei beni, la paura di amare, la rigidità legalista. Non è la distruzione dei valori sui quali è cresciuta la nostra formazione, ma il renderli accettabili attraverso uno stile di vita serena, che infonde meraviglia, stupore, interesse e non genera paura e incapacità di imitazione perché troppo lontana e difficile alla comprensione del giovane di oggi. Accompagnare con l’esempio mi sembra il verbo più adatto.

4). Ideare spazi di ospitalità dei nuovi temi della vita. Ad esempio, quelli della felicità, della libertà, della sensibilità e nello stesso tempo indicare alla gente alcune delle virtù sociali più urgenti, quali responsabilità, giustizia, salvaguardia del creato, tolleranza, pace. Sono temi che il Papa invoca spesso. Quale sostegno stiamo dando noi guanelliani con la nostra vita di consacrati e la nostra missione di buoni samaritani su questi temi proposti a tutta l’umanità dalla chiesa?

5). Essere rivoltosi lì dove si gioca la famiglia, l’educazione, la carità, la promozione della persona, la politica, l’economia, ovunque si gioca la salvezza non solo delle persone ma anche delle istituzioni. È quanto Papa Francesco chiede oggi alla Vita Religiosa. Forse nella nostra storia di congregazione generalmente non abbiamo mai coniugato questo aspetto, abbiamo sempre preferito essere uomini di pace, di tranquillità, di attesa del sereno. Ma i profeti che sono stati “voce forte” del Vangelo a fianco dei poveri ogni tanto sono sorti anche tra i guanelliani. Vi ricordo don Antonio Ronchi, che nel profondo del Cile ha smosso le montagne per far sentire la voce degli ultimi ai grandi della storia e a suo modo ha sempre ottenuto risposte e attenzione.

Certo queste caratteristiche non significano buttare all’aria il nostro carisma originale, certamente no! Ma se le nostre comunità fossero davvero aperte al territorio dove sono collocate e offrissero nella testimonianza personale e comunitaria disponibilità a queste provocazioni esterne, senza ritenere che per noi basta quello che facciamo all’interno dei nostri servizi, penso che questo risveglio che tutti si augurano della Vita Religiosa ricomincerebbe a risplendere anche nella nostra Congregazione.
Nella visita canonica e nelle visite alle comunità fatte in questi due anni ho notato già dei tentativi belli e significativi di far germogliare qualcosa di nuovo. Avanti con decisione e buona volontà! La chiesa ci sta dicendo che questa è la strada giusta per vivere il nostro carisma, attuale più che mai, perché dono di Dio a servizio dell’uomo di oggi.

Colgo l’occasione per ringraziare ciascun confratello per la sua testimonianza e impegno a vivere il carisma e la missione guanelliana. Grazie confratelli a nome del Fondatore!
Grazie ancora a tutti per quello che farete ancora, auguri a voi, alle Suore e Cooperatori, ai vostri collaboratori e a chi popola le nostre Case riponendo la fiducia in noi.

Buona Festa di don Guanella! Sia lui a benedirci e sostenerci con la sua protezione.

 

 

 

 

 1. Il terzo settore si compone di soggetti organizzativi di natura privata che, senza scopo di lucro, perseguono finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale promuovendo e realizzando attività di interesse generale mediante forme di azione volontaria e gratuita o di mutualità o di produzione e scambio di beni e servizi.

 

 

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Ai confratelli dell’India operanti in Patria e nei cinque continenti

 

Confratelli carissimi della nazione indiana,
come lo scorso anno, anche quest’anno, in occasione della Festa dell’apostolo Tommaso, la cui memoria tocca le origini del cristianesimo nella vostra terra, vorrei rivolgervi un saluto.

Anzitutto un saluto di gratitudine, visto che ormai siete l’unica nazione della Congregazione presente nei cinque continenti, oltre a quella italiana che è la nazione della terra di fondazione.
Grazie per la generosità con cui accogliete l’invito ad annunciare il Vangelo in tutta la geografia della nostra famiglia religiosa, affrontando culture, lingue, tradizioni, abitudini, climi e alimentazione distinti dal vostro abituale ritmo e stile di vita.
Davvero dico grazie per il servizio che prestate alla vita di tante comunità.
Sono consapevole delle difficoltà che spesso incontrate, di qualche umiliazione e anche del sacrificio che suppone la distanza da casa, ma continuamente mi arrivano le soddisfacenti notizie sul vostro inserimento, sul vostro ministero e sulle piccole vittorie che registrate nella crescita personale verso la santità.

Poi un saluto di riflessione, invitandovi a meditare sul percorso umano che Tommaso ha dovuto realizzare, almeno per come emerge dai Vangeli.
Faceva parte di un gruppo dove vi era gente del nord e gente del sud, cioè nativi della Galilea e della Giudea, vi erano persone di diverse linee politiche visto che alcuni erano amici dei romani dominatori, come Matteo, e altri nemici agguerriti di Roma, come Simone che apparteneva alla banda degli zeloti. Poi diversità di carattere come gli impulsivi ‘figli del tuono’, Giovanni e Giacomo, e proprio lui Tommaso, più riflessivo e concretamente razionale. Senza contare la diversità di mestiere e di condizione familiare, essendo alcuni liberi e altri sposati, le differenze di approccio al Maestro.
Cosa voglio dire? Hanno fatto unità in Gesù e su Gesù e le loro differenze sono diventate una ricchezza, colori diversi dell’unica Chiesa delle origini.
Immagino la fatica di Tommaso per vivere la comunione con personaggi come Paolo, Pietro, Giovanni...diversi anni luce per carattere e per caratteristiche.
Vorrei invitarvi ad approfittare delle vostre differenze geografiche, culturali, sociali, familiari, per comporre nell’unità le nostre comunità. Cercate di fare una vera guerra contro ogni tipo di divisione, sarebbe aprire la porta al Nemico che si diverte a metterci gli uni contro gli altri. Don Guanella diceva che la regola d’oro per noi sia il vincolo della carità. Al di sopra di tutto, delle idee, delle visioni, dei gusti, delle preferenze.


Infine un saluto di esortazione.
Dopo l’entusiasmo dei primi trenta anni della vostra storia, e don Piero Lippoli sta terminando di ricostruirla in un libro, è normale il rischio di sedersi un poco, di vivere di rendita, di essere meno slanciati nella virtù e nello zelo per la missione.
Penso alla preoccupazione per le case (creatività nella missione e alla cura necessaria degli edifici), penso alla proposta vocazionale (siete tanti e giovani e credete di non avere bisogno), penso alla povertà tipica della vita guanelliana (non vivete più le precarietà delle prime fondazioni).
Ma penso anche allo slancio verso la missione. Non vi fate appesantire troppo in questo slancio dai legami familiari e dal richiamo della vostra terra, visto che un giorno avete preferito Cristo a ogni legittimo amore. A Cristo va dato sempre di più, va dato tutto!

Vi aspettano cose meravigliose.
Per l’età, per il numero, per le qualità voi potete fare molto di più dei vostri padri.
Come superiore generale credo di doverlo chiedere, per non rimproverarmi un giorno di aver taciuto. Altre Province non hanno le possibilità che voi avete, ne siete responsabili di fronte al futuro.

San Tommaso interceda sui vostri passi di ieri, di oggi, di domani.
Non dimenticate mai quanto ardeva il cuore del Fondatore nel sognare di andare ad annunciare il Vangelo ai confini del mondo.
Voi oggi potete fare quello che lui avrebbe fatto e molto di più e anche meglio! Auguri!
Vi sono vicino con la preghiera, la stima e l’affetto fraterno.
Buona festa di san Tommaso!

Roma, 2 luglio 2020

Padre Umberto

Omelia del Superiore generale per le Professioni perpetue nel Teologato di Roma

 

Interpelliamo la Parola che abbiamo insieme ascoltato perché ci suggerisca qualche riflessione per la nostra celebrazione di questa sera.
         Nella prima lettura ci è stata presentata la testimonianza di Paolo, vecchio, in procinto di essere portato (costretto dallo Spirito) a Roma, ma ben animato dalla convinzione che questa è la volontà di Dio. E’ meravigliosa la sintesi che Paolo può fare della sua missione dopo la conversione: “Ho servito il Signore con tutta umiltà, tra le lacrime e le prove.. non mi sono mai tirato indietro da ciò che poteva essere utile, al fine di predicare a voi e di istruirvi…testimoniando la conversione a Dio e la fede nel Signore”. Sembrerebbe finita con queste esperienze forti la sua missione, ma, dopo questa analisi, egli intende continuare: “Lo Spirito santo mi attesta che mi attendono ancora catene e tribolazioni”. Per questo non ritiene finita la sua corsa anzi proclama solennemente che essa finirà solo quando “avrò condotto a termine il servizio che mi fu affidato dal Signore Gesù, di dare testimonianza al vangelo della grazia di Dio”.
         Gesù, prima ancora di Paolo, offre, nel Vangelo, la medesima testimonianza in riferimento alla sua vita e alla sua missione. E’ direttamente il Padre il principio, lo sviluppo e la conclusione della sua missione. E’ solo per obbedienza e amore al Padre che Gesù è stato disposto a fare tutto quello che ha fatto nella sua vita.
Ed ora al termine c’è in Gesù evidente e marcata la responsabilità che quanto ha comunicato ai suoi discepoli non vada perduto, non cada nel nulla per la debolezza e la fragilità dei suoi discepoli. Ecco, non si sente di lasciarli soli perché sono ancora inesperti, deboli nella fede, sì lo hanno seguito ma fino a che punto con convinzione? e allora, in questo discorso sacerdotale, che è il suo testamento, chiede al Padre di prenderli Lui a cuore, di usare con i suoi lo stesso metro di misura usato con lui. ”prego per coloro che tu mi hai dato, perché sono tuoi….io sono glorificato in loro”.
Quale insegnamento per voi confratelli che questa sera fate la professione perpetua o per voi che questa mattina avete rinnovato la vostra consacrazione ancora per un anno? Quale insegnamento e reazione conseguenziale per noi qui presenti religiosi/e e laici dopo l’ascolto di questi esempi che la Parola ci ha offerto?

Proviamo ad esporre due deduzioni:
1) Gesù, Paolo, don Guanella: modelli non solo da guardare, ma soprattutto da seguire, da riprodurre, certo con qualità diverse, quelle di ciascuno di noi, ma certamente con questa matrice ben delineata questa sera nella Parola proclamata; è la più sicura e certa!
La vita religiosa è un essere messi a parte, riservati per il Signore. Lo abbiamo ascoltato più volte in questo tempo pasquale da parte dello Spirito. Non siamo come gli altri, non perché siamo diversi dagli altri, perché siamo più originali, più bravi, più intelligenti, con più doti e qualità, no, certamente! ma perché è diversa la chiamata che ci è stata rivolta, quella che voi questa sera, dimostrate di aver preso sul serio come invito pressante che vi ha indotti a una decisione definitiva.
Riservati al Signore perché fondamentalmente peccatori, come Paolo il persecutore, come Pietro il rinnegatore, peccatori ma riconciliati, risanati dalla chiamata del Signore, rimessi in piedi continuamente dalla sua grazia, pur mantenendo dentro tutta la contraddizione umana che poi incrociamo giorno dopo giorno, nel tremendo quotidiano. Ma la meta è chiara; sappiamo bene dove dobbiamo arrivare prima o poi: essere come lui, identificarci a lui, perderci in lui. “Non sono più io che vivo, è Cristo che vive in me!”. Allora non perdenti, non sconfitti, ma battaglieri, soldati di Cristo, si diceva una volta nella teologia della Confermazione.
Il n 18 di VC afferma: “Il Figlio, è la via che conduce al Padre, chiama tutti coloro che il Padre gli ha dato a una sequela che ne orienta l’esistenza. Ma ad alcuni, le persone di VC, appunto, egli chiede un coinvolgimento totale, che comporta l’abbandono di ogni cosa, per vivere in intimità con lui e seguirlo dovunque egli vada”.
E poco prima nel numero 17 parlando della vocazione alla VC come tutta una iniziativa del Padre, delinea senza mezzi termini e con estrema chiarezza gli ambiti entro i quali si deve giocare questa vocazione: dedizione totale ed esclusiva, consacrazione di tutto, presente e futuro, nelle sue mani. (VC 17).
Il che vuol dire che siamo chiamati, e con la professione noi diciamo che ci stiamo, che siamo d’accordo, quindi che non subiamo, ma aderiamo liberamente, vuol dire che poi non possiamo sederci continuamente a considerare se vale la pena continuare o tornare indietro, se vale la pena dare davvero tutto o tenerci qualcosa per noi. La tentazione c’è, e verrà anche per voi come è venuta tante volte per me e per chi è qui presente questa sera accanto a voi. Può darsi anche che cediamo sotto la pressa della tentazione, della prova, che hanno tutto il desiderio di schiacciarti, opprimerti, rendere inutile ogni tuo gesto di bene, ma, confratelli, vietato stare a terra, perseverare in quella posizione che in quel momento ti può anche sembrare lecita, giusta, motivata, ma che poi in seguito, quando ti sarai rimesso in piedi non ti risulterà che tradimento d’amore di cui vergognarti.
In noi, grazie allo Spirito c’è tutta la forza del peccatore riconciliato, c’è tutta la gioia, la serenità, non sempre capita dagli altri, di colui al quale molto è stato perdonato per cui molto si sente di amare e gioire, essere grato, superando il condizionamento di quello che c’è stato prima. Avete conosciuto nello studio della teologia un Pietro, un Paolo, un Agostino, gli Apostoli e tanti altri dopo la conversione. Totalmente altre persone!
Coniugate bene allora questa sera nel silenzio del momento solenne nel quale vi prostrerete a terra queste due vincolanti parole, fondamento della costruzione della vostra vita, che da questa sera riceverà uno smalto tutto nuovo: sono totalmente di Dio sono esclusivamente di Dio!

2). Vi capita, grazie al coronavirus, di emettere la professione perpetua e ricevere il dono del sacro diaconato nella settimana della Pentecoste, alla conclusione del lungo cammino post-pasquale e nell’imminenza di accogliere il dono della missione che lo Spirito porta con sé, direttamente dal Padre. Amate, cari confratelli, lo Spirito Santo, ascoltatelo, accoglietelo nella vostra vita: è garanzia di riuscita. Da soli non ce la possiamo fare, con Lui invece tutto è possibile!
Sempre il documento VC al n. 19 ci descrive tutta la importanza e la necessità di stare con lo Spirito, di fare un tutt’uno con Lui: “E’ lo Spirito che suscita il desiderio di una risposta piena, è lui che guida la crescita di tale desiderio, portando a maturazione la risposta positiva e sostenendone poi la fedele esecuzione, è lui che forma e plasma l’animo dei chiamati, configurandoli a Cristo casto, povero e obbediente e spingendoli a far propria la sua missione. Lasciandosi guidare dallo Spirito in un incessante cammino di purificazione, essi divengono, giorno dopo giorno, persone cristiformi, prolungamento nella storia di una speciale presenza del Signore” (VC 19).
Cari confratelli: Che saremmo noi consacrati senza lo Spirito? Nulla!
E invece con Lui siamo: “prolungamento nella storia di una speciale presenza del Signore”. Quale è questa speciale presenza se non quella carismatica, quella che il nostro santo Fondatore ha colto nella intimità con il Signore e ci ha trasmesso come eredità spirituale ricca, meravigliosa, sicura, sgorgata dal cuore stesso del Padre. L’esempio di don Guanella diventi occasione di verifica e stimolo continuo a vivere bene la nostra vocazione, ripetendoci continuamente che essa è sgorgata dal cuore di Cristo, merita, dunque, attenzione, cura e rispetto.
Diventate religiosi guanelliani per sempre in questo Centro dell’Opera don Guanella, cittadella della carità, come l’ha definito san Giovanni Paolo II nella sua visita pastorale, che celebra quest’anno 100 anni della sua nascita. Avete in questi anni o in questi mesi della vostra presenza qui a Roma visto, incontrato, conosciuto e amato i ragazzi di questo Centro. Di alcuni ne avete sentito parlare tanto perché sono stati capolavori dell’amore di Dio in mezzo a noi, testimoni di quanto si può amare, essere gioiosi pur su un lettino o una carrozzella di sofferenza. Ora ritornerete nella vostra Patria, in quella terra nella quale Dio vi ha cercato, vi ha scelti singolarmente, vi ha voluti per Lui, per affidarvi una missione specifica: essere prolungamento del suo amore di Padre per gli ultimi. Ricordatelo sempre: don Guanella ha letto nella chiamata di un guanelliano questa premura, questa attrazione profonda, questa passione caratteristica: “il più abbandonato di tutti, quello che gli altri hanno rifiutato, accoglietelo voi, mettetelo a mensa con voi, perché questi è Gesù Cristo”.
Quell’ideale che proprio come oggi, 154 anni fa si concretizzava nel Fondatore: “Voglio essere spada di fuoco nel ministero santo”, diventi anche il vostro proposito di religiosi guanelliani.
Voglio essere: chiaramente è un atto di volontà, non un pio desiderio del momento; è un progetto di vita, non un sogno esaltante di una tappa sublime della vita ; è un giuramento di fedeltà al Dio che proprio nella fedeltà gioca tutto di se stesso e non viene mai meno, non si smentisce.
Ecco così vi pensiamo, così vorremmo incontrarvi negli anni futuri, nella missione che vi aspetta e non solo in India o in Africa, o in Italia, ma nel mondo intero dove Dio abita, vi chiama e ha bisogno di voi. Fissate bene nella mente che a Lui e non al superiore di turno dovete obbedire, a Lui date la disponibilità per il mondo. Noi superiori passiamo, Lui resta fedele sempre, “sarò sempre con voi”, chiama sempre, ricompensa sempre! Così vorremmo che di voi possa dire la gente che assaporerà il vostro ministero: questo religioso continua nella sua vita l’esempio del suo fondatore, l’esempio del suo maestro, Gesù, il risorto! Ce lo rende presente con la sua vita!
Cari confratelli, a nome di tutta la Congregazione, di tutta la Famiglia guanelliana sparsa nel mondo, a nome dei vostri familiari presenti spiritualmente questa sera nella nostra chiesa del Buon Pastore, a nome di tutti i poveri, gli ultimi delle nostre case sparse nei cinque continenti: grazie per aver aderito alla chiamata del Signore. Bravi! Complimenti!
E Auguri: Siate guanelliani fedeli, sulle orme del nostro santo Fondatore, lieti che Dio abbiamo guardato e scelto voi e desiderosi di dare il meglio di voi stessi perché la Sua carità trionfi sempre nel cuore di ogni uomo. Buon cammino!

Padre Umberto

 

Pentecoste 2020

Cari Confratelli,
in questa solennità di Pentecoste il Consiglio generale intende far giungere a ciascuno di voi il proprio saluto e l’augurio di una solida salute, in questo tempo ancora di pandemia, e quello di una ricca esperienza spirituale con il grande dono dello Spirito che ci viene dato.
È un mese, questo di maggio che finisce, che ha visto e toccato con mano quanto la Provvidenza del Padre non ci ha abbandonato, ma pur nelle difficoltà e sofferenze a causa del covid-19, ci ha fatto assaporare doni di predilezione e di grazia infiniti.
Proprio in questi giorni abbiamo avuto molti nuovi religiosi guanelliani che hanno professato per la prima volta o in perpetuo: Asia (India, Filippine, Vietnam), America Latina, Africa, Italia. Il Buon Dio ci sta benedicendo con la presenza ancora numerosa di seminaristi e chierici nelle nostre Case di formazione che hanno in questi giorni rinnovato la loro consacrazione a Dio per un anno e hanno celebrato le tappe dei Ministeri del Lettorato e dell’Accolitato.
La protezione del Signore si è estesa a tutta la geografia della nostra Congregazione preservandoci dal contagio del coronavirus. Tutti i confratelli, pur con diversi contagiati per la loro presenza attiva nelle case della nostra carità, sono guariti o in fase di guarigione. Certo abbiamo avuto tra i nostri ospiti, specie in Italia, molti morti, e per loro abbiamo elevato a Dio la preghiera del suffragio e l’invocazione della misericordia divina.
Ancora una volta permetteteci di ringraziare tutti coloro che si sono prodigati in questo tempo di calamità. Un grazie ai Padri Provinciali per il coordinamento e il sostegno che hanno garantito a tutte le comunità, grazie a tutti voi confratelli in prima linea nelle Case e Centri. Che bella testimonianza avete saputo dare a noi e al mondo con la vostra fedeltà, nonostante le misure che avete dovuto applicare, nelle relazioni con i nostri ospiti. Un grazie a tutto il personale, sia assistenziale che tecnico-amministrativo delle nostre Case, ai volontari per la vicinanza e condivisione di responsabilità che ci hanno fatto sentire in questo momento così preoccupante. Un grazie vogliamo dirlo anche alla Associazione ASCI e ai benefattori che non ci hanno lasciato mancare anche il loro sostegno economico in questo momento di necessità.
Ora piano piano si sta riprendendo la nostra vita e attività normale, portiamo evidenti i segni del passaggio della pandemia sia nello spirito, come memoria di un tempo di prova, di solitudine, di morte, sia a livello di un calo numerico di ospiti che ha prodotto una diminuzione degli introiti ordinari, e un incremento delle spese per le procedure igienico sanitarie richieste soprattutto ora nella gestione delle nostre strutture. Molte delle nostre Case sono in grave difficoltà economica per queste conseguenze che il coronavirus ha introdotto nelle nostre istituzioni. Non sarà facile risollevarsi da questa situazione.
Coraggio confratelli! Non perdiamo la speranza proprio in questo momento liturgico nel quale il Signore mantiene la promessa di inviare in mezzo a noi il Paracleto, lo Spirito consolatore, ma anche creatore e rinnovatore secondo le logiche del Vangelo. Affidiamoci a Lui anche nella ricerca, nello studio e riflessione comune che in questi tempi bisognerà mettere in campo per capire e affrontare nel migliore dei modi la situazione difficile che ci accompagna. Non risparmiamo tempo ed energie per questo studio, pronti anche ad assumere con coraggio le conseguenze conclusive anche quando queste comportino sacrifici, cambio di mentalità e di impostazione nella gestione futura delle nostre Opere.
Il bene che stiamo facendo nelle nostre Case di carità è rivolto ai più deboli, vulnerabili, spesso ultimi della società, prediletti dalla Divina Provvidenza, ci diceva il nostro santo Fondatore. La nostra missione è nel suo nome, lo facciamo perché Dio ci ha mandati a loro “come speciale prolungamento nella storia del suo amore di Padre” (VC 19).
Avanti, dunque, con tutta la forza, la serenità e la pace del cuore che lo Spirito ci viene a portare. Vogliamoci sempre bene e insieme affrontiamo le avversità, avremo più capacità e possibilità di superarle. Auguri!
In questo giorno in cui la liturgia ci fa ricordare un grande amico della nostra Opera, san Paolo VI, il Papa che beatificò il nostro Fondatore e il primo Papa che visitò la nostra Opera, vi lascio una preghiera allo Spirito Santo da lui composta. Preghiamola insieme in questi giorni perché anche sulla nostra cara Congregazione lo Spirito con ciascuno di noi possa scrivere pagine belle di risurrezione.


Vieni, o Spirito Santo e donami un cuore puro,
pronto ad amare Cristo Signore
con la pienezza, la profondità e la gioia che tu solo sai infondere.
Donami un cuore puro, come quello di un fanciullo
che non conosce il male se non per combatterlo e fuggirlo.
Vieni, o Spirito Santo
e donami un cuore grande, aperto alla tua parola ispiratrice
e chiuso ad ogni meschina ambizione.
Donami un cuore grande e forte capace di amare tutti,
deciso a sostenere per loro ogni prova, noia e stanchezza,
ogni delusione e offesa.
Donami un cuore grande, forte e costante fino al sacrificio,
felice solo di palpitare con il cuore di Cristo
e di compiere umilmente, fedelmente
e coraggiosamente la volontà di Dio.
Amen. (San Paolo VI)

Buona Pentecoste!

Roma, 29 maggio 2020 Padre Umberto e Consiglio

 

 

Dear Confreres,
in this solemnity of Pentecost, the General Council wishes to reach each and everyone of you with our greeting and our wish of steady health, while the period of pandemics is still on, and of a rich spiritual experience with the great gift of the Spirit that is given us.
This month of May that is about to close made us see and touch how the Father’s Providence did not abandon us, but gave us – even amidst difficulties and suffering caused by the Covid-19 – the good taste of infinite gifts of love and grace.
In these last days we had many new Guanellian religious who professed for their first time or pronounced their perpetual vows: from Asia (India, Philippines, Vietnam), Latin America, Africa, Italy. Our Good God is blessing us still with a good number of seminarians in our Formation Houses where they renewed in these days their consecration to God for a year and celebrated the stages of the Ministries of Lector and Acolyte.
God’s protection has covered the entire geography of our Congregation sparing us from the outbreak of coronavirus. All the confreres, even with several of them affected due to their active presence in the houses of our charity, have recovered or are on the way to recovery. True, we have suffered the loss of many of our recipients, especially in Italy. For them we raised to God our prayer and the invocation to Divine mercy.
Allow us to thank once again all those who have done all they could in this period of real calamity. A special thank to the Provincials for their effort of co-ordination and support they granted to all the communities. Thanks to all of you Confreres of the first lines in our Houses and Centres. What a beautiful witness you have offered to us and to the world with your being faithful, even with the required procedures to implement, in the relationship with our recipients. A big thank to all the workers, both those in charge of direct assistance and those of technical and administration support, to the volunteers for their closeness and sharing of responsibility we felt in these moments of alarm. Thanks also to the ASCI Association and to the benefactors who didn’t let us go lacking their financial support in this period of need.
Now we are slowly resuming our normal life and activity, carrying very clear signs of the passage of this pandemic both in spirit, as the memory of a time of trial, of loneliness, of death, and also with a reduction in the number of recipients that causes a drop of income and increase expenses for the required hygienic-sanitary procedures especially now in managing our activities. Many of our Houses face serious economic hardship as a consequence of the situations introduced by the coronavirus. Rising up again from this situation will not be an easy task.
Courage, confreres! Let us not lose hope in this liturgical moment when the Lord is keeping His promise to send among us the Paraclete, the Spirit comforter, but also creator and renewing according to the Gospel logic. Let us entrust ourselves to Him also in our research, in studying and reflecting together as we must do at this time to better understand and find the way to face the difficult situation that has come to meet us. Let us not spare time and energy in this study, ready also to take with courage the necessary conclusions, even when they require sacrifice, change of
mentality and of pattern in the future management of our Works.
The good we are producing in our Houses of charity is in favour of the weaker ones, the more vulnerable, often the last ones in society, the beloved of Divine Providence, as our holy Founder said. Our mission is in his name, we do it because God has sent to them “the prolongation in history of a special presence of the Risen Lord” (VC 19).
Always forward, then, with all the strength, the serenity and peace of heart that the Spirit is coming to give us. Let us always love one another and face together any adversity, we will have better ability and possibility to overcome them. Best Wishes!
In this day, the liturgy calls us to remember a great friend of our Works, St. Paul VI. He was the pope who beatified our Founder and the first pope who visited our Houses. I hand over to you a prayer to the Holy Spirit composed by him. Let us pray it together in these days, so that also on our dear Congregation the Spirit may write, with each one of us, beautiful pages of resurrection.

Come, Holy Spirit, and give me a pure heart,
Ready to love Christ the Lord
With the fullness, the depth, and the joy that only you can instill.
Give me a pure heart, like a child’s heart
Who knows evil only to oppose and escape it.
Come, Holy Spirit,
And give me a big heart, open to your inspiring word
And closed to any mean ambition.
Give me a big and strong heart, capable to love everybody,
Determined to endure for them any trial, annoyance and weariness,
Any disappointment and offense.
Give me a big, strong and firm heart up to sacrifice,
Happy only when beating together with Christ’s heart
And accomplishing humbly, faithfully
And courageously God’s will.
Amen. (San Paolo VI

 

Buona Pentecoste!

Roma, 29 maggio 2020 Padre Umberto e Consiglio

28° anniversario presenza guanelliana in Africa

 

Alla Vice Provincia Nostra Signora della Speranza


AUGURI al Consiglio della Vice Provincia e a tutti voi, confratelli, in questo 28° anniversario della presenza guanelliana in Africa.
Avremo modo senza dubbio di organizzare e celebrare con solennità anche esteriormente il prossimo 30° anniversario. Per ora, a causa della pandemia in corso, basta farci gli auguri sinceri e grati vicendevolmente.
Vogliamo ricordarci fraternamente nella preghiera, ringraziare tutti per quanto di bello e grande avete operato in questi 28 anni a servizio del carisma nella vostra amata terra.
Esprimere gratitudine a tutti i confratelli che si sono susseguiti in questi anni nelle comunità delle quattro nazioni dove abbiamo posto la tenda della nostra carità.
Dire grazie alla Provincia madre del Sacro Cuore che ha promosso, accompagnato, sostenuto con dedizione e tanti sacrifici lo svolgersi e lo sviluppo delle opere in questi anni.
Don Guanella è contento di quanto l’Africa ha saputo rispondere e aderire al suo carisma e alla sua dedizione per i più poveri.
Bravi! Complimenti!
Invoco su tutti la benedizione del Signore Risorto perché animati dalla sua forza e dalla sua presenza, sappiate, specie in questo tempo di particolare prova, amare concretamente i più poveri e spendere la vostra vita nella preghiera prima e poi nel servizio ai loro bisogni.
Auguri confratelli carissimi!
Domani con il Consiglio generale vi porteremo tutti davanti all’altare del Signore, nella Messa che celebreremo secondo le intenzioni di ciascuno di voi, delle vostre comunità e delle vostre famiglie.
Dio vi benedica tutti!
Roma, 7 maggio 2020

Padre Umberto e Consiglio generale

 

A tutte le Figlie di Santa Maria della Provvidenza

 

AUGURI fraterni care Figlie di Santa Maria della Provvidenza in questa festa così particolare e sentita dalla nostra Famiglia guanelliana. La Festa di suor Chiara Bosatta, la figlia amata e formata dallo stesso Fondatore per cammini ardui di santità.
Avvaloriamo questi nostri auguri con la promessa della nostra preghiera al Risorto, per intercessione della Beata Chiara Bosatta. Una preghiera che desidera presentare al Signore con gratitudine ciascuna di voi come dono ricevuto, dalla nostra grande Famiglia guanelliana, da Lui. Una preghiera che si allarga al mondo intero, là dove avete posto la tenda della vostra carità nel servizio ai più poveri e ultimi. Una preghiera per tutte le vostre comunità, per le necessità delle vostre Case in questo momento drammatico di prova che il mondo intero sta vivendo. Una preghiera allargata per inglobare tutti: suore, ospiti, operatori, medici e paramedici, imprese di pulizia e di cucina, assistenti, volontari, parenti ed amici. La preghiera accorcia le distanze e rende possibile, senza contagiarsi dal virus, una comunione stretta e una fraternità piena e solidale.
Non manchi, care Sorelle, la fiducia nell’aiuto di Dio che ha sempre caratterizzato suor Chiara; la confidenza in Lui diventi anche per noi non solo conforto nella prova di questo momento particolare, ma esperienza di fede generosa e disponibile, per ogni giorno della vita, affrontata con coraggio e determinazione nella consapevolezza che il Risorto è con noi! “Io sarò sempre con voi fino alla fine dei tempi!
La obbligata astinenza dalla partecipazione alle celebrazioni, che viviamo in questi mesi, sia solo rimando, attesa e preludio di una esultanza per il prossimo anno, 2021, quando ricorderemo con gratitudine e tripudio di gioia, il 30°anniversario della Beatificazione della figlia spirituale del santo Fondatore.
Sia quest’anno un gustare personale e interiore di ciò che vivremo il prossimo anno tutti insieme in un trasbordo di annuncio, di celebrazione, di coinvolgimento e di festa. La chiesa propone Chiara Bosatta come modello ed esempio da vivere. E’ una nostra Sorella, una della nostra Famiglia, siamone fieri!
Avete dovuto a causa del tremendo coronavirus rimandare Capitoli provinciali e generale. Tutto però è Provvidenza, anche questo tempo di attesa, e di discernimento prolungato. Il tempo della nostra vita lasciamolo al Signore e non impossessiamocene come se fosse unicamente nostro. Tutto è di Dio anche il tempo che ci viene messo a disposizione per salvarci attraverso la carità.

A noi il compito di viverlo bene; mentre il per quanto e il dove, solo Lui lo sa, e a noi basta!
Grazie care Sorelle per la testimonianza e il servizio che compite. Con la vostra presenza rendete più bella e attraente la nostra vocazione guanelliana e la nostra premura perché nessuno resti indietro e sia solo e dimenticato…
Suor Chiara ottenga per ciascuna di voi benedizione, protezione e coraggio di continuare a spendervi per il bene del mondo intero.
Beata Suor Chiara intercedi per tutti noi figli e figlie di san Luigi Guanella.

Roma 20 aprile 2020 – Festa di suor Chiara Bosatta

Padre Umberto e i SdC

 

Coraggio! Coraggio, nella Festa di San Giuseppe

 

Un saluto affettuoso a tutti. Coraggio!
Nella Festa di San Giuseppe vi giunga dal Consiglio generale un incoraggiamento che trae forza e verità dalla protezione sicura del santo Patrono della Chiesa e della nostra amata famiglia guanelliana. Stiamo uniti nella preghiera che "salverà il mondo". In attesa di vivere la Risurrezione del Signore e la liberazione da questa piaga che infesta il nostro mondo, un fraterno saluto e augurio a tutti specie ai malati.

In allegato il Rosario che la CEI ha invitato a recitare domani sera alle ore 21.00, nella Festa di san Giuseppe, in tutte le case d'Italia. Sicuramente molti già l'avranno. Coinvolgete anche altri nella
convinzione che sarà la preghiera, il ritornare dell'uomo a Dio che ci libererà da tutti i mali.

Avanti con coraggio e tanta prudenza. Con affetto fraterno per tutti. Ciao!

Don Umberto e il Consiglio generale dei SdC.

 

QUARESIMA 2020

Cari Confratelli, Cooperatori e Amici,
a voi, ai membri della famiglia guanelliana che condividono la nostra missione, alle persone che vi sono affidate o con cui collaborate, voglio far arrivare un saluto in questo primo giorno di Quaresima.
Il Vangelo di oggi, riportando il pensiero di Cristo sulle tre pratiche fondamentali della spiritualità giudaica, ripete in forma martellante la nota espressione: “il Padre tuo che vede nel segreto”.
La Quaresima è il tempo in cui riappropiarsi di questa luce di fondo dell’esistenza umana, senza la quale la vita diventa una recita, la ricerca spettacolare di qualche approvazione.
Il Padre, il Padre che vede, il Padre che vede ogni cosa.
Per noi guanelliani questo è il cuore di tutta la nostra vocazione, vivere per il Padre e davanti al Padre.
La vita del Fondatore si svolse con questa fiducia di base, del figlio amato e seguito dal Padre, ma anche del figlio che intuisce i desideri del Padre e va oltre il mero dovuto.
La Quaresima ci aiuti a orientare tutto di noi in questa tensione di piacere al Padre, che suppone tanti tagli. Questa è la famosa conversione in cui si gioca tutta la vita del discepolo, dire il proprio sì al Padre e tutti i no che ne conseguono.
Ma la Quaresima chiede un atto coraggioso e umile, quello di cominciare da se stessi, riconoscendo la nostra colpa di partenza.
Quanto cambia la vita dei consacrati quando accolgono questo invito della liturgia quaresimale come regola! Cominciare da sè.

Non abbiamo vocazioni? Forse anch’io in qualche modo non sono un buon testimone.
Non abbiamo soldi? Forse anch’io non vivo poveramente.
Ci sono scandali? Forse anch’io qualche volta vivo una doppia vita.
Si prega poco? Forse il mio tempo per Dio è minimo, risicato, poco fruttuoso.
Ci sono conflitti in comunità? Forse io non sto impegnandomi nel costruire la comunione.
Regna il pettegolezzo? Forse la mia lingua qualche volta non conosce freno.
Siamo mediocri? Forse anch’io faccio il minimo indispensabile.
Manca la speranza? Forse anch’io vivo ormai seduto e rassegnato.
Non c’è aria di gioia? Forse anch’io non trasmetto la letizia dell’essere di Cristo.

E così in un lungo esame di coscienza, ognuno di noi, cari confratelli, potrebbe far passare la sua vita in questa Quaresima, prima attraverso il tribunale esigente del proprio cuore e poi nel dialogo sacramentale della penitenza. La chiave evangelica per leggere tutto è che il male più pericoloso viene da dentro, non da fuori.

Questo passaggio obbligato attraverso se stessi è una grazia che purifica ogni ambiente e forse così si finisce di accusare gli altri, di contestare strutture e organismi, gridando solo i nostri diritti.

La nostra è vita di grazia, dove non ci sono diritti e tutto è dono, dono del Padre che non ci dimentica e non ci rifiuta mai la sua benignità, anche se lo abbiamo deluso infinite volte. Il passo di san Clemente I, papa, che la Liturgia delle Ore di quest’oggi ci ha fatto contemplare, è stupendo: “Anche se i vostri peccati dalla terra arrivassero a toccare il cielo, fossero più rossi dello scarlatto e più neri del silicio, basta che vi convertiate di tutto cuore e mi chiamate “Padre”, ed io vi tratterò come un popolo santo ed esaudirò la vostra preghiera”.

A tutti ricordo l’importanza che don Guanella dava alla VIA CRUCIS non solo nella devozione del popolo, ma per la crescita spirituale dei suoi religiosi, ai quali chiedeva di celebrarla ogni giorno, perché la meditazione sulla Passione ci ricorda che anche il Signore Gesù ha cominciato da sé nell’opera della restaurazione del mondo. Fate, dunque, al riguardo tutto quello che potete!

Buon cammino di Quaresima, confratelli, a voi e a chi vive con voi.
Con affetto fraterno.

Roma, 26 febbraio 2020 – Mercoledì delle Ceneri

Padre Umberto

 

Omelia del Padre generale per la Inaugurazione della nuova Provincia dell’America latina

Omelia del Padre generale nel Santuario Nossa Senhora do Perpetuo Socorro, in Porto Alegre, per la Inaugurazione della nuova Provincia dell’America latina, Nostra Signora di Guadalupe.

2 de fevereiro de 2020 - Celebração em Porto Alegre
Celebramos hoje a Festa da Apresentação de Jesus no templo por José e Maria e, ao mesmo tempo, rezamos pelo início do ministério de autoridade do Conselho da nova Província Nossa Senhora de Guadalupe, que foi constituida na vigilia do Natal passado. O provincial, Padre Ciro e seu vigário, Padre Alfonso, de fato, em breve, farão a profissão de fé exigida pela igreja e por nossas regras ao assumir esse dever.
Com vocês, gostaria de comentar três palavras da liturgia desta alegre festa.
Iluminados - Obedientes - Doados. São três palavras que se referem à Família de Nazaré, mas que nesta noite, nessa circunstância, também se tornam um desejo para o novo Conselho e para toda a nova Província Nossa Senhora de Guadalupe.
ILUMINADOS
É uma festa que lembra a época de Natal que acabou de terminar. Maria e José, jovem casal assustado da Galiléia, oito dias após o nascimento de seu primogênito, cumprem o preceito da Lei da circuncisão, um forte sinal na carne que atesta a pertença do povo de Israel ao Deus revelado a Moisés. Um sinal que consagra toda vida ao Deus que o deu. Maria e José, iluminados pela lei e pela Palavra de Deus, se comportam como todos os outros homens e mulheres da terra. Mesmo neles, a necessidade da lei se faz sentir como uma norma de vida.
Qual o primeiro desejo que podemos fazer ao novo Conselho Provincial e a toda Província Nossa Senhora de Guadalupe? Permitam-se sempre serem iluminados pelo Espírito. Sejam homens, religiosos, superiores que colocam o discernimento, a oração, ouvindo a vontade de Deus como elemento de segurança em seu ministério de autoridade. Dúvidas, incertezas surgirão, vocês se encontrarão em encruzilhadas de diferentes escolhas a fazer: deixe que a luz de Deus sempre escolha um caminho em vez de outro. Na indecisão, deixe espaço para súplicas ao Espírito para esclarecê-lo sobre o que é melhor fazer. Durma nele se puder, porque à noite, em silêncio, em solidão, Deus fala e responde às nossas necessidades.
OBEDIENTES
A segunda palavra é obedientes. Esse comportamento de José e Maria sempre me fascinou. Um gesto de obediência a Deus, mas também às leis, às tradições dos pais, à cultura religiosa de sua terra, de seu povo. Eles podem pensar que são superiores às Leis, que não precisam delas, porque seguram nos braços Aquele que deu a Lei e que, misteriosamente, decidiu se tornar um homem. Mas não, eles vão ao templo como qualquer casal, fazem esse gesto sem fazer muitas perguntas. É Deus quem quer! E eles continuam sendo executores fiéis de sua vontade, de seu projeto. Sem orgulho, com total humildade!
O segundo desejo que queremos fazer para o novo Conselho nesta noite, é precisamente construído sobre essa atitude de obediência. Os superiores não estão acima da lei, acima das regras que outros são chamados a observar. As Constituições, as Regras, são a carta magna de crescimento para todos os religiosos guanellianos, independentemente da tarefa a que foram chamados. Desejamos que vocês sempre antecedam os outros coirmãos com o bom exemplo, não externamente, mas, apaixonados e de coração à nossa Regra. Fale mais as suas vidas do que as suas palavras. O Fundador, São Luis Guanella, entregando o texto das Constituições em 1908, disse aos coirmãos: “Pegue este livro que a Providência divina lhe oferece: é o caminho que leva à vida. Receba com carinho de fé e caridade; ame-o e, como a Virgem Maria, confiante em Jesus, guarde todas as suas palavras meditando-as em seu coração. Seja forte e não tenha medo: o Senhor não o abandonará, ele não o deixará sozinho. Ele próprio será o seu guia. Quanta força e consolo encontramos para todos nós nessas palavras de Don Guanella. Às vezes, obedecer nos custa, mas nos identifica a Cristo, obediente ao Pai.
DOADOS
A terceira palavra que tiramos da sagrada família de Nazaré é "doados".
Jesus é oferecido ao Pai por José e Maria, é dado imediatamente e esse gesto se repetirá infinitamente em sua vida luminosa. Jesus é e continua sendo um presente, torna-se um dom para o Pai, que o torna um dom para a humanidade. Também a Eucaristia que celebramos é um dom, um sacrifício de Jesus ao Pai, todos os dias, por nós.
Hoje, nesta lógica do dom, desejamos fortemente tornar nossa pequena vida uma oferta a Deus, recebemos dele, queremos dar a ele: o que somos é útil para a realização do Reino, ajuda-nos a fazer de cada gesto cotidiano, um ato consciente de amor a Deus e seu plano de salvação. Deus não será mais capaz de nos salvar ou salvar o mundo sem a nossa colaboração.
O próprio Jesus nos três anos de seu ministério público se comportará da mesma maneira, sem rejeitar as prescrições rituais, sem se colocar acima da tradição religiosa de seu povo, sem ser anarquista, mas vivendo com autenticidade e verdade as regras da Torá.
Muitas vezes aqueles que tentam viver com maior intensidade e verdade a fé, se sentem "melhores" do que aqueles que, em vez disso, a vivem sem grande envolvimento. A tentação, no entanto, é construir uma fé que despreze as devoções, tradições, os caminhos usuais da santidade, os das pessoas comuns que ainda enchem nossas igrejas todos os dias. Não devemos ignorá-los, evitá-los ou condená-los. Em vez disso, Maria e José sugerem que os preenchamos com verdade e valor com o nosso testemunho de vida.
O terceiro desejo, portanto, que fazemos ao novo Conselho é simples, sugere o próprio Fundador: preocupe-se com todos; ninguém fica para trás na vida, ninguém fica fora do seu coração. Seja mais misericordioso do que justo! Lembre-se de quanto a igreja nos deixou no Decreto de aprovação de nossas Constituições, em 22 de março de 1986: vocês são enviados para aqueles como o paralítico do Evangelho, para aqueles que podem lhe dizer: Eu não tenho ninguém que cuide de mim. Por tudo isso, diz Don Guanella no Regulamento de 1905: “É necessário dar mão, mente e coração, para se tornar vítima, porque está escrito que o bom Pastor dá a vida por suas ovelhas e nelas a imagem de Cristo é mais evidente. ".
Muitas felicidades Pe Ciro, queridos irmãos do novo Conselho, muitas felicidades para a Província Nossa Senhora de Guadalupe; Que se diga de vocês no futuro: aqui está o milagre vivo da presença de Cristo entre nós. Boa viagem!

Signore tu mi conosci, mi hai posto nella tua mano!

Alla vigilia della Solennità della Madonna Madre della Divina Provvidenza vi giunga, care Sorelle, l’augurio affettuoso e grato di tutti i Servi della carità.
Siamo consapevoli del momento particolare che state vivendo come Congregazione e per questo mi piace ricordarvi il ritornello del salmo proclamato quest’oggi nella liturgia: Signore tu mi conosci, mi hai posto nella tua mano! Sì desideriamo per tutte voi la protezione materna del Signore attraverso sua Madre Maria.
Lui conosce ciascuna di voi, conosce le necessità, le gioie e le speranze delle vostre comunità e delle vostre case, conosce la situazione della salute di Madre Serena, conosce il percorso che avete dovuto iniziare per dare alla vostra Congregazione una guida sicura e forte nel cammino che state compiendo. Conosce tutto e non vi ha lasciate sole!
Siete, come ci ha detto il salmo questa mattina, nella sua mano!
Che sicurezza Sorelle! Che posizione di privilegio! A Lui nulla sfugge e niente è sconosciuto. Il suo maggior impegno quotidiano è quello di tenerci nel palmo della sua mano e guardarci e preservarci e parlarci con affetto di Padre. Quanto è mai vero, allora, care Sorelle il messaggio di Paolo: “Quando sono debole è allora che sono forte!”. Vivete nella debolezza delle situazioni contingenti, ma siete forti perché nella mano di Dio. Questo vi dà pace e serenità.
Auguri care Sorelle! La Madonna Madre della Divina Provvidenza, dice don Guanella, tiene tra le braccia la Provvidenza incarnata, e il salmo, questa mattina ci conforta col dirci che anche noi siamo nella mano di Dio, il Padre Buono e misericordioso, sotto il suo sguardo.
Sentiteci Fratelli coinvolti nel vostro discernimento e cammino, uniti a voi nella preghiera e nella testimonianza di quell’unico carisma che ci lega profondamente nella esperienza di dar continuità creativa e appassionata ad un dono ricevuto insieme dallo Spirito.
Esprimiamo gratitudine e affetto per ciascuna di voi e per la missione che state compiendo. Grazie!
La Madonna Madre della Divina Provvidenza vi protegga e sostenga nella vita.

Roma, 12 novembre 2019 – Solennità della Provvidenza

P. Umberto e Servi della Carità.

In comunione di preghiera con le nostre Suore FSMP

 

“Eterna è la sua misericordia”
Salmo 135


Carissime Suor Neuza e FSMP,
dopo aver ricevuto ieri la vostra delicata comunicazione circa l’attuale situazione in cui vi trovate per le alterne vicende di salute di Madre Serena, a nome di tutta la Congregazione, rivolgo con affetto a te, alle sorelle del Consiglio generale e a tutte le Figlie di Santa Maria, il saluto dei Servi della Carità, unito alla certezza che in tutto il mondo si sta trasformando in preghiera per voi quello che è il fatto del giorno.
Mai come in quest’ora ci uniamo ai vostri sentimenti e facciamo nostra la vostra preoccupazione, da buoni fratelli.

Subito dopo aver letto la lettera di ieri a noi indirizzata, nella preghiera dei Vespri, mi sono fermato sul Salmo 135, che si pregava ieri e che incontriamo spesso nella liturgia delle ore. Il Salmo che canta la misericordia del Signore in modo martellante, e che gli ebrei chiamavano “il grande hallel” cantandolo al pasto di Pasqua.
“Eterna è la sua misericordia...eterna è la sua misericordia...eterna è la sua misericordia”.
Non siamo mai fuori dal suo amore, succeda quello che succeda, questa la prima verità da interiorizzare, non ci sono eventi che scappano dalla sua mano e possano solo ferirci. Anche ciò che ci fa piangere e sanguinare ha il suo risvolto di benedizione, perché Dio ha solo amore per noi e solo quello può darci.
Solo amore e per sempre, nel senso che anche quello che verrà sarà misericordia per voi, per noi, per tutti.

Penso anzitutto a Madre Serena che ora è chiamata alla sua funzione di guida nel punto più sublime, quando la forza viene meno e fa tutto il Signore. Fino a mezzanotte ci pensava lei, fino a che il corpo e la mente glielo hanno consentito, da figlia autentica di don Guanella, ma ora Dio lavora a tutto campo e voi non siete senza guida. Suor Serena guida ancora la Congregazione, nell’umiltà della pazienza e negli slanci d’amore verso il Signore amato, scelto, seguito per una vita, dal quale ha accettato sempre ogni programma, fino al giorno in cui, sorprendentemente –come disse lei stessa nella sua elezione- gli chiese il compito della guida.
Il tempo peggiore, nella nostra storia di famiglia guanelliana, si è sempre rivelato, alla lunga, il tempo migliore e Dio si sta facendo spazio in te, Madre Serena, perché tu possa sentire la forza dolce e bella dell’unico bene. Tutti i Servi della Carità sono per te e con te, memori e grati del bene ricevuto da te e dalle tue Sorelle.

Penso a voi, Figlie di Santa Maria, che vivete la precarietà di questo momento rimandando scelte e decisioni, affrontando le prove quotidiane nella debolezza delle risorse, vivendo le feste che la vita chiede di celebrare con la voglia di digiuno nel cuore. La storia di questi giorni attorno alla vostra Madre non costituisca una caduta di tono, un blocco, quasi la sospensione della vita normale, ma la scoperta delle consolazioni di Dio nelle contrarietà. Ecco vi direi, da fratello e amico, cercate di recepire la contrarietà di quest’ora alla luce della misericordia. Quale regalo porta con sé questo momento?
Vi illumini l’esperienza del Fondatore a Olmo, quando si dedicò alla preghiera e allo studio in modo ancora più intenso che nel passato per non lasciare la porta aperta allo scoraggiamento e non dare partita vinta al male. Tristezza, ma tristezza attiva, nell’offerta totale.

Penso ai giorni che verranno, a tutta la luce di cui saranno portatori per voi, per noi, per tutta la famiglia guanelliana. Inviterei a disporci a viverli coi sentimenti di Suor Chiara nella fase forse più mistica della sua vita, intrecciando dolore ed estasi, quando diceva di non avere la forza per pregare, ma di non saper stare senza pregare. Ansiosa e preoccupata di non saper pregare forse visse la stagione più alta della sua relazione con Gesù.

Ai Servi della Carità chiedo l’unione di preghiere al massimo dei gradi. Le nostre Sorelle sentano che ci siamo e che la loro storia è storia nostra.
Auguri anche a te suor Neuza e al Consiglio generale. Lo Spirito vi guidi a discernere la sua volontà e ad applicarla con fede e coraggio nel “tremendo quotidiano” (PaoloVI).
In Charitate Christi.

Roma, 17 settembre 2019

Padre Umberto e Servi della carità.

 

3 luglio 2019 - Festa di San Tommaso apostolo

Ai confratelli e alle comunità dell’India

Carissimi,
oggi è il giorno in cui la Chiesa celebra l’Apostolo Tommaso, venerato come patrono della terra indiana in cui, secondo la tradizione, fu sepolto, precisamente a Mylapore, in quella che oggi è la parte centrale e antica di Chennai.
Scrivo per augurare a tutti voi un fecondo apostolato, visto che oggi siete voi gli apostoli di quella terra, in comunione con le diverse chiese in cui vi trovate.
Manca un mese alla mia visita fra voi, nella quale mi accompagnerà fratel Franco, e vorrei anticiparvi le mie intenzioni che sono essenzialmente due.
Anzitutto, come faccio in tutte le altre province, farvi sentire fortemente, attraverso la mia visita, la vostra unità col resto del corpo della Congregazione, ricordandovi il bene grande della comunione e la lotta che dobbiamo fare ogni giorno contro i nemici della comunione. Sono tanti e spesso irriconoscibili, si insinuano nella nostra vita e ci tolgono la linfa vitale, la fiducia, il dialogo, la dedizione reciproca. Noi non siamo chiamati a piacerci a vicenda, visto che non ci siamo scelti, ma ad amarci nel rispetto profondo gli uni degli altri, consapevoli che i nostri non sono vincoli di sangue, di lingua, di tradizione, e neppure di simpatia o di interesse, ma ci unisce la professione religiosa per la quale abbiamo scelto di prolungare nella Chiesa l’opera di don Luigi nostro Fondatore, col dono della nostra vita.
La prima testimonianza che il mondo ci chiede è quella della fraternità.
Poi vorrei incoraggiarvi nel bene, sentire le difficoltà che incontrate, appoggiare i vostri progetti, aiutarvi a rimuovere dal cammino quegli ostacoli che rallentano la missione, suggerirvi qualche pista nuova, chiedervi quello che voi confratelli indiani potete dare al resto del corpo della Congregazione. Questo nostro tempo ha un’urgenza, la Carità di Cristo, e io vorrei solo ricordarvi che per questo siamo entrati in famiglia religiosa, mentre ogni altro progetto pur buono è del tutto secondario.
Vorrei fare la visita in uno stile di vita ordinaria delle comunità e vi chiedo di rimuovere ogni aspetto decorativo, ogni parvenza di esteriorità che è così lontana dal Vangelo. Veniamo come fratelli, con la voglia di imparare e di conoscere, cercando un dialogo che non è alla pari, solo perchè noi siamo più responsabili davanti a Dio. Sono sicuro che sarà un incontro di grazia se saremo attenti e sinceri, aperti alla Provvidenza di cui voi portate il nome nel titolo di Provincia e della quale, come guanelliani, siamo tutti figli.
Considero un dono poter partecipare all’Ordinazione dei nuovi sacerdoti, imponendo sul loro capo anche le mie mani e affidando alle loro primizie sacerdotali il bene della Congregazione da invocare.
Consegno a San Tommaso questa mia prima visita in India da superiore e conto sulla preghiera di tutti voi mentre vi assicuro la mia. Un giorno Tommaso chiese a Gesù: “Signore come possiamo conoscere la via?”. Gesù la indicò, la Via era Lui stesso.
Ecco San Tommaso ci aiuti a intuire “la via”, chiediamoglielo insieme.


padre Umberto Brugnoni, superiore generale

 

Conferencia de P. Humberto a la Asamblea en Argentina

EL XX CG DE LOS SIERVOS DE LA CARIDAD: CARISMA, INTERCULTURALIDAD Y PROFECÍA

ESQUEMA DE LA RELACIÓN A LA ASAMBLEA EN ARGENTINA. Mayo, 2019

1). Una exhortación introductoria.
2). Qué temas surgen en modo particular del CG XX
3). En cuáles quiero detener mi atención en esta, nuestra Asamblea:
   a). El tema del testimonio de vida y de la creatividad como religiosos.
   b). El tema de la interculturalidad y de la misionariedad.
   c). El tema del Gobierno en el estilo de la sinodalidad
4). Conclusión.

1). En mi introducción al Documento final del CG XX cité la frase evangélica que de alguna manera caracterizó también a nuestro CG XX y distinguió el trabajo de los 40 padres capitulares que durante tres semanas afrontaron con pasión e inteligencia las diversas temáticas del Orden del díadel mismo Capítulo: "Nadie que beba el vino viejo desea el nuevo, porque dice: el viejo es mejor" (Lucas 5, 39). En otras palabras, me surge la inquietud frente a las conclusiones del CG XX: ¿Cómo podrán beberlo y disfrutarlo aquellos que habituaron su paladar al viejo y están acostumbrados a repetir "el viejo es mejor”, negándose a probar el nuevo? ¿Qué será de este abundante vino nuevo, producido por el paciente y constante trabajo de los obreros capitulares, si los odres en los que lo vierten siguen siendo viejos?
A los fariseos y a los escribas, partidarios de las antiguas tradiciones, Jesús justamente había dicho:"Nadie pone vino nuevo en odres viejos; porque entonces el vino nuevo romperá los odres y se derramará, y los odres se perderán. El vino nuevo debe echarse en odres nuevos" (Lc 5,37-38).
Por eso, fraternalmente, dirijo con insistente bondad a ustedes, queridos cohermanos de esta asamblea, con insistente afecto, la invitación a una sincera conversión personal y comunitaria. Si lo permitimos, será el Espíritu Santo quien nos renovará y moldeará nuestro corazón a partir del generoso y humilde de Jesús. Solo a través de una profunda reforma individual, de mentalidad, de voluntad y afectividad, podrá renovarse también nuestra Congregación en todos sus ámbitos y aspectos, que es el reclamo de cada Capítulo, porque ninguna sociedad puede cambiar si sus miembros siguen siendo siempre los mismos, que no se renuevan por dentro.

2). ¿QUÉ TEMAS SURGEN DEL CG XX?

El CG XX nos ha provisto de una línea directriz que podemos representar en estos términos: hacer avanzar nuestra vida y nuestra misión hacia lo mejor posible.
Para este propósito, era necesario formularse objetivos personales, comunitarios y apostólicos. Y, de hecho, el XX Capítulo general nos presenta objetivos claros y ciertos, mientras indica principios inspiradores y líneas de acción. Se trata de convicciones de las que debemos tomar mayor conciencia, o que hemos de acoger y hacer madurar.

Las convicciones explicitadas en el Documento Capitular nos instan a asumir verdaderos desafíos, que tienen todo el sabor de la reforma.
El Consejo general ha considerado que algunos de estos desafíos se debían tomar muy en serio de inmediato, en diversos niveles y en los ámbitos profundizados por los padres del Vigésimo Capítulo general:
 carisma, consagración, eclesialidad y familia guanelliana;
 fraternidad, interculturalidad y profecía;
 pastoral vocacional, formación inicial, formación permanente;
 misión, gestión de las obras y corresponsabilidad laical;
 gobierno, animación, reorganización de la Congregación y economía.

3). ENTRE ELLOS ¿CUÁLES ME GUSTARÍA DESTACAR PARA USTEDES EN ESTA ASAMBLEA?

a).Testimonio de vida y creatividad. Es el tema más importante que surgió en el Capítulo y diría también que es extremadamente urgente en nuestra Congregación. Demasiadas actitudes descuidadas en nuestra realidad de familia. Hemos asistido en estos últimos 18 años a un terrible abandono de cohermanos de nuestra realidad de Congregación. Diferentes en la búsqueda de nuevas experiencias de pastoral y de misión porque no encontraron dentro de nuestra realidad experiencias significativas de compartir con los pobres, compartir situaciones de marginación como viven nuestros hermanos más probados y necesitados, o porque aún hacemos poco como guanellianos por los últimos. Motivos muy válidos, pero ¿se corresponden siempre con la verdad?¿Son problemáticas que realmente en nuestra familia religiosa están tan desatendidas?¿No puede haber también quizá en juego un protagonismo personal que a la larga se convierte en justificación de mis ideas y consideraciones y me lleva finalmente a ser radical justamente con mi familia religiosa?
Son más dolorosas las de abandono del sacerdocio y de la vida consagrada. Dos preguntas:¿hicieron un buen discernimiento en la etapa de la primera formación? ¿Hicimos de parte nuestra todo lo que era posible para ayudarlos, sostenerlos, acompañarlos? Son ámbitos en los cuales el Capítulo se detuvo a reflexionar y sobre los cuales también, al final, dio indicaciones concretas en las Mociones y Propuestas.
A modo de ejemplo, en referencia al tema de nuestra consagración, los Padres Capitulares sugirieron, en primer lugar, reapropiarnos y hacer conocer a la gente nuestras prioridades en materia de valores:
 la paternidad de Dios Padre, que provee a sus hijos con cuidado amoroso;
 la oración filial;
 la caridad misericordiosa y compasiva de Jesús, Buen Samaritano, en el testimonio y en la defensa, también cultural, del valor sagrado de la persona humana;
 la cercanía y el compartir la vida con los pobres, como expresión de las obras de misericordia;
 la forma de vida caracterizada por:sencillez de trato, afabilidad de las relaciones, sentido de familia, acogida del otro, mayor inclinación a la tolerancia y a la misericordia que a la justicia, espíritu de sacrificio y don de sí (n. 9 DF).

Recupero dos orientaciones significativas y de valores ofrecidos por la Iglesia a la Vida Consagrada al inicio del Tercer Milenio de la Era cristiana. Podrían ser la perspectiva a hacer nuestra en la realidad futura como expresión de novedad para ofrecer a la iglesia y al mundo que nos rodea.
a). "Caminar desde Cristo significa reencontrar el primer amor, el destello inspirador con que se comenzó el seguimiento. Suya es la primacía del amor. El seguimiento es solo la respuesta de amor al amor de Dios. Si «nosotros amamos» es «porque Él nos ha amado primero» (1Jn 4, 10.19). Eso significa reconocer su amor personal con aquel íntimo conocimiento que hacía decir al apóstol Pablo: «Cristo me ha amado y ha dado su vida por mí» (Ga 2, 20). Sólo el conocimiento de ser objeto de un amor infinito puede ayudar a superar toda dificultad personal y del Instituto. Las personas consagradas no podrán ser creativas, capaces de renovar el Instituto y abrir nuevos caminos de pastoral, si no se sienten animadas por este amor. Este amor es el que les hace fuertes y audaces y el que les infunde valor y osadía.” (Juan Pablo II, Caminar desde Cristo, n. 22).
b)."Se recuerda también, que una tarea en el hoy de las comunidades de vida consagrada es la ‘de fomentar la espiritualidad de la comunión, ante todo en su interior y, además, en la comunidad eclesial misma y más allá aún de sus confines, entablando o restableciendo constantemente el diálogo de la caridad, sobre todo allí donde el mundo de hoy está tan desgarrado por el odio étnico o las locuras homicidas’. Una tarea que exige personas espirituales forjadas interiormente por el Dios de la comunión benigna y misericordiosa, y comunidades maduras donde la espiritualidad de comunión es ley de vida." (Juan Pablo II, Caminar desde Cristo, n. 28).

b).Interculturalidad y misionariedad

-Nuestra Congregación es fuertemente intercultural, tanto por el carácter geográfico de sus fronteras abiertas a los cinco continentes como por la diferenciación de edad en la presencia de los cohermanos que constituyen las comunidades locales. No es para nada difícil en nuestras comunidades encontrar a cohermanos que provienen de continentes diversos, pero también de edades, mentalidades, usos y costumbres diferentes. Para la realidad de su provincia, incluso, al estar constituida por tres naciones diversas, ya tiene en su ADN la interculturalidad con sus aspectos positivos y los de mayor dificultad para ser manejados. Don Guanella decía que los hombres hablando se entienden y que, para entenderse con los hombres, ante todo es necesario saberse entender con el Señor (cf. Reglamento de los Siervos de la Caridad 1905, en L. GUANELLA, Escritos para las Congregaciones, vol. IV, p. 1159).
¡La unidad en la diversidad es un gran ideal! Pero, ¿cómo alcanzarlo y expresarlo?
No ciertamente cuando una cultura se quiere imponer en todo a otra, considerada más débil. Ni siquiera cuando la integración cultural se limita a una pura “convivencia” de miembros que viven uno junto al otro, aparentemente “iguales pero separados”, con el evidente riesgo de crear grupos. Tampoco cuando frente al desafío y al compromiso necesarios para lograr una buena integración comunitaria apelamos o nos escondemos tras la coartada de la ‘diversidad cultural’, defendiendo inmadureces personales o rechazando el esfuerzo de vivir la propia vocación con radicalidad.
Así sucede que quien es llamado a insertarse en una nueva Comunidad no sabe 'aculturarse' suficientemente y quien lo debería acoger no sabe comprender y respetar la cultura diversa del nuevo miembro de la Comunidad.
"La interculturalidad, las diferencias de edad y el diverso planteamiento caracterizan cada vez más a los Institutos de vida consagrada. La formación deberá educar al diálogo comunitario en la cordialidad y en la caridad de Cristo, enseñando a acoger las diversidades como riqueza y a integrar los diversos modos de ver y sentir. Así la búsqueda constante de la unidad en la caridad se convertirá en escuela de comunión para las comunidades cristianas y propuesta de fraterna convivencia entre los pueblos." (Juan Pablo II, Caminar desde Cristo, n. 18)


Mirar entonces la diversidad como riqueza por adquirir, incluso con esfuerzo y no como límite, como problema imposible de superar.
Concretamente, entonces, el XX CG reconfirmó algunas líneas guía, ya tomadas en consideración en el pasado, relanzadas hoy sobre todo por la experiencia del intercambio de cohermanos de diversas Provincias en marcha en nuestra realidad guanelliana mundial. Cito solamente una de ellas, urgente hoy más que nunca: la Propuesta 11 /Formación a la interculturalidad.
Los Consejos provinciales y de Delegación se ocupen de la formación en la interculturalidad:
1. a través de una seria preparación lingüística y cultural de los Cohermanos que se insertan en otras zonas de la Provincia o Viceprovincia o en otros Órganos de gobierno;
2. promoviendo itinerarios formativos específicos para los Cohermanos y particularmente para los Superiores locales;
3. favoreciendo el conocimiento recíproco de las culturas y de los respectivos procesos de integración, a través de “Jornadas de estudio sobre el fenómeno de la interculturación”.

-Por lo que respecta a la misión, el XX Capítulo general nos indica, entre otros objetivos, el de estar en misión con fidelidad creativa, revitalizando carismáticamente nuestras obras tradicionales y abriendo o consolidando formas de presencia “más ágiles” en respuesta a las necesidades del territorio (cf CG XX, objetivo XVI).Pienso que el deseo de permanecer fieles a la misión de manera significativa (cf DF XX CG, 8) y de permanecer en ella creativamente nos debe impulsar a salir de nuestros esquemas, para adecuarnos también a otras circunstancias en las cuales anunciar el Evangelio de la Caridad, como, justamente, religiosos listos a ir al encuentro de las exigencias del territorio y dispuestos a entretejer relaciones recíprocas con la Iglesia local, según una instancia del XX Capítulo general: la solicitud "de unir fuerzas, de experimentar nuevas formas de comunión, de corresponsabilidad y de inserción en los organismos de la Iglesia local” (DF XX CG, 10), para evitar el riesgo de la autorreferencialidad.
El CG XX quiso también dar vida a un organismo PMG (Presencia Misionera Guanelliana) que tiene la tarea específica de animar a nuestra Familia religiosa al valor de la misión. Un organismo vinculado al Consejo general, pero que se propone trabajar en red con las diversas Provincias a través de un representante provincial que hace de enlace entre el centro y la periferia y viceversa.
La pregunta que subyace a nuestro estar en misión creo que es ineludible y pienso que resuena en estos términos:"¿Cuál es mi "lugar" y, por consiguiente, mi “tarea”?¿Cuál es nuestro rol como religiosos?".En otras palabras:"¿Cuál es mi misión posible?".Es una pregunta que surge con extrema claridad frente a las propuestas de traslado y en el momento en el cual, en la gestión de las actividades y de la economía, nos disponemos a ampliar la responsabilidad a los laicos.
Una respuesta en línea con las disposiciones capitulares y con el Magisterio eclesial la podríamos encontrar en los números 273-274 de la Evangelii gaudium del Papa Francisco: "Yo soy una misión en esta tierra, y para eso estoy en este mundo. Hay que reconocerse a sí mismo como marcado a fuego por esa misión de iluminar, bendecir, vivificar, levantar, sanar, liberar. [...]. Por ello, si logro ayudar a una sola persona a vivir mejor, eso ya justifica la entrega de mi vida", mi lugar en el mundo, podríamos decir mi presencia en una Casa, el don de mi consagración. Nuestro lugar es nuestra misión y nuestra misión es el compromiso de una evangelización en 360 grados, una evangelización capaz de promover un humanismo nuevo, centrado o recentrado en Cristo, porque vive de las palabras y de los gestos de Cristo y porque a través de la significatividad de nuestra presencia prolonga aquellas palabras y aquellos gestos en los espacios que habitamos y en los tiempos que vivimos.

-Una particular referencia al mundo de los jóvenes como el futuro de nuestra Obra
Con los jóvenes se debería poner en juego la parte más importante de nuestra misión. Junto al trabajo, esto es, al pan, los jóvenes necesitan la Gracia de Dios. Frente a la efímera ligereza con la que es usual referirse a las jóvenes generaciones, se cierne la preocupación sabia de una Iglesia que es una auténtica madre de sus hijos. Vienen a la mente las palabras de don Milani:"En una de las paredes de nuestra escuela está escrito grande “I care”. Es el lema intraducible de los mejores jóvenes estadounidenses. 'Me importa, yo me preocupo'”.
Queridos hermanos, los jóvenes nos importan profundamente. Por esto hemos promovido como Consejo general el camino que nos llevará a celebrar nuestro Sínodo de jóvenes guanellianos. Aunque hoy vivamos inmersos en un mundo en el cual la “cultura dela fragmentación” y un “fuerte relativismo práctico” alejan a los jóvenes de la fuente de la vida que es Cristo, este es sin duda un tiempo propicio para detener la vorágine cotidiana de la sociedad consumista y para dar una palabra auténtica de aliento y un sentido a esa extraordinaria sed de infinito que caracteriza a los jóvenes de cada generación. Los jóvenes son “como las golondrinas", decía Giorgio La Pira, un santo político de Florencia, “sienten el tiempo, sienten la estación: cuando llega la primavera ellas se mueven ordenadamente, impulsadas por un invencible instinto vital —que les indica la ruta y los puertos”.Los jóvenes, de hecho, no necesitan a alguien que les indique qué soñar, porque son capaces de hacerlo por sí mismos. Ellos tienen mucho más talento que nosotros, los adultos, y mucha más capacidad para pensar e imaginar un mundo nuevo.
Cuando se habla a los jóvenes es necesario hablar con palabras de verdad, sin repetir a ultranza una serie de frases melosas y sin sustancia. Sobre los jóvenes, de hecho, hay una dramática y empalagosa retórica, que desafortunadamente no siempre está sostenida por los hechos.
Debemos comprometernos en esto. Hay mucho trabajo por hacer también dentro de la realidad de su Provincia, que en esta última década vio casi vaciar las filas de los grupos juveniles y es la que más ha sufrido contragolpes dolorosos de abandono de la VC y del sacerdocio. No podemos hacer de cuenta que nada pasó o solo condolernos por lo sucedido; debemos, en cambio, asumir una posición de reflexión seria y de reformulación tanto de la pastoral juvenil como de la vocacional. Como afirma el Documento final del Sínodo de los jóvenes: los jóvenes desean que nosotros caminemos junto a ellos no siempre ni solo como maestros, sino como amigos y compañeros de viaje, sin posiciones catedráticas, sino como “personas en búsqueda” que junto con ellos encuentran lo mejor para vivir y hacer vivir.

c).Gobierno y sinodalidad
A petición del XX Capítulo general, en el próximo sexenio se deberá dar espacio y vida justamente a este método relacional y decisional. El estilo sinodal como método para caminar juntos (también como Familia Guanelliana), para realizar opciones compartidas y creativas, de modo tal de beneficiar la vida de la gente que nos es confiada y la vitalidad de las Casas.
La sinodalidad requiere espiritualidad evangélica y pertenencia carismática, formación continua, disponibilidad al acompañamiento, creatividad.
La sinodalidad es una propuesta que sentimos que podemos y debemos hacer en nuestra misión, también hacia la sociedad que nos rodea, que a nivel mundial aparece cada vez más a menudo como sociedad fragmentada.
Ciertamente no es sinodalidad la modalidad con la cual, por ejemplo, la comunicación es a menudo usada también entre nosotros para encender los ánimos, desacreditar a los cohermanos o a las personas y hacer prevalecer el miedo, llegando a identificar en el otro no a un hermano, sino a menudo a un enemigo.
Pienso entonces en las experiencias formativas en todos los niveles, tanto de los cohermanos como de los laicos de nuestros Centros y Escuelas, de los operadores pastorales, nuestros vínculos con las HSMP y los Cooperadores: encontrarse para compartir en la sinceridad y la verdad alegrías y dificultades, testimoniándolas personalmente en la caridad.
Nuestra experiencia de sinodalidad está destinada a crecer también gracias a esta, nuestra Asamblea, que los encuentra comprometidos justamente a ustedes, cohermanos. En este marco de sinodalidad es también necesario hacer mención a los encuentros que el Superior provincial y el local tienen con los Cohermanos, a las visitas a las Casas, a las visitas del ecónomo provincial y de los consejeros del sector: todo se debe poner en juego en esta dinámica.
El Papa Francisco en su discurso en el encuentro eclesial de Florencia dijo claramente que hoy no vivimos una época de cambio, sino más bien un cambio de época. El Papa Francisco continúa diciendo que, en este sentido, vivimos en una sociedad que corre un gran riesgo:el de estar caracterizada por “una tristeza individualista que brota del corazón cómodo y avaro, de la búsqueda enfermiza de placeres superficiales, de la conciencia aislada” (Evangelii Gaudium 2).
Este entones deberá ser un eslabón decisivo, el punto de partida para la reflexión y nuestro compromiso como guanellianos consagrados insertos en un territorio a evangelizar.

Otro ámbito significativo en el cual experimentar caminos de sinodalidad es el de las Reuniones comunitarias y de los Consejos de Casa: allí es posible hacer surgir con claridad la unidad de propósitos y de dirección dentro de la Casa (cf CG XX, 24), y ayudar a quienes la dirigen a interpretar el servicio de la autoridad como “ministerio para el servicio de la animación de la caridad” (XX CG, 25).Obviamente, para que se respire aire de sinodalidad el primer paso es convocarlos con regularidad, para luego promover el diálogo, la participación, la implicación en el proceso de toma de decisiones y de evaluación.
La sinodalidad, en tanto esté estrechamente anclada a la referencia constitucional, es una sensibilidad por desarrollar todavía más entre nosotros, y en la relación entre Consejo general y provincial y Consejos locales, como también entre los Consejos locales y los laicos con roles de responsabilidad. El método sinodal entre nosotros fortalecerá sin duda el diálogo y la corresponsabilidad, haciendo surgir tanto la unidad de propósitos y de dirección dentro de una Congregación y de una Provincia como esa necesaria ayuda que hemos de ofrecer a quienes la coordinan y la animan.

4). CONCLUSIÓN:
Al término de nuestro XX Capítulo general, sugería una de mis certezas: las líneas trazadas por el CG, en tanto fruto de la unión de los capitulares con el Espíritu, es un camino seguro e indiscutible para los Siervos de la Caridad en la concreción del recorrido de los próximos seis años. Aquellos que deliberadamente no lo quieran transitar se colocan fuera de este camino de gracia que el Espíritu nos ha indicado.
San Luis Guanella nos ayude a ser una parte de la Iglesia en salida, que —por los caminos del corazón— se deja fascinar y fascina, se entusiasma, se convierte, se reorganiza, se regenera y obra eficazmente en el corazón de la historia de Dios y de los hombres, valorando la reflexión y los impulsos más innovadores de nuestro XX CG.
Para todos nosotros el deseo de san Juan Pablo II:"Un nuevo siglo y un nuevo milenio se abren a la luz de Cristo. Pero no todos ven esta luz. Nosotros tenemos el maravilloso y exigente cometido de ser su ‘reflejo’. […] Esta es una tarea que nos hace temblar si nos fijamos en la debilidad que tan a menudo nos vuelve opacos y llenos de sombras. Pero es una tarea posible si, expuestos a la luz de Cristo, sabemos abrirnos a su gracia que nos hace hombres nuevos." (Novo Millennio Ineunte, 54).
Mis mejores augurios y gracias por escuchar.


P. Humberto Brugnoni

Servitori dell'Annuncio

 

Cari confratelli oggi professi perpetui, domani diaconi a servizio della chiesa e del nostro mondo. Sicuramente il cardinale De Donatis domani commenterà le letture di questa domenica in Albis, domenica della Misericordia come l’ha voluta chiamare San Giovanni Paolo II°.
A me permettete, in questa riflessione, di prendere in prestito una paginetta pubblicata tanti anni fa sull’Osservatore Romano a firma di un nostro confratello di cui celebreremo nel prossimo mese di giugno il 100° della nascita: don Attilio Beria (Pavia, 21,22,23 giugno 1919).
Ho ricevuto, insieme a tanti di voi, questo scritto come augurio da una nostra cara consorella guanelliana, tanto attenta al pensiero di don Attilio, lo scorso 24 marzo e ho pensato, quasi a gratitudine del suo servizio così profondo, serio e competente fatto alla Congregazione e alla chiesa, è stato bibliotecario privato di Paolo VI e da lui definito intelligente collaboratore della Santa Sede, di consegnarlo a voi, giovani confratelli guanelliani, che affrontate l’avventura stupenda di essere servitori dell’annuncioe testimoni del Risorto.
Ho colto quattro aspetti di questa riflessione di don Attilio Beria per offrire a ciascuno di voi un tracciato sicuro per il cammino già iniziato da tempo con la chiamata che il Signore vi ha rivolto, ma che da oggi assume maggior responsabilità: consacrati per sempre, appartenenti a Dio in eterno, al servizio di Dio e dell’uomo con tutta la vita e per tutta la vita.
1). Ascolta con uguale orecchio il Dio vivente e l’uomo vivente.
Quanta sapienza in questo consiglio: siete stati tratti da Dio da in mezzo agli uomini e costituiti da Dio a favore degli uomini (Lettera agli Ebrei). Papa Francesco ce lo ha ricordato proprio nella Messa del Crisma di quest’anno: “Unti per ungere. Ungiamo distribuendo noi stessi, distribuendo la nostra vocazione e il nostro cuore”. In questo ambito, non in altri si dovrà giocare tutta la vostra esistenza. Dio e l’uomo dovranno sempre e comunque trovare accoglienza e ascolto vero, profondo, disponibile nella vostra vita. Quanta guanellianità vi leggiamo in questo augurio: don Guanella è l’uomo che ha saputo coniugare con eccellenza l’ascolto di Dio e del povero. La voce del povero nella sua esistenza si è sovrapposta e identificata a quella del suo Signore. Vi avverte don Attilio che arriverà il momento anche per voi che in questa fusione di ascolto diventerà anche difficile distinguere la voce di Dio da quella dell’uomo. Non abbiate paura: in quella tappa le parole che allora ascolterete “saranno dell’Uomo-Dio, Gesù Cristo”.
2). Parla con Dio prima di parlare di Dio
Il secondo consiglio tratto dallo scritto di don Attilio è quello di “parlare con Dio, prima di parlare di Dio”. Sì avete studiato teologia e tutti avete superato sia il corso fondamentale come la specializzazione con ottimi risultati. Siete quasi tutti ormai dottori in sacra teologia! Ma è di un'altra sapienza che avete diuturno bisogno: conoscere e fare la volontà di Dio. L’ascolto di Dio, l’apertura del cuore, più che dell’orecchio al suo progetto d’amore su di voi, vi renderà veri sapienti, certamente più di quanto vi hanno dato le l’Università. Vi ricordate i profeti? Voi, dopo che con il Battesimo, lo diventerete nella realtà da domani nel ministero dell’Ordine sacro: persone che sono animate completamente dalla Parola e dalla volontà di colui che vi manda. Servitori di un altro: di Gesù Cristo appunto, il Dio vivo, il Risorto da morte, Colui che è sempre presente in mezzo a noi. E’ allora indispensabile sapere cosa vuole lui da te e cosa vuole dagli altri ai quali ti manda. Tu non lo sai ancora, ed è proprio in questo ascoltare, meditare, contemplare e ruminare la sua Parola che diventerà fecondo il tuo dire e il tuo fare. Mi ricordo una frase tanto sapiente di una immaginetta della professione perpetua di una suora: Parlami, Signore, e io vivrò! Come all’inizio dei tempi quando Dio ha parlato e creato nello stesso tempo, solo pronunciando la Parola, incarnando concretamente la sua volontà. Pensate alla sofferenza di tanti santi quando Dio non parlava loro, quando apparentemente c’era aridità nella loro vita, quando Lui sembrava lontano, muto, distratto su ciò che a loro capitava. Celebreremo lunedì la Beata suor Chiara: è una di questi santi. Parlare con Dio è indispensabile, dunque, per poter parlare agli uomini di Lui.
3). Impegnati con tutto te stesso, con audacia, dominio di te, libertà. Non dimenticare un pizzico di humour come segno di distacco, di coscienza di essere servo inutile.
Eppure non tutto dipende solo dal Signore. In parte molto dipende anche da te, uomo, confratello, ministro, consacrato. Non ti è lecito essere trasandato nel ministero, nel servizio, nella preghiera, nella vita spirituale, nella carità. Certo dovrai combattere perché mai nessuno vi dirà che consacrare la vita a Dio, appartenere a Dio, essere a disposizione di Dio è cosa facile, non costa nulla. Sarebbe uno sprovveduto chi vi ha fatto o vi farà un simile discorso. Stare dalla parte di Dio costa fatica, dominio di sé, impegno a non lasciarsi condurre dai propri limiti e fragilità, è combattimento, è vittoria da riportare tutte le volte. Essere casti, poveri obbedienti non è vita da smidollati, da superficiali, da disimpegnati, da qualunquisti. No! Costa, costa! E’ vita da forti, da tenaci, da perseveranti, da costanti, da innamorati.
Don Attilio vi suggerisce di fare una risata qualche volta sui vostri limiti. Nessuno è perfetto e saperlo riconoscere è maturità, anche nella fede. E’ riporre fiducia e confidenza in Uno che ha vinto il mondo, il peccato, la morte e sta accanto a noi perché dove non arriviamo noi, arriva Lui.
4). Il seme è gettato, ora tocca a un Altro di farlo fruttare. Prega per coloro che ti hanno ascoltato perché la Parola sia in loro feconda.
Dopo che tu hai fatto tutto quello che dovevi fare, da protagonista anche, ritorni ad essere servo inutile, servo che non può mettere in campo pretese, guadagni da riscuotere, posti di rilievo da esigere come ricompensa. Hai fatto semplicemente quello che avresti dovuto fare e niente più. Capite miei cari giovani confratelli che se non sarete capaci di mettere in campo ogni volta il per chi avete fatto ciò che avete fatto, qualche volta sarà dura davvero accettare la sconfitta, abbassare la testa e ricominciare da capo senza aver ricevuto sul petto nessuna medaglia al valore da mostrare orgogliosi agli altri. Ma noi dobbiamo essere quelli della logica:…”e il Padre tuo che vede nel segreto ti ricompenserà”.
D’altro canto diventa chiaro fin da ora che è Lui che deve crescere, non noi. Don Guanella ci ha educati a vivere con attenzione e impegno fino a mezzanotte, dando il massimo delle nostre capacità, ma poi andiamo pure a dormire, prendiamoci pure il riposo, lasciamo la scena con la certezza che Colui che veglia su di noi e sul mondo porterà a termine e nel migliore dei modi quanto da noi magari appena abbozzato.
Stupendo il consiglio finale di don Beria: prega per coloro che ti hanno ascoltato o incontrato nel tuo ministero perché ciò che hai seminato diventi fecondo. Impariamo cari confratelli a vincere l’individualismo e l’autoreferenzialità con il coinvolgimento di Dio nel nostro esercizio, qualunque esso sia. Sarai Superiore, parroco, direttore di attività, economo, padre spirituale, semplice confratello di una comunità, ricorda sempre: nessuno ti appartiene, gli altri sono tutti di Dio, i progetti che ti trovi tra le mani sono di Dio, non sei padrone di niente e di nessuno, ma servo di Dio e di tutti. Questa è la prospettiva che piano piano dovrà anche diventare entusiasmante! Al termine di ogni azione di carità prega per le persone che ti hanno ascoltato o incontrato o che tu hai servito, chiedi allo Spirito che quanto seminato in loro giunga a fruttificazione abbondante.
Certo voi entrate, oggi, in questa grande famiglia di don Guanella, 600 confratelli, 24 nazioni nelle quali siamo presenti; vi entrate a pieno titolo con la professione perpetua, ma dovete sapere da subito molto bene che non tutti quelli che ci sono già dentro sono santi! Incontrerete insieme ai santi tanti poveri, tanta miseria umana e spirituale anche tra le fila di coloro che vi hanno preceduto in questa avventura. La fragilità alberga anche nelle comunità guanelliane della nostra Congregazione, tra di noi, non ne siamo immuni!
Che fare allora…adeguarvi allo stile che troverete. Dio ve ne liberi, cari confratelli neo professanti. Davanti a lui non sarete mai giustificati dal solo fatto che gli altri fanno così, che chi dovrebbe darvi l’esempio alla fine non ve lo da! A Paolo Cristo ha detto un giorno: “Ti basta la mia grazia!”.
Dallo Spirito, oggi, siete messi nella pasta della nostra Congregazione non come semplice acqua per impastare la farina, ma come lievito, che la deve far elevare e rendere pronta a compiere quella volontà che gli verrà chiesta dal Signore; e il lievito non va mai a chiedere alla farina se vuole o non vuole lievitare, la fa lievitare e basta! Che decisione meravigliosa e profetica la vostra di questa sera con la professione religiosa: sono lievito che farò comunque lievitare la Congregazione e non perderò per nessuno motivo il valore profondo che ho ricevuto da Dio come dono e che devo trasmettere come Suo regalo agli altri.
Auguri, cari confratelli professanti, permetteteci di sognarvi così e a voi la nostra gratitudine eterna se così sarete davvero in mezzo a noi. Amen.

Padre Umberto Brugnoni

 

Auguri di Pasqua

Cari confratelli,

un breve pensiero di augurio e prospettiva per vivere concretamente la Pasqua del Signore in noi stessi e nelle nostre relazioni comunitarie. Non può che essere giocato questo augurio sulla carità che è il cuore per eccellenza del nostro carisma e spiritualità.
La carità è anzitutto «elezione», cioè amore che chiama e sceglie un popolo in vista di un progetto (cf. Ef 1,4). Cogliamo già in questo schema teologico i due aspetti contenuti nel concetto di agapē: da una parte l’iniziativa divina e dall’altra la risposta vocazionale affidata alla libertà umana. Se vuoi….
La dinamica della carità, non è più un dovere legale, ma personifica essenzialmente Cristo. In Rm 5,8 si afferma: «Dio dimostra il suo amore verso di noi perché, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi».
L’avvenimento della salvezza è realtà da cui nulla potrà mai più separarci (cf. Rm 8,31-39): la carità si colloca nella connessione tra cristologia e soteriologia, a tal punto che Paolo definisce l’agapē «frutto dello Spirito» e soggetto delle relazioni ecclesiali (cf. 2Cor 5,14), a cui ciascun credente deve aspirare come alla «via più eccellente» (cf. 1Cor 12,31).
La carità rivelata nel mistero pasquale ed accolta nella fede diventa dinamica spirituale nel cuore dei credenti e «riassume» tutti i precetti della legge: «Il precetto: Non commettere adulterio, non uccidere, non rubare, non desiderare e qualsiasi altro comandamento, si riassume in queste parole: Amerai il prossimo tuo come te stesso. L'amore non fa nessun male al prossimo: pieno compimento della legge è l'amore» (Rm 13,9-10). L’Apostolo Paolo raccomanda l’«amore reciproco e fraterno» (1Cor 9,20s.; 10,24; 13,5; Gal 6,2; Rm 12,10; 1Ts 3,3,12) ricordando che solo mediante la carità si vive il servizio (Gal 5,6.13) e si cresce nella vera ricchezza di Dio (Fil 1,9). La carità è il cuore della Chiesa e della nostra missione.
Buona Pasqua, confratelli, nell’impegno di vivere il meglio possibile la carità. Auguri!

Padre Umberto Brugnoni

5 Aprile 1886

Confratelli, Consorelle, Cooperatori e laici legati a noi in qualunque modo.

Nessun giorno è qualunque, perché ogni giorno porta con sé una grazia speciale, ma il 5 aprile per chi ama don Guanella è memoria di un gesto talmente efficace che arriva ancora a noi dopo 133 anni, da quel 1886.
Un gesto in sé semplice, impercettibile ai più e modesto, molto modesto nella forma. Ma nella sua profonditá veniva da speranze, lacrime e tentativi lontani.
Quella sera partiva dal porticciolo di Pianello Lario il primo gruppo che avrebbe dato vita alla Casa Madre di Como, stabilendosi in quella che don Guanella chiama in quasi tutte le memorie ‘la casetta’.
Cosí iniziano le opere di Dio, ci ricorda il Fondatore, con poco e senza clamori perché chi vuole essere segno del Regno di Dio non deve solo avere chiaro il fine da raggiungere -l’annuncio del Vangelo ai poveri- ma anche la strada da percorrere per arrivarci e la strada non deve mai essere quella della potenza di mezzi e strutture o del clamore delle grandi pubblicità, ma quella della povertà.
Da anni i Consigli generali dell’Opera stanno perseguendo nelle nuove fondazioni questo criterio: le nostre devono essere, almeno in partenza, casette, con piccoli servitori e senza grandi apparati, poi la Provvidenza aprirà la strada per essere segno evidente e attraente, sempre a gloria di Dio. Non ci disturbi e limiti la povertà di mezzi, strutture e personale, anzi!
È ciò che vorrei ricordare a me stesso e a tutti voi in questo 133º anniversario della barca che da Pianello partì per Como. Don Guanella lo aveva codificato con le famose 4 ‘f’: fame, freddo, fumo, fastidi. Fuori da questo schema il rischio potrebbe arrivare fino alla idolatria dei mezzi e quindi del potere e quindi del denaro, che non si addice ai discepoli di Cristo.
Dio guarda all’offerta di noi stessi non alla potenza dell’apparato e quando don Guanella racconta degli inizi unisce sempre il ricordo di un’offerta di sé “fino allo stremo delle forze”.
Auguro a tutti di ripensare oggi con una certa inquietudine questo spenderci “fino allo stremo delle forze” e il resto lo fa Dio, portando a compimento le nostre azioni.
Buon anniversario e auguri soprattutto a coloro che hanno il privilegio e il compito di servire nella Casa Madre delle nostre opere e a Pianello Lario.

Roma, 5 aprile 2019

Padre Umberto

24 Marzo 1908: Una notte non più dimenticata

Cari Confratelli,
Si avvicina la data a noi cara della Vigilia dell’Annunciazione e vorrei orientare l’attenzione di tutti noi a quel momento che la tradizione ha scolpito come pietra miliare della nostra piccola storia di Congregazione, il 24 marzo 1908.
Nel 1928, ricordando il ventesimo anniversario di quell’evento, don Mazzucchi ricordava commosso i sentimenti di quella “notte non più dimenticata”, lui che era il più giovane dei dodici confratelli che professarono, avendo solo 24 anni di età e poco più di due anni di ordinazione.

I sentimenti del Fondatore, al di lá delle circostanze
Non voglio ricostruire gli eventi dal punto di vista storico perchè non è il mio campo di riflessione e rimando per questo ad alcuni studi già noti e in parte pubblicati, a firma di don Bruno Capparoni, di don Nino Minetti, di Suor Michela Carrozzino, di Fabio Pallotta, e altri prima ancora, tutti pregevoli e dettagliati.
Credo, tuttavia, che dovremmo dedicare maggiore attenzione e una ricerca più mirata allo sviluppo storico della nostra Congregazione sotto il profilo interiore del Fondatore.
Se è interessante seguire lo sviluppo esteriore degli avvenimenti che portarono dopo non poche fatiche e sofferenze, alla professione dei voti religiosi di quella sera del 24 marzo 1908, mi pare molto più utile rintracciare la risonanza interiore di quei giorni nell’animo del Fondatore. L’epistolario di don Luigi, soprattutto nel carteggio con il redentorista padre Claudio Benedetti, e il n. 18 della collana Saggi storici, che anch’io ho appena riletto, ci offre una pista privilegiata per intravedere come il Fondatore attraversava le prove del cammino e intuire la luce che lo guidava, a dispetto delle contrarietà, dei dispiaceri, delle strettezze di vedute di molti suoi contemporanei.
Quello che mi sorprende è che dentro una molteplicità di eventi e di incontri, non tutti benevoli, don Guanella porta a termine la sua missione. Forte della certezza del Padre, avanza contro corrente, portando a compimento la sua promessa di costruire la sua famiglia religiosa nella fedeltà alla Chiesa, dentro la Chiesa, mai fuori o contro, mai in parallelo.

L’incontro con un amico
Molto spesso così ci accompagna il Signore, col dono di un amico, così ci visita coi suoi angeli. Da anni don Luigi correva da un ufficio all’altro della Curia romana. Molte volte aveva dovuto salire e scendere le scale del nuovo dicastero per gli Istituti religiosi, a giorni euforico per le promesse ricevute e a giorni rattristato per le complicazioni che sorgevano.
Dio buono gli fece incontrare padre Claudio Benedetti, che lavorava a quel dicastero come consultore; un uomo che seppe guidare don Luigi e la congregazione nell’iter verso l’approvazione e la stabilità.
Tra i due nasce un’intesa eccezionale e nel loro carteggio troviamo rimproveri, ammonizioni, frasi anche forti, come pure delicatezze, ringraziamenti commossi e autentiche perle spirituali. La situazione si rovescia con la morte di don Guanella e padre Benedetti, che prima era guida e maestro, si trasforma in discepolo devoto e affezionato al punto di voler scrivere di suo pugno la testimonianza per i Processi perchè le cose andavano per le lunghe e lui, anziano, temeva di morire e non poter arrivare a esternare l’ammirazione per un santo.
Scrisse di don Luigi, nella sua eccezionale testimonianza, usando dieci aggettivi per noi oggi tanto utili e propositivi:

“Fino alla sua preziosa morte egli nulla fece senza il mio parere, senza il mio consiglio…
Se io, seguendo l’indole, talvolta era diffuso, egli sempre prudente, parco, ponderato; se la foga del mio dire mi portava a qualche gesto smodato, a qualche parola d’impazienza, a qualsiasi moto primo, egli sempre, nel venire, nell’andare, nel conversare, in qualunque azione, in qualunque tratto, umile, dimesso, paziente, mite, inalterabile, riconoscente, grato, esemplare tanto, che nei tanti anni che l’ho trattato, e sì frequentemente, non potrei dire di aver notato in lui una menda da correggersi, un neo…era un santo!”(Testimonianza Claudio Benedetti, Saggi Storici n. 18, pag 259).

Emerge da queste parole tutto l’animo di don Guanella ed è il punto sul quale vorrei esortare tutti. Entriamo nel suo cuore, apprendiamo il suo modo di stare in rapporto con Dio, con le persone, con i fatti della vita.
Era certamente la scuola spirituale dell’Imitazione di Cristo e di Sant’Ignazio che nei suoi Esercizi Spirituali parlava di ’indifferenza’, essere indifferenti ai propri gusti per essere obbedienti alla volontà di Dio, guardare con gli occhi di Dio e fuori da prospettive parziali.
Don Guanella aveva assimilato da quella spiritualità, che tanto lo affascinava, che lo scopo della vita spirituale e del discernimento consisteva prima nel liberarsi dagli affetti disordinati e solo dopo nel disporsi a cercare la volontà di Dio nell’organizzazione della propria vita.
Per un buon discernimento l’indifferenza, che si ottiene morendo un poco ai propri desideri, è necessaria, altrimenti -dice l’Imitazione- la tristezza è alla porta per ciò che non si ottiene, si può diventare aggressivi se qualcuno si oppone a noi e non ci accontenta. In altre parole si diventa schiavi e si rischia di parlare e agire -dice Sant’Ignazio- secondo lo spirito malvagio e non secondo lo spirito buono.
Chiedo a tutti voi, cari Confratelli, specie in questo tempo quaresimale, di riflettere insieme con me su questa operazione di liberarsi dagli affetti disordinati per raggiungere una sana indifferenza che non è passività, ma libertà perchè significa dire no a certi desideri che ci assillano e ci tengono in schiavitù, come le nostre visioni esasperate, i capricci, i puntigli, le ambizioni smodate che possono rivelare un desiderio di potere, l’insistenza su metodi e stili che ci hanno già fatto male, lo schierarci a favore di qualcuno o contro qualcun altro come nelle peggiori tifoserie sportive, il ricatto sottile per cui o uno è accontentato in quello che chiede o lascia tutto, il confrontarsi con gli altri e pensare sempre di essere vittime di ingiustizie e incomprensioni, la tendenza a giudicare i comportamenti altrui senza mai entrare nel profondo di sè e pescare nel torbido del proprio cuore.
A volte mi pare che la tentazione più frequente e più pericolosa tra noi sia quella di credere che sia la struttura a non funzionare, il governo centrale o provinciale o locale, l’organizzazione, la distribuzione dei ruoli. Cari confratelli, la struttura è struttura ed è funzionale e mai troveremo quella impeccabile, ma è il cuore che deve cambiare e la quaresima ce lo ricorda continuamente.
Ci ricorda di non cercare fuori il difetto del congegno, ma dentro.

Quella sera con Maria
Umiliazioni e attese infinite, rimproveri, dubbi, avevano segnato quei dieci o dodici anni che durò l’iter dell’approvazione e poi c’era da trascinare i fratelli, convincere o esortare, perchè per alcuni quella professione non aveva senso e non era necessaria.
Con voi, allora, vorrei interrogare il nostro padre, don Luigi.
Come hai vissuto quelle ore don Guanella? Che ti ha detto il Signore? Tu cosa gli hai risposto?
Potremmo interrogare i compagni di quella notte, don Mazzucchi più di ogni altro, che sul Charitas a più riprese e nella sua biografia racconta di quella vigilia dell’Annunciazione, piena della gioia di Maria ma anche della sua sorpresa, delle domande sul futuro, di qualche piccola paura, di qualche ragionevole dubbio.
Don Guanella ci consegnò la devozione alla Madonna della Provvidenza, alla Madonna del Lavoro, ma il primo titolo che aveva quasi stregato il suo giovane cuore era quello dell’Immacolata Concezione di Maria. Aveva dodici anni quando fu proclamato il dogma e neppure sedici quando iniziarono le apparizioni di Lourdes che lo affascinarono sempre.
Anche in quell’inverno 1908, qualche settimana prima della famosa professione di Como, aveva fatto erigere un oratorio alla Madonna di Lourdes nella casa di San Pancrazio, proprio l’11 febbraio e non era il primo, poichè quell’immagine era venerata in quasi tutte le sue case.
Non vi sembra che possa aver imparato tanto da quella storia della ragazzina presa per pazza e visionaria, del suo parroco Peyramale prudente e lento, dei nemici pronti a diffamare, deridere, condannare? Davanti alle vicende della sua storia a me sembra proprio che don Luigi ne aveva fatto un suo programma di vita stimolante: fidarsi di Dio, attendere, pregare, insistere senza stancarsi.
Don Mazzuchi racconta di quella sera.
Avevano organizzato tre giorni di ritiro predicati da don Luigi. Il martedì 24 marzo, di sera, professarono e alla fine don Luigi volle parlare ancora, tra le lacrime di tutti. Scrive don Mazzucchi:
“Quando lo udimmo ringraziarci commosso, egli il martire di tante fatiche e di tanti dolori passati…, il padre sempre generoso di compatimento e inestimabile nel suo amore per noi colpevoli di riluttanze e di indolenze spirituali…; quando lo udimmo ringraziarci… , oh! allora il nostro cuore non ne potè più e versammo lacrime di amore, di tripudio santo, di pentimento, di riconoscenza, che ci segnarono nell’anima un solco da non cancellarsi mai”.
Non si è ancora cancellato quel solco, ci stiamo dentro anche noi, forse meno commossi, ma ci stiamo dentro.
Chiedo a tutti, cari Confratelli, di ripensare la nostra consacrazione come una fortuna con la gratitudine di chi è stato raggiunto, senza troppo merito, da una proposta di Paradiso.
Alle comunità che possono farlo chiedo di riunirsi davanti al Signore e leggere insieme quella pagina della Biografia scritta da don Mazzucchi.

Grazie don Luigi.
A te, ai compagni di allora, a quelli delle generazioni successive che sono arrivate fino a noi.
Maria veglia con la tua Provvidenza di madre su questi figli che siamo noi.
Donaci altri ragazzi, giovani, commossi e capaci, come quelli di quella sera, di mettere in gioco la loro gioventù per Dio e per la causa dei poveri e facci degni di riceverli e sostenerli nel cammino.
Buon anniversario della nostra nascita come religiosi.


Roma, 24 marzo 2019

Padre Umberto Brugnoni

Saluto a Don Ruben Dario Vargas Villamizar

Carissimi Confratelli, Consorelle, Laici guanelliani,

All’inizio di questo anno nuovo il saluto e l’augurio della pace e della serenità di Cristo.
All’alba del 6 gennaio scorso, giorno della Epifania del Signore, si è spento nell’ospedale di Moncloa di Madrid il nostro giovane confratello don Ruben Dario Vargas Villamizar. Aveva 45 anni e da 42 giorni era sacerdote del Signore. Questo giovane confratello, per il quale abbiamo tutti pregato in questi mesi della sua sofferenza e calvario, è passato in mezzo a noi lasciando in dono serenità e pace del cuore.
Dopo aver frequentato gli studi di filosofia e parte della teologia in Colombia, suo Paese di origine, era stato mandato dal Superiore provinciale a Madrid per l’esperienza del tirocinio e lì incontra e incomincia a vivere la salita al calvario nella sofferenza. Un tumore si presenta sulla sua gamba sinistra prima in forma minuscola e poi sempre in maniera più evidente. Visite all’ospedale, quattro interventi chirurgici, chemioterapia che produce sul suo volto e sulle sue mani piaghe dolorose e insopportabili. Ho visto alcune foto di quei giorni e mi è sembrato spontaneo paragonarlo al povero Giobbe.
Ha continuato, ciò nonostante, a vivere il suo servizio sia con i ragazzi di Avventura 2000 che nella nostra parrocchia san Joaquin come catechista.
In accordo con i suoi Superiori ha professato i voti religiosi in perpetuo il 26 maggio 2018 nella ricorrenza dell’Ordinazione sacerdotale del Fondatore san Luigi Guanella.
Intanto il male, purtroppo, continuava il suo percorso espandendosi in diverse parti del suo corpo. Più volte ha dovuto ricorrere ai medici e all’ospedale per essere un poco sollevato dal dolore.
In accordo con il cardinale di Madrid si è pensato di arricchire la sua vita così provata con il dono del sacerdozio e proprio nella solennità di Cristo Re dell’Universo, lo scorso 25 novembre 2018, il vescovo ausiliare di Madrid, grande amico della nostra comunità lo ha ordinato diacono e sacerdote nella stessa liturgia eucaristica.
In quella occasione don Ruben volle parlare con il Consiglio provinciale e il Padre generale presenti in Madrid per la sua ordinazione.
Con tanta serenità e pace del cuore comunicava la sua convinzione che il male lo stava portando al termine del suo cammino, la disponibilità a offrire la sua vita per il bene della Congregazione. Comunicò anche il suo desiderio di poter essere sepolto nella tomba dove altri confratelli guanelliani già riposavano nella pace e in attesa della risurrezione.
Il giorno 25 novembre fu una giornata di grande manifestazione di fede sia da parte di Ruben che del popolo della nostra parrocchia accorso numeroso per stringersi attorno a lui. Era felice, e lo manifestò più volte e in più modi quel giorno, per il regalo che indegnamente gli era stato fatto dal Signore e dalla chiesa.
Il giorno dopo celebrò la sua prima Messa nella semplicità di un giorno feriale, con poca gente, ma con tutta la sua attenzione e partecipazione al mistero che si stava realizzando nelle sue mani. Ringraziò ancora Dio e tutti noi presenti per il dono ricevuto.
E continuò questa serenità e dedizione nel celebrare la cena del Signore fino all’ultimo giorno della sua vita. La sera del 5 gennaio scorso aveva infatti presieduto la Messa della vigilia dell’Epifania con la solita gioia e passione spirituale.
Poi durante la serata un suo improvviso malessere ha costretto i confratelli a ricoverarlo d’urgenza all’ospedale dove, dopo meno di 30 minuti, rendeva la sua bella anima a Dio-Padre.
La stessa sera della Epifania il saluto, nella celebrazione eucaristica, di tanti fratelli e sorelle che gli hanno voluto bene. La presenza del suo vescovo consacrante che commosso ha esordito: pochi giorni fa ti ho trasmesso lo spirito dell’ordine sacro ora ti immetto nella realtà del cielo a contemplare per sempre Cristo sacerdote.
Le ceneri di don Ruben raccolte in un’urna, come desiderato da sua madre, partiranno per la Colombia nei prossimi giorni. Desiderava tanto far visita alla sua famiglia e al suo popolo come sacerdote per una celebrazione eucaristica con loro, ora li raggiunge per restare sempre con loro come seme fecondo di fede e di amore.

Quale la sua eredità spirituale, amici?
1). Fede in Dio Padre-provvidente
2). Amore alla Congregazione per la quale è stato pronto al sacrificio della vita
3). Soffrire nel corpo ma con la serenità sul volto
4) Teso con speranza verso l’incontro felice con Dio Padre.

Ha terminato la sua corsa proprio all’alba della grande solennità della Epifania; ha voluto seguire la sua stella che attraverso tante vicende lo ha condotto fino alla sua Betlemme. Là dove appunto la stella si è posata, don Ruben ha voluto entrare per restare sempre con il suo Signore.
Grazie Ruben per la tua preziosa testimonianza.
La tua Famiglia religiosa è fiera di averti avuto come figlio in questi anni del tuo cammino vocazionale ed è orgogliosa oggi di presentare te come esempio a chi resta ancora sul cammino dietro la propria stella in attesa del grande incontro della eternità.
A te affidiamo l’intera Famiglia guanelliana sparsa in tutto il mondo. Intercedi per lei presso il Padre perché sappia effondere sugli uomini che incontra e serve l’amore paterno e misericordioso di Dio.
Riposa in pace Ruben in attesa della Risurrezione finale.
La tua Famiglia religiosa.

Roma 9 gennaio 2019

Padre Umberto.

Saluto a Don Pietro Pasquali

“Ti rendo lode, o Padre” (Luca 10)

Signore Gesù, che tornerai alla fine dei tempi e che sempre ritorni per chi ti cerca, ecco la tua famiglia riunita per un atto di fede nella tua vittoria sulla morte, ma anche per un impulso d’amore e di riconoscenza.

Ecco don Pietro, qui c’è solo una parte della Famiglia di don Guanella, della tua famiglia per la quale sei stato un segno, aprendo cammini a volte nuovi, altre volte già battuti, ma nascosti dalle erbacce, sempre col tuo passo da camminatore, come quando salivi le creste dei Monti che tanto amavi. Capo cordata e guida sicura, posta dalla Provvidenza per dare sicurezza e slancio ai nostri cammini. Qui c’è solo una parte, ma nei cinque continenti oggi la voce dei figli e delle figlie di don Guanella dice le parole del Salmo responsoriale che abbiamo appena pregato, pensando a te.

(Salmo responsoriale)
“Dio, dà al re il tuo giudizio, al figlio del re la tua giustizia; regga con giustizia il tuo popolo, i tuoi poveri con rettitudine”. È la descrizione di un sogno; il salmista sa che la terra di Israele è piccola, minacciata dai popoli confinanti, spesso malgovernata dai propri re. Allora invoca il Signore: “Mandacene uno degno. Donaci uno che governi con onestà e giustizia”. Chiede un capo per il suo popolo che non governi solo “in nome di Dio”, ma “come Dio vuole”. Un re così non viene dalla successione dinastica, è solo dono di Dio. Questo è stato per noi don Pietro. Una guida regalata da Dio.
Per arrivare ad essere il capo che la Provvidenza voleva, ha dovuto lavorare anzitutto su di sé, sul suo carattere stagliato e forte, sulla sua personalità solida e granitica. Ma anche sul patrimonio affettivo e culturale ereditato dalla sua generazione, sulla formazione ricevuta.

Don Pietro nasce tra le due Guerre mondiali, si forma e diventa prete prima della riforma conciliare, insegna ed entra nel mondo del governo proprio durante gli anni della contestazione e della rivoluzione pastorale voluta dal Vaticano II, è chiamato a partecipare in prima persona a tutto il lavoro del rinnovamento della vita religiosa, dei testi costituzionali e della definizione della nostra identità di guanelliani nella Chiesa e nel mondo.
Per lui che era essenzialmente uomo di tavolino, metodico e ordinato, fu una rivoluzione esporsi a viaggi, a climi più disparati, cibi, orari, lingue, abitudini, stili propri delle terre che visitava. Eppure sotto la sua guida si aprirono frontiere nuove della nostra missione: Messico, Colombia, India, Nigeria, Filippine…i primi sondaggi in Polonia.
Pietro Pasquali che aveva 4 anni quando morì suo papà e che crebbe senza padre, è stato chiamato da Dio ad essere il padre generale, cioè il padre di tutti, di tutto. Così sono i disegni di Dio…

(Prima Lettura)
Chi ha facilitato il cammino di don Pietro? Dove ha attinto grazia e sapienza per trasformare il suo cuore e servire da padre la sua famiglia?
Lo Spirito Santo, nelle sue rinnovate effusioni e nella trama del suo percorso umano, è andato modellando l’uomo don Pietro e la sua opera, come capita sempre per gli eletti di Dio. Lo dice la lettura di Isaia di questa liturgia di Avvento: “il virgulto di Iesse” che vede posarsi su di lui lo Spirito che cura ogni paura e aiuta a superare le barriere dentro e fuori.
Tu, Padre, che “nella potenza dello Spirito Santo fai vivere e santifichi l’universo”, come diremo fra poco consacrando il pane e il vino, nella stessa potenza donaci oggi occhi per vedere e orecchi per udire perchè la morte di don Pietro, nostro superiore generale, sia occasione di esultanza e non di lutto, la stessa esultanza per cui il tuo Figlio Gesú proruppe nella preghiera sorprendente riportata dal Vangelo di oggi.

(Vangelo)
Curiosamente la preghiera dell’esultanza di Cristo non nasce dal trionfo e dal successo, dalle cose che vanno a gonfie vele e dalla vittoria su ogni contrasto. Gesù è appena tornato dalla missione, ha annunciato la parola, ma il fallimento si presenta solenne. Il Messia inviato a predicare la notizia bella è snobbato e scaricato dalle elites del paese. E come reagisce Gesù al fallimento? Al suo essere scartato e ignorato?
Loda il Padre perché ha scelto altri destinatari, loda il Padre perché ha le sue vie, loda il Padre perché ha gusti diversi e preferisce il piccolo al grande. Il sapore guanelliano di questa pagina è incantevole. Una delle frasi più citate da don Guanella, quando il mondo gli faceva notare la compagnia dimessa, povera, a volte ridicola che lo circondava era “infirma mundi elégit Deus”. La compagnia del Figlio dell’uomo è la compagnia dei nullatenenti. Dei poco colti, poco furbi, poco capaci, poco importanti. Oggi il Signore Gesù, celebrando il congedo di questo nostro padre e maestro, ci chiede di pregare il Padre con le sue stesse parole:
“Ti ringraziamo Padre, perché ti è piaciuto distribuire tra noi le tenebre e la luce, la finezza di spirito e l’ottusità, l’intuizione rapida e l’incomprensione più totale, non secondo le regole mondane
che danno vantaggio ai ricchi di risorse e di appoggi, ma secondo un ordine nuovo che viene dal tuo disegno nuovo”.
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Don Pietro, nella tua famiglia, nella nostra famiglia, anche oggi non mancano le perle e le soddisfazioni. C’è tanta luce fra noi. Ma anche gli insuccessi e gli smacchi sono molti e molto evidenti.
Anche noi ci misuriamo con un panorama che non sempre suggerisce la lode e l’esultanza, circondati da povertà di ogni tipo, personali, strutturali e circostanziali. Mettici sulla bocca il canto di Cristo, del suo Cuore libero e bello, venerato in questo Santuario:
“Ti lodo Padre, Signore del cielo e della terra”. Don Pietro, invoca da Dio per noi l’atteggiamento di Maria che vede già il mondo nuovo dove i potenti sono rovesciati e gli umili sono esaltati. Ti ricorderemo per molte cose, don Pietro. Io in particolare ne porto dentro una: avevi la capacità di puntare al midollo delle problematiche dentro quadri molto complessi, sapevi individuare il punto della questione, il nodo che tutto legava e che tutto avrebbe sciolto. Ti era naturale il cammino dal complesso al semplice. Frutto di meditazione e di attenzione. Sapevi sfrondare il secondario e accessorio per individuare il cuore delle situazioni e delle sfide. Ottienici da Dio questo discernimento.

San Luigi Guanella, nostro padre nel cammino di santità, facci capaci di raccogliere l’eredità di don Pietro, di rileggere la sua parola chiara e ragionata, pulita, misurata, fresca.
Ci ha parlato del Regno di Dio e della via da te aperta per realizzarlo. Fa che non perdiamo quest’occasione per rinnovare a Cristo la promessa di dare a lui tutto, tutto il meglio, tutto il possibile. Fino all’ultimo respiro. Così sia!

"Come morire?"

Al termine delle litanie dei Santi, esprimiamo la nostra fede con una petitio sulla morte che ci fa dire: “A subitanea morte, libera nos Domine” “da una morte improvvisa e senza preparazione, salvaci o Signore”.
Essere preso all’improvviso, senza essere preparato, è un danno supremo da cui ogni uomo vorrebbe essere liberato. Ogni uomo desidererebbe, infatti, essere avvisato, essere pronto per questo evento ultimo della sua vita. Vorrebbe che quando e come morire fosse una propria decisione. Ma non accade così, ed è giusto! Se dovessimo chiedere invece a un non credente di formulare la sua litania, la petizione si invertirebbe, senza dubbio in: dammi una morte improvvisa e senza preparazione. È desiderata una morte improvvisa, per non lasciar tempo ad una riflessione o una sofferenza prolungata, difficile da accettare e che potrebbe anche aiutare a cambiare pensiero, a convertirsi.
La tappa della morte ci insegna che viviamo in una società dove l’attitudine verso la morte sembra un tabù, una cosa nascosta, indicibile, direi anche da molti indesiderabile. La malattia e la morte sono divenute puramente problemi tecnologici, gestiti da persone o istituti tecnici specializzati e sappiamo quanto si è sviluppata in questo senso la medicina e quanto alcune correnti politiche spingono per scelte più radicali. La morte nella nostra società cessa di essere un tema anche spirituale e rimane spesso solo problema fisico da affrontare per evitare l’incremento della sofferenza.
Quanto invece dovrebbe suscitare in noi una grande consapevolezza che evitare o meno di affrontare il tema della fine della vita deriva dal rapporto che ogni uomo ha con se stesso. La memoria mortis non ha niente a che vedere con la tristezza, la paura, l’annientamento ma, come diceva Mozart, deve essere la chiave attraverso cui leggere ogni giorno il senso della nostra vita. La vita eterna non si raggiunge automaticamente, ma passa necessariamente attraverso il giudizio di Dio, un giudizio certo misericordioso che tuttavia non ci esenta dal compiere le nostre scelte di vita quotidiana con serietà e responsabilità.
Don Guanella nell’operetta “Sulla tomba dei morti” del 1883 scrive che “la vita dell’uomo in terra è un’ora che Dio buono concede perché ci si disponga alla eternità. No, no, non avete in questo mondo città di dimora. Siete pellegrini, dovete affettarvi come pellegrini. Conservatevi sgravati dal peso di peccato, vestite indumenti di virtù, sceglietevi guide celesti, un angelo tutelare, e poi affrettate il passo”.
Noi guanelliani, proprio per fedeltà al nostro carisma dobbiamo vivere, e far vivere a chi sta con noi, questo atteggiamento di consapevolezza della importanza della morte e l’esigenza di prepararsi soprattutto spiritualmente a questa tappa della nostra esistenza. E’ nostro dovere, per fedeltà alla volontà del Fondatore, promuovere questa sensibilità nella gente che accostiamo e interessarci per essere presenti là dove l’uomo sofferente sta giocando l’estrema partita della sua esistenza. Spesso è il momento della solitudine più nera, dove accanto al morente ci sono solo figure interessate per lavoro alla sua salute, ma normalmente senza alcun interesse di affetto e di partecipazione al suo dolore. Papa Benedetto ha infuso speranza in questi fratelli e sorelle nel dolore quando nella notte di Pasqua di qualche anno fa nella Omelia, facendo parlare il Risorto, trasmise quella felice notizia pasquale: “Sono risorto e ora sono sempre con te. La mia mano ti sorregge. Ovunque tu possa cadere, cadrai nelle mie mani. Sono presente perfino alla porta della morte, là dove nessuno può più accompagnarti e dove tu non puoi portare niente, là ti aspetto io e trasformo per te le tenebre in luce” (Benedetto XVI, Veglia pasquale 2007).
Una volta i giornalisti hanno chiesto a Madre Teresa quale fosse stato il giorno più felice della sua vita? Tutti aspettavano che lei dicesse: il giorno della mia prima professione o il primo giorno in cui uscii dalla mia patria”. Ma lei rispose dicendo: “oggi”, proprio oggi è il giorno più bello della mia vita. Ogni giorno lo vivo con grande cautela e con gioia come se non venisse più nessun domani. Vale dunque la pena vivere la vita con i suoi dolori, le fatiche e le gioie di ogni giorno come se non ci dovesse essere più un domani. Vale cogliere le opportunità che il Signore semina ogni giorno sul percorso della nostra vita, gustarli in pienezza ma come propedeutici a quell’ultimo giorno, a quella tappa della vita così significativa e tremenda allo stesso tempo.
Il Fondatore, parlando del fine primario del nostro Istituto invitava noi religiosi e religiose guanelliani al combattimento quotidiano verso la santità finale; scriveva: “La dottrina dei Consigli evangelici che è il compendio delle virtù esercitate da Gesù Cristo stesso, è divenuta la famosa dottrina dei veri savi e sapienti cristiani e la pratica di questa dottrina, pratica energica sino all’eroismo, pratica perseverante sino alla fine di vita, perfeziona i santi nella Chiesa di Gesù Cristo e li glorifica nel paradiso beato” (DLG, Del fine primario dell’Istituto)
Vale la pena anche lasciarsi ispirare nel vivere così orientati verso la morte da chi ci ha preceduto in questo stesso compito ed è riuscito a viverlo in pienezza. La loro morte ci deve dunque ispirare a vivere l’oggi proiettati all’attesa dell’ultimo giorno, a giocarci completamente nelle esigenze del Vangelo oggi per raccogliere domani, a metterci al servizio degli altri, a riconciliarci con i fratelli e con Dio, per vincere l’odio e raccogliere domani l’amore.
Oggi noi Servi della Carità facciamo memoria del 25° anniversario della morte di don Pietro Rech: prete semplice, gioioso che ha saputo fare della sua vita sacerdotale una dedizione appassionata alla musica e al servizio dell’altare. Semplici compiti: suonare l’organo nelle celebrazioni nella Basilica di San Giuseppe al Trionfale e seguire i ministranti nel servizio all’altare. Ha santificato i suoi ultimi anni di vita e si è preparato all’incontro con il Signore attraverso questo semplice ministero. Quanta è vera la frase di Don Guanella quando diceva: “Non è importante il tanto che si fa, ma è l’amore che si mette nel farlo”.
Un nostro giovane confratello chiamato alla Vita in modo tragico due anni fa, ci testimoniava la sua fiducia nel soccorso divino: “Il giorno della morte di mia madre una donna del mio paese mi ha presentato le condoglianze evidenziando il mio nuovo stato di orfano, ed io mi sentii in quel momento di rispondergli: ‘non sono senza la mamma, non sono orfano. So che la Madonna è la mia mamma e che a lei devo tutto, perché ha camminato con me fino ad oggi. Senza il suo supporto sarei morto”.
Che gli esempi dei confratelli, delle consorelle, dei Cooperatori e dei ragazzi e ragazze delle nostre Case che ci hanno preceduti nel Regno eterno, ci spronino ogni giorno, nel camminare verso il Regno, a fare della nostra vita una sintesi vivente e meravigliosa del dire e del fare del Signore Gesù. Amen.

Ottobre Guanelliano: tanti motivi per raccordare la nostra Preghiera…

Cari Confratelli,
E’ iniziato ieri il mese di ottobre, mese tanto particolare a tutta la chiesa per la sua sensibilità mariana e missionaria. Vorrei raggiungervi in tutte le località del mondo guanelliano per offrirvi motivi di impegno nella preghiera in questo mese.

1). E’ il mese della Festa del nostro santo Fondatore e come sua famiglia vogliamo prepararci a questa felice memoria. Ritengo che il modo migliore sia proprio quello della preghiera personale e comunitaria nella fedeltà quotidiana alla recita del santo Rosario. Preghiera tanto cara al Fondatore e tanto inculcata dalla sua spiritualità. Le nostre Costituzioni ce lo ricordano: “Con la chiesa la contempliamo nei suoi misteri e ogni giorno, con il santo rosario, l’Angelus o in altro modo, la invochiamo, gioiosi di averla madre della nostra fraternità” (C.35). Tanto più che Papa Francesco ci ha esortati in questo mese di ottobre a terminare sempre la recita del santo Rosario con l’antifona mariana: “sotto la tua protezione cerchiamo rifugio santa Madre di Dio: non disprezzare le suppliche di noi che siamo nella prova e liberaci da ogni pericolo, o vergine gloriosa e benedetta” e la preghiera all’arcangelo Michele perché difenda la chiesa nella lotta contro il male.
2). Un secondo motivo è la celebrazione del prossimo Sinodo dei vescovi sul tema dei Giovani che proprio domani prenderà qui a Roma il via. “I Giovani, la fede e il discernimento vocazionale”. Tema esaltante ma anche di tanta preoccupazione per tutti. Quella dei giovani e del discernimento vocazionale è una delle priorità sottolineata dai nostri ultimi Capitoli generali e provinciali. I giovani ci stanno davvero a cuore, ma non sempre sappiamo come stare con loro, cosa fare per loro, come farli entrare nelle nostre comunità rendendoli anche protagonisti, come camminare loro accanto nella ricerca della volontà di Dio su di noi e su di loro. D’altro canto il discernimento è proprio un imparare a decifrare come Dio mi si comunica e mi salva. Teniamo presente in questi giorni questo appuntamento così importante e affidiamolo a Maria madre della Chiesa.
3). Un terzo motivo di questo raccordo di preghiera è la salute di un nostro caro confratello colombiano: Vargas Villamizar Ruben Dario. Professo perpetuo dallo scorso mese di maggio, si trova nella comunità di Madrid, per motivi di salute. Sottoposto già a vari interventi chirurgici per cercare di sradicare un tumore, Ruben sta combattendo la sua battaglia con serenità e grande testimonianza di fede per chi lo va ad incontrare.
Vogliamo portare alla vostra conoscenza anche la stessa malattia di una cooperatrice di Madrid, la signora Amparo Fernandez, moglie del presidente del gruppo dei Cooperatori della Spagna. Affidiamo questa duplice intenzione alla intercessione di Fratel Giovanni Vaccari. La Provincia Nostra Signora di Guadalupe ha lanciato l’iniziativa di pregare una novena in questo mese di ottobre per questo motivo. Raccogliamo come congregazione questo invito lasciando ad ogni comunità organizzarsi come crede più opportuno.
4). C’è anche una quarta intenzione. La prossima domenica, 7 ottobre, si inaugurerà il Centro Missionario Guanelliano (CMG), voluto dal nostro XX CG con questa motivazione: “Organismo dipendente dal Consiglio generale e in rete con le Province e la Vice Provincia, atto a mantener desta la sensibilità missionaria della chiesa in tutte le aree geografiche della Congregazione e, quando necessario, a sostenere le realtà che necessitano di aiuti”(Mozione 9). Chiedo ad ogni Provincia di rendersi collaborante con il CMG e di sostenerne l’inizio e lo sviluppo. Direttore sarà don Luigi De Giambattista, segretario don Adriano Folonaro e l’ufficio centrale sarà presso il nostro Seminario teologico di Roma. Anche le nostre Suore hanno espresso soddisfazione e volontà di entrare in gioco con noi in questa bella esperienza di animazione missionaria. Affido alla vostra preghiera tutti i confratelli missionari lontani dalla propria Patria, e spesso anche in difficoltà di salute e di possibilità economiche. E’ vero che ognuno di noi è missionario là dove vive e opera, ma vorremmo tener presenti in questo mese specialmente quelli che vivono lontano, ancora in difficoltà ambientali, culturali, economiche. Siamo vicini a loro con l’affetto dell’essere unica famiglia e dell’appartenerci vicendevolmente.
Grazie confratelli per quanto impegnerete della vostra preghiera in questo mese di ottobre per queste intenzioni. A tutti un cordiale saluto e l’augurio di bene a nome del Consiglio generale.

Roma, 2 ottobre 2018 – Santi Angeli custodi

Padre Umberto.

Omelia XX Capitolo 28 Aprile 2018

Don Umberto: Sia Lodato Gesù Cristo
Assemblea: Sempre sia Lodato
Don Umberto: Beh, non nascondo un po di emozione e di fatica a prendere la parola in questo contesto, però un pensierino semplice penso di poterlo dire e vorrei partire dalla pagina evangelica che abbiamo ascoltato e soprattutto dall’interrogativo che Gesù fa all’apostolo e che mi frulla dalla testa da ieri, quando sono andato a leggere le letture di questa giornata. “Da tanto tempo sono con te e non mi conosci…chi ha visto me ha visto il Padre”. Ed è proprio questo interrogativo che mi ha fatto riflettere nel rileggere brevissimamente il nostro Capitolo nelle sue tematiche come risposta a quell’interrogativo.
Mi è piaciuto un confratello che durante la nostra assemblea ha raccontato un episodio semplice ma che è avvenuto già tante altre volte, la gente che entra in casa nostra e che meravigliata dice: “Ma voi avete qualcosa che non hanno gli altri, c’è qualcosa nella vostra testimonianza che attrae di più degli altri”. Ecco la nostra presenza Guanelliana nelle Comunità sparse ormai nei cinque continenti, suscita interesse, provoca l’interrogativo: “chi è che mi sta davanti, perché agisce così, quale scopo ha posto alla sua vita nel compiere quello che fa”. Se fossimo tutti capaci, e lo siamo in fondo, perché magari è per debolezza o tale che non realizziamo tutto del nostro Carisma ma la buona volontà c'è, se potessimo rispondere, quello che vedi dentro di me, quello che vedi nelle mie azioni, è opera di Dio. E' il Dio che fa il mio Fondatore, perché ecco i tre temi del Capitolo: Carisma, Interculturalità e Profezia, erano le tre tematiche che abbiamo sviluppato in questi giorni, perché ho ricevuto un Carisma, qualcuno in fondo si domanderà, che cos'è il Carisma, giustamente, è un regalo, è un dono che Dio ha fatto a ciascuno di noi, e questo dono, questo regalo lo ha fatto prima al Fondatore, San Luigi Guanella e poi a ciascuno di noi. E in che cosa consiste questo dono, avere un cuore di Padre Misericordioso. Allora ciò che dovrebbe venir fuori, trasparire, inondare le persone che ci avvicinano è proprio questa "paternità misericordiosa" che non è nostra. Ce l'ha regalata Dio, ci ha contraddistinti nei confronti degli altri, attraverso questa "paternità misericordiosa". Questo dono sublime ricevuto dal Fondatore e adesso consegnato con la nostra risposta alla chiamata che Dio ci ha fatto a ciascuno di noi. Che bello allora, pensare spesso a questo dono che ha le sue esigenze, deve essere testimoniato, deve essere vissuto, saremmo provocatori di questa umanità, di questa società, nella misura in cui noi vivremo questo Carisma perché siamo nati per questo, siamo nel mondo per questo, Dio ha inseguito la chiamata alla sequela di Suo Figlio in un contesto umano che portava già dentro di sé la progettualità per questa paternità, allora è una ricchezza in più, è un aumento di grazia è uno specificare meglio un progetto che Dio aveva già depositato come dono della sua paternità nel cuore di Gesù tra di noi. Si, abbiamo risposto quando ci ha chiamato e questo dono ha incominciato a svilupparsi e ad essere testimoniato con la nostra vita. Poi abbiamo parlato della Interculturalità, cioè l'incontro di più culture, e allora pensando a questo tema, certo la pagina evangelica ci presentava gli Apostoli che non arrivavano da continenti diversi, erano racchiusi nel "fazzoletto" della Palestina no? Però avevano caratteristiche diverse, avevano missioni da compiere diverse e non è stato facile sicuramente anche per la prima Comunità di Gerusalemme stare insieme, nonostante avessero come Maestro Gesù di Nazareth. Le difficoltà saranno emerse, e lo dicono gli atti, anche fra di loro. L'incontro di più culture, il bello del Carisma è che il Padre non lo ha dato soltanto a Don Guanella o ai preti italiani della sua terra, ma guarda caso questo amore, questo cuore fraterno di Dio allargato agli orizzonti del dono della paternità misericordiosa al mondo intero. Guardate amici che siete in fondo, guardate che sono qui presenti, membri del XX Capitolo Generale, arrivano da varie parti della terra, ognuno porta dentro di sé descritta la sua cultura, la mentalità uno stile di vita, un riferimento a dei valori recepiti all'interno della propria famiglia e che lo hanno sempre nutrito ma che ad un certo momento no sono più bastati, quando, risposto al Signore che li chiamava, hanno sentito l'esigenza di inserirsi dentro in un grande contesto di Famiglia allargata dove ciò che fa da collante è la Carità, il Vangelo, è Gesù Cristo. Interculturalità, culture che si incontrano per condividere un epicentro che da valore e consistenza in ogni latitudine della terra a quello che siamo chiamati ad essere: Guanelliani. E allora è bello vedere che con lo sforzo, perché non è facile mettere insieme i valori interculturali, però alla luce di questa paternità di Dio, di questo valore del Vangelo, è bello vedere lo sforzo in ciascuno di realizzare quello che il Vangelo ci dice, cercando di interpretarlo e poi di capirlo e poi di applicarlo alla propria cultura, e nasce uno stile di famiglia che è interculturale. Per cui i valori che portiamo dentro e che volgiamo annunciare come Famiglia Guanelliana sono valori trans-culturali, arrivano dappertutto, tutti capiscono e tutti nel servizio del Vangelo sono capaci di applicarli nella propria vita. E poi la terza parolina che è un valore grande è la Profezia e mi sono chiesto: "Chi è il Profeta?", per far capire a voi la in fondo, e i Confratelli lo insegnano bene, qui abbiamo molti sapienti anche nella Bibbia, nella Sacra Scrittura, a chi è in fondo, che cos'è il Profeta, chi è il Profeta, vorrei chiederlo anche ai (10,55?), chi è il Profeta, è uno che parla, è uno che annuncia, cioè dice con una certa forza, valori, messaggi, ma che non sono suoi. Perché tante volte il Profeta soffre in prima persona il messaggio di altri nella sua vita, deve cioè fare una formazione, una educazione all'annuncio che deve dare a se stesso alla propria esperienza. Essere Profezia oggi, è far capire la bellezza di questo Carisma che non è nostro ma è di Dio consegnato a noi e alla gente che vive accanto. Profeta è colui che risolve l'interrogativo del Vangelo. Agisco così perché sono un Guanelliano, riconosco in quell'Uomo, nella sua Profezia, nella sua testimonianza, la Guanellianità, il dono di un Carisma del Padre. Essere profeti oggi alle volte comporta sacrificio, persecuzione e non essere capiti, ma il Profeta che trae forza da Colui che lo ha mandato e abbiamo detto che la sorgente della nostra identità sta nella paternità di Dio che ci accompagna. Quando noi siamo fedeli a questa presenza di Dio, la nostra vita, risplende dice (13,11?), "...diventa trasparenza del dire e del fare di Gesù. Da tempo sono con te non mi hai ancora conosciuto? Chi vede me vede il Padre". E' l'augurio che faccio davvero con tutto il cuore ai miei confratelli che da oggi ritorneranno nelle loro comunità nelle loro Nazioni. Portate via questa esigenza, l'avete detto anche voi con espressioni belle, entusiasmanti, "E' bello essere Guanelliano", il mio compito è far leggere nella mia vita la Paternità di un Dio che ha scelto me per dire ad ogni uomo della terra, soprattutto i più poveri, che sono i prediletti delle nostre attenzioni, c'è Dio che Vi ama, ed io do la mia mano, il mio cuore, la mia mente, la mia parola, perché tu senta la vicinanza di questo Dio Amore. Sarà sempre facile? Non lo so, però rileggendo qualche espressione del Fondatore ieri sera ho voluto cogliere questa che lancio, vivo e bello qui come augurio a ciascuno di noi, proprio sopra di noi nella sua camera, sul letto di morte quando invocava dal Signore l'aiuto per passare da questa vita all'altra e Mons. Bacciarini gli rivolge quell'interrogativo: "Ma ci vuole lasciare?". Don Guanella risponde:"Io devo andare,ed è bene che io vada, ma vi prometto che dal cielo otterrò su di voi attraverso la mia preghiera la benedizione del Signore", sentiamo vivo questo Fondatore, non attraverso di me, io sono un poveraccio, ma attraverso la sua presenza spirituale che passerà attraverso le azioni che insieme al mio Consiglio compirò. Ma ciascun di voi lo senta dentro, siamo tutti figli suoi e che diventi un'esigenza fare amare il Signore come il Fondatore ha sempre detto e ci ha lasciato come eredità. Allora Grazie Don Guanella, grazie a ciascuno di voi che siete qui presenti e che il Signore vi accompagni nel cammino che prosegue.

 

VIDEO DELL'OMELIA 

 

Omelia Professioni Perpetue 26 Maggio 2018

“Voglio essere spada di fuoco nel ministero santo”. Così il nostro Fondatore 152 anni fa esprimeva il suo proposito all’inizio del suo ministero.
Voglio essere: c’è tutto lo slancio di un uomo che si impegna con un ordine, con una linea, seguendo una traiettoria ben precisa. Vi è una proiezione di identità, vi è la domanda interiore: “ma io chi voglio essere?”.
“Spada di fuoco”: indica la lotta, il sacrifico, la determinazione, il coraggio, lo zelo, il rischio. Non una vita spenta, sempre in difesa, a proteggere comodamente se stessi e vissuta pigramente a toni bassi, ma una dedizione pari al martirio.
Sono le prime professioni perpetue che ricevo all’inizio del mandato di superiore e Gioia e trepidazione sono compresenti nel mio cuore. Sono come le emozioni di un padre quando suo figlio vive una tappa importante della sua vita per di più con alcuni di voi ho proprio condiviso gomito a gomito questi ultimi tre anni della vostra avventura. Cosa posso dirvi? Qualcuno di voi potrebbe rispondermi: gli ormai proverbiali due punti di riflessione come in tutti i giorni del nostro cammino. Sì certo vi offro due punti di riflessione:

1). Cosa vi offre la Congregazione da oggi
2). Cosa dovete offrire voi da oggi alla Congregazione.

1). C’è un immagine biblica che rende l’idea. Quella del roveto ardente. Mosè togliti i calzari perché la terra che stai per calpestare è terra santa, è terra di Dio. Lo vorrei ripetere a ciascuno di voi cari professandi: state attenti la Congregazione nella quale oggi entrate a far parte in modo definitivo è terra santa, è terra di Dio. E’ progetto del Signore e non di uomini. Come ogni carisma è nata nel cuore del Padre, viene donata dallo Spirito alla sua Chiesa al mondo intero; è la sua risposta ad una invocazione umana di soccorso che Lui ha voluto ascoltare. E don Guanella l’aveva intuito molto chiaramente: tutto è di Dio, niente è mio! E’ Dio che fa!
E’ terreno dissodato e coltivato dal Signore; terreno che ha già prodotto frutti meravigliosi di santità: pensate solo a questa Casa, tra queste stesse mura quali miracoli di santità sono sbocciati: il Fondatore, Chiara Bosatta, Bacciarini, Marcellina, Leonardo e Alessandrino Mazzucchi e tanti altri anche altrove nel mondo, per tutti ricordiamo Fratel Giovanni Vaccari…oggi risplendono ai nostri occhi perché hanno calpestato questa terra dissodata da Dio. Le loro radici di sono innervate tra le zolle di questo carisma, di questa spiritualità che oggi vengono offerti anche a voi come patrimonio spirituale di valore. E’ dunque cammino sperimentato di santità, di perfezione. E’ quanto di più grande e bello abbiamo, è nostro e ve ne rendiamo partecipi, protagonisti.
Ma oggi alla distanza di anni che tipo di terreno è quello della Congregazione? Terreno mischiato di umanità e di santità. C’è l’apporto del Signore e c’è la nostra miseria che come gocce di sudore durante il lavoro della vita vanno a cadere e penetrare questa terra di santità che Dio ha preparato per noi.
Ma non vi preoccupi questo fatto cari fratelli professandi in perpetuo e voi che rinnoverete per un anno ancora la vostra dedizione, ma nemmeno a noi che ha tanti anni ormai siamo guanelliani/e. Non ci preoccupi! Vi scrivevo nella mia prima lettera pubblicata ieri a ricordo di questo anniversario del Fondatore che è proprio questa miseria, questa non perfezione che ha suscitato l’incarnazione del Signore, che ci fa scendere in campo come buoni samaritani l’uno dell’altro. Non c’è sempre perfezione tra noi e in noi è vero, ma tendiamo tutti, con fatica e dedizione quotidiana a questa meta. E questo è positivo!
2). Non entrate in questa Famiglia a gamba tesa; non dite come tanti prima di voi: da oggi si cambia, si gira pagina. E’ nata un’era nuova! Questa Famiglia ha 100 anni e più di vita, ne ha passate di purificazioni e ristrutturazioni. Ha vissuto tanti cambiamenti, si è trasformata. Si è sforzata di diventare più bella, più buona e tante volte c’è riuscita! Pensate a quante volte si è rimessa in campo nella novità della vita perché il Signore glielo esigeva, la chiesa, il mondo glielo suggerivano.
Chi sono i confratelli con i quali siete chiamati a vivere, a lavorare, a soffrire? Sono chiamati come voi, uomini con fragilità e potenzialità indescrivibili. Sì sono anche peccatori, ma che perdonati si sono rialzati in piedi e puntano decisamente verso il più, il meglio come si convieni a dei risorti con Cristo. Costruirete le vostre giornate nelle nostre comunità insieme ad uomini, a consacrati ormai convinti che gettare la spugna, vivere da sconfitti non fa parte della nostra identità guanelliana. Religiosi coraggiosi, intraprendenti, che non si arrendono mai, che hanno sempre di scorta nel cuore un motivo di speranza in più. Per questo dovete amare la nostra Famiglia, dovete sostenerla e continuamente promuoverla. Quante volte vi verrà la voglia, e forse ne avrete anche motivo, di criticarla, di non essere sulla sua stessa lunghezza d’onda, tranquilli! Importante che non vi separiate mai da lei, non coltiviate nel cuore sentimenti di rifiuto, non vi lasciate prendere dal diritto di avere sempre ragione voi e torto gli altri.
Uno dei miei predecessori affermava con orgoglio: nel mio mandato non ho mai firmato un assegno bancario. Vero, giusto riconosco l’aspetto della testimonianza della povertà vissuta da quel nostro Superiore. Io invece non vorrei mai arrivare a dover firmare decreti di richiesta di abbandono di qualcuno della famiglia, di qualcuno che afferma che non può più stare con noi e cambia casa, cambia famiglia, quando magari non tradisce o rinnega quanto ha ricevuto dalla nostra famiglia. Qualcuno che se ne va magari deluso nelle sue attese di figlio, di fratello. Riterrò questa esperienza sempre una sconfitta per la mia paternità, per la vostra fratellanza. Quando un figlio se ne va di casa, e la parabola evangelica del Figlio prodigo fa da confronto, è sempre una sconfitta per il padre, per la famiglia: vuol dire che non abbiamo fatto tutto e tutto il bene possibile per convincerlo dello sbaglio, per orientarlo diversamente.
Quella benedetta correzione fraterna, tanto raccomandata fin dalle prime battute della chiesa, sforziamoci di applicarla ai nostri giorni come metro di dialogo, di aiuto al fratello. Oggi ho bisogno io, domani hai bisogno tu di parole alle volte anche severe, ma frutto dell’amore che ti voglio, del bene che spero sempre per te.
Catechesi del Papa sul matrimonio: il segreto che ci aiuta a superare e vincere tutto: è perché ci amiamo!
Oggi, allora, entrate sì da figli amati e desiderati in questa casa, ne avete tutti i diritti e lo diremo tra poco nella liturgia della professione, ma amatela questa famiglia, amate la vostra comunità, qualunque sia, dove approderete per obbedienza e non perché avete scelto di stare con quel confratello o con quell’altro e non perché siete di quel popolo o di quell’altro. Non trattatela da albergo che vi serve solo per mangiare, dormire, farsi accudire quando siete malati. Amatela donando voi stessi, sacrificando voi stessi per lei, perdendovi nel vivere la carità di persona e vi ritroverete vivi nella carità per eccellenza che è Cristo Gesù. Amatela nella sua missione, per i beniamini che accudisce con delicatezza nelle sue case. Diventino anche i vostri beniamini, perché sono i beniamini di quel Dio per il quale avete appena detto che tutto vi è parso inadeguato di fronte alla conoscenza e all’amore di Gesù!
Cari parenti di questi confratelli presenti e lontani, nelle terre da cui provenite, col pensiero e il cuore oggi qui accanto ai vostri figli che diventano anche nostri figli: grazie per aver donato alla nostra famiglia religiosa questi prediletti, giovani buoni e forti: diventano la nostra speranza oltre che la vostra per un futuro di pienezza e di felicità per voi e noi insieme.
E voi consorelle e amici qui presenti che ci volete bene perché avete colto la ricchezza del dono che lo Spirito ha seminato nei nostri cuori di Servi della carità: continuate a pregare per noi. Il sostegno della vostra preghiera, dell’affetto e della stima ci impegnano ancora di più a fare del nostro cuore il cuore del mondo intero.
Siamo in tanti questa mattina in questo Santuario: oso una proposta: fino a quando ci ricorderemo e ne saremo capaci ogni giorno preghiamo un’Ave Maria per questi nostri figli perché sappiano riconoscere ogni giorno il miracolo della presenza di Dio nella loro vita. Amen.