Riflessioni del Superiore Generale - Opera don Guanella

Omelia del Superiore generale per le Professioni perpetue nel Teologato di Roma

 

Interpelliamo la Parola che abbiamo insieme ascoltato perché ci suggerisca qualche riflessione per la nostra celebrazione di questa sera.
         Nella prima lettura ci è stata presentata la testimonianza di Paolo, vecchio, in procinto di essere portato (costretto dallo Spirito) a Roma, ma ben animato dalla convinzione che questa è la volontà di Dio. E’ meravigliosa la sintesi che Paolo può fare della sua missione dopo la conversione: “Ho servito il Signore con tutta umiltà, tra le lacrime e le prove.. non mi sono mai tirato indietro da ciò che poteva essere utile, al fine di predicare a voi e di istruirvi…testimoniando la conversione a Dio e la fede nel Signore”. Sembrerebbe finita con queste esperienze forti la sua missione, ma, dopo questa analisi, egli intende continuare: “Lo Spirito santo mi attesta che mi attendono ancora catene e tribolazioni”. Per questo non ritiene finita la sua corsa anzi proclama solennemente che essa finirà solo quando “avrò condotto a termine il servizio che mi fu affidato dal Signore Gesù, di dare testimonianza al vangelo della grazia di Dio”.
         Gesù, prima ancora di Paolo, offre, nel Vangelo, la medesima testimonianza in riferimento alla sua vita e alla sua missione. E’ direttamente il Padre il principio, lo sviluppo e la conclusione della sua missione. E’ solo per obbedienza e amore al Padre che Gesù è stato disposto a fare tutto quello che ha fatto nella sua vita.
Ed ora al termine c’è in Gesù evidente e marcata la responsabilità che quanto ha comunicato ai suoi discepoli non vada perduto, non cada nel nulla per la debolezza e la fragilità dei suoi discepoli. Ecco, non si sente di lasciarli soli perché sono ancora inesperti, deboli nella fede, sì lo hanno seguito ma fino a che punto con convinzione? e allora, in questo discorso sacerdotale, che è il suo testamento, chiede al Padre di prenderli Lui a cuore, di usare con i suoi lo stesso metro di misura usato con lui. ”prego per coloro che tu mi hai dato, perché sono tuoi….io sono glorificato in loro”.
Quale insegnamento per voi confratelli che questa sera fate la professione perpetua o per voi che questa mattina avete rinnovato la vostra consacrazione ancora per un anno? Quale insegnamento e reazione conseguenziale per noi qui presenti religiosi/e e laici dopo l’ascolto di questi esempi che la Parola ci ha offerto?

Proviamo ad esporre due deduzioni:
1) Gesù, Paolo, don Guanella: modelli non solo da guardare, ma soprattutto da seguire, da riprodurre, certo con qualità diverse, quelle di ciascuno di noi, ma certamente con questa matrice ben delineata questa sera nella Parola proclamata; è la più sicura e certa!
La vita religiosa è un essere messi a parte, riservati per il Signore. Lo abbiamo ascoltato più volte in questo tempo pasquale da parte dello Spirito. Non siamo come gli altri, non perché siamo diversi dagli altri, perché siamo più originali, più bravi, più intelligenti, con più doti e qualità, no, certamente! ma perché è diversa la chiamata che ci è stata rivolta, quella che voi questa sera, dimostrate di aver preso sul serio come invito pressante che vi ha indotti a una decisione definitiva.
Riservati al Signore perché fondamentalmente peccatori, come Paolo il persecutore, come Pietro il rinnegatore, peccatori ma riconciliati, risanati dalla chiamata del Signore, rimessi in piedi continuamente dalla sua grazia, pur mantenendo dentro tutta la contraddizione umana che poi incrociamo giorno dopo giorno, nel tremendo quotidiano. Ma la meta è chiara; sappiamo bene dove dobbiamo arrivare prima o poi: essere come lui, identificarci a lui, perderci in lui. “Non sono più io che vivo, è Cristo che vive in me!”. Allora non perdenti, non sconfitti, ma battaglieri, soldati di Cristo, si diceva una volta nella teologia della Confermazione.
Il n 18 di VC afferma: “Il Figlio, è la via che conduce al Padre, chiama tutti coloro che il Padre gli ha dato a una sequela che ne orienta l’esistenza. Ma ad alcuni, le persone di VC, appunto, egli chiede un coinvolgimento totale, che comporta l’abbandono di ogni cosa, per vivere in intimità con lui e seguirlo dovunque egli vada”.
E poco prima nel numero 17 parlando della vocazione alla VC come tutta una iniziativa del Padre, delinea senza mezzi termini e con estrema chiarezza gli ambiti entro i quali si deve giocare questa vocazione: dedizione totale ed esclusiva, consacrazione di tutto, presente e futuro, nelle sue mani. (VC 17).
Il che vuol dire che siamo chiamati, e con la professione noi diciamo che ci stiamo, che siamo d’accordo, quindi che non subiamo, ma aderiamo liberamente, vuol dire che poi non possiamo sederci continuamente a considerare se vale la pena continuare o tornare indietro, se vale la pena dare davvero tutto o tenerci qualcosa per noi. La tentazione c’è, e verrà anche per voi come è venuta tante volte per me e per chi è qui presente questa sera accanto a voi. Può darsi anche che cediamo sotto la pressa della tentazione, della prova, che hanno tutto il desiderio di schiacciarti, opprimerti, rendere inutile ogni tuo gesto di bene, ma, confratelli, vietato stare a terra, perseverare in quella posizione che in quel momento ti può anche sembrare lecita, giusta, motivata, ma che poi in seguito, quando ti sarai rimesso in piedi non ti risulterà che tradimento d’amore di cui vergognarti.
In noi, grazie allo Spirito c’è tutta la forza del peccatore riconciliato, c’è tutta la gioia, la serenità, non sempre capita dagli altri, di colui al quale molto è stato perdonato per cui molto si sente di amare e gioire, essere grato, superando il condizionamento di quello che c’è stato prima. Avete conosciuto nello studio della teologia un Pietro, un Paolo, un Agostino, gli Apostoli e tanti altri dopo la conversione. Totalmente altre persone!
Coniugate bene allora questa sera nel silenzio del momento solenne nel quale vi prostrerete a terra queste due vincolanti parole, fondamento della costruzione della vostra vita, che da questa sera riceverà uno smalto tutto nuovo: sono totalmente di Dio sono esclusivamente di Dio!

2). Vi capita, grazie al coronavirus, di emettere la professione perpetua e ricevere il dono del sacro diaconato nella settimana della Pentecoste, alla conclusione del lungo cammino post-pasquale e nell’imminenza di accogliere il dono della missione che lo Spirito porta con sé, direttamente dal Padre. Amate, cari confratelli, lo Spirito Santo, ascoltatelo, accoglietelo nella vostra vita: è garanzia di riuscita. Da soli non ce la possiamo fare, con Lui invece tutto è possibile!
Sempre il documento VC al n. 19 ci descrive tutta la importanza e la necessità di stare con lo Spirito, di fare un tutt’uno con Lui: “E’ lo Spirito che suscita il desiderio di una risposta piena, è lui che guida la crescita di tale desiderio, portando a maturazione la risposta positiva e sostenendone poi la fedele esecuzione, è lui che forma e plasma l’animo dei chiamati, configurandoli a Cristo casto, povero e obbediente e spingendoli a far propria la sua missione. Lasciandosi guidare dallo Spirito in un incessante cammino di purificazione, essi divengono, giorno dopo giorno, persone cristiformi, prolungamento nella storia di una speciale presenza del Signore” (VC 19).
Cari confratelli: Che saremmo noi consacrati senza lo Spirito? Nulla!
E invece con Lui siamo: “prolungamento nella storia di una speciale presenza del Signore”. Quale è questa speciale presenza se non quella carismatica, quella che il nostro santo Fondatore ha colto nella intimità con il Signore e ci ha trasmesso come eredità spirituale ricca, meravigliosa, sicura, sgorgata dal cuore stesso del Padre. L’esempio di don Guanella diventi occasione di verifica e stimolo continuo a vivere bene la nostra vocazione, ripetendoci continuamente che essa è sgorgata dal cuore di Cristo, merita, dunque, attenzione, cura e rispetto.
Diventate religiosi guanelliani per sempre in questo Centro dell’Opera don Guanella, cittadella della carità, come l’ha definito san Giovanni Paolo II nella sua visita pastorale, che celebra quest’anno 100 anni della sua nascita. Avete in questi anni o in questi mesi della vostra presenza qui a Roma visto, incontrato, conosciuto e amato i ragazzi di questo Centro. Di alcuni ne avete sentito parlare tanto perché sono stati capolavori dell’amore di Dio in mezzo a noi, testimoni di quanto si può amare, essere gioiosi pur su un lettino o una carrozzella di sofferenza. Ora ritornerete nella vostra Patria, in quella terra nella quale Dio vi ha cercato, vi ha scelti singolarmente, vi ha voluti per Lui, per affidarvi una missione specifica: essere prolungamento del suo amore di Padre per gli ultimi. Ricordatelo sempre: don Guanella ha letto nella chiamata di un guanelliano questa premura, questa attrazione profonda, questa passione caratteristica: “il più abbandonato di tutti, quello che gli altri hanno rifiutato, accoglietelo voi, mettetelo a mensa con voi, perché questi è Gesù Cristo”.
Quell’ideale che proprio come oggi, 154 anni fa si concretizzava nel Fondatore: “Voglio essere spada di fuoco nel ministero santo”, diventi anche il vostro proposito di religiosi guanelliani.
Voglio essere: chiaramente è un atto di volontà, non un pio desiderio del momento; è un progetto di vita, non un sogno esaltante di una tappa sublime della vita ; è un giuramento di fedeltà al Dio che proprio nella fedeltà gioca tutto di se stesso e non viene mai meno, non si smentisce.
Ecco così vi pensiamo, così vorremmo incontrarvi negli anni futuri, nella missione che vi aspetta e non solo in India o in Africa, o in Italia, ma nel mondo intero dove Dio abita, vi chiama e ha bisogno di voi. Fissate bene nella mente che a Lui e non al superiore di turno dovete obbedire, a Lui date la disponibilità per il mondo. Noi superiori passiamo, Lui resta fedele sempre, “sarò sempre con voi”, chiama sempre, ricompensa sempre! Così vorremmo che di voi possa dire la gente che assaporerà il vostro ministero: questo religioso continua nella sua vita l’esempio del suo fondatore, l’esempio del suo maestro, Gesù, il risorto! Ce lo rende presente con la sua vita!
Cari confratelli, a nome di tutta la Congregazione, di tutta la Famiglia guanelliana sparsa nel mondo, a nome dei vostri familiari presenti spiritualmente questa sera nella nostra chiesa del Buon Pastore, a nome di tutti i poveri, gli ultimi delle nostre case sparse nei cinque continenti: grazie per aver aderito alla chiamata del Signore. Bravi! Complimenti!
E Auguri: Siate guanelliani fedeli, sulle orme del nostro santo Fondatore, lieti che Dio abbiamo guardato e scelto voi e desiderosi di dare il meglio di voi stessi perché la Sua carità trionfi sempre nel cuore di ogni uomo. Buon cammino!

Padre Umberto

 

Pentecoste 2020

Cari Confratelli,
in questa solennità di Pentecoste il Consiglio generale intende far giungere a ciascuno di voi il proprio saluto e l’augurio di una solida salute, in questo tempo ancora di pandemia, e quello di una ricca esperienza spirituale con il grande dono dello Spirito che ci viene dato.
È un mese, questo di maggio che finisce, che ha visto e toccato con mano quanto la Provvidenza del Padre non ci ha abbandonato, ma pur nelle difficoltà e sofferenze a causa del covid-19, ci ha fatto assaporare doni di predilezione e di grazia infiniti.
Proprio in questi giorni abbiamo avuto molti nuovi religiosi guanelliani che hanno professato per la prima volta o in perpetuo: Asia (India, Filippine, Vietnam), America Latina, Africa, Italia. Il Buon Dio ci sta benedicendo con la presenza ancora numerosa di seminaristi e chierici nelle nostre Case di formazione che hanno in questi giorni rinnovato la loro consacrazione a Dio per un anno e hanno celebrato le tappe dei Ministeri del Lettorato e dell’Accolitato.
La protezione del Signore si è estesa a tutta la geografia della nostra Congregazione preservandoci dal contagio del coronavirus. Tutti i confratelli, pur con diversi contagiati per la loro presenza attiva nelle case della nostra carità, sono guariti o in fase di guarigione. Certo abbiamo avuto tra i nostri ospiti, specie in Italia, molti morti, e per loro abbiamo elevato a Dio la preghiera del suffragio e l’invocazione della misericordia divina.
Ancora una volta permetteteci di ringraziare tutti coloro che si sono prodigati in questo tempo di calamità. Un grazie ai Padri Provinciali per il coordinamento e il sostegno che hanno garantito a tutte le comunità, grazie a tutti voi confratelli in prima linea nelle Case e Centri. Che bella testimonianza avete saputo dare a noi e al mondo con la vostra fedeltà, nonostante le misure che avete dovuto applicare, nelle relazioni con i nostri ospiti. Un grazie a tutto il personale, sia assistenziale che tecnico-amministrativo delle nostre Case, ai volontari per la vicinanza e condivisione di responsabilità che ci hanno fatto sentire in questo momento così preoccupante. Un grazie vogliamo dirlo anche alla Associazione ASCI e ai benefattori che non ci hanno lasciato mancare anche il loro sostegno economico in questo momento di necessità.
Ora piano piano si sta riprendendo la nostra vita e attività normale, portiamo evidenti i segni del passaggio della pandemia sia nello spirito, come memoria di un tempo di prova, di solitudine, di morte, sia a livello di un calo numerico di ospiti che ha prodotto una diminuzione degli introiti ordinari, e un incremento delle spese per le procedure igienico sanitarie richieste soprattutto ora nella gestione delle nostre strutture. Molte delle nostre Case sono in grave difficoltà economica per queste conseguenze che il coronavirus ha introdotto nelle nostre istituzioni. Non sarà facile risollevarsi da questa situazione.
Coraggio confratelli! Non perdiamo la speranza proprio in questo momento liturgico nel quale il Signore mantiene la promessa di inviare in mezzo a noi il Paracleto, lo Spirito consolatore, ma anche creatore e rinnovatore secondo le logiche del Vangelo. Affidiamoci a Lui anche nella ricerca, nello studio e riflessione comune che in questi tempi bisognerà mettere in campo per capire e affrontare nel migliore dei modi la situazione difficile che ci accompagna. Non risparmiamo tempo ed energie per questo studio, pronti anche ad assumere con coraggio le conseguenze conclusive anche quando queste comportino sacrifici, cambio di mentalità e di impostazione nella gestione futura delle nostre Opere.
Il bene che stiamo facendo nelle nostre Case di carità è rivolto ai più deboli, vulnerabili, spesso ultimi della società, prediletti dalla Divina Provvidenza, ci diceva il nostro santo Fondatore. La nostra missione è nel suo nome, lo facciamo perché Dio ci ha mandati a loro “come speciale prolungamento nella storia del suo amore di Padre” (VC 19).
Avanti, dunque, con tutta la forza, la serenità e la pace del cuore che lo Spirito ci viene a portare. Vogliamoci sempre bene e insieme affrontiamo le avversità, avremo più capacità e possibilità di superarle. Auguri!
In questo giorno in cui la liturgia ci fa ricordare un grande amico della nostra Opera, san Paolo VI, il Papa che beatificò il nostro Fondatore e il primo Papa che visitò la nostra Opera, vi lascio una preghiera allo Spirito Santo da lui composta. Preghiamola insieme in questi giorni perché anche sulla nostra cara Congregazione lo Spirito con ciascuno di noi possa scrivere pagine belle di risurrezione.


Vieni, o Spirito Santo e donami un cuore puro,
pronto ad amare Cristo Signore
con la pienezza, la profondità e la gioia che tu solo sai infondere.
Donami un cuore puro, come quello di un fanciullo
che non conosce il male se non per combatterlo e fuggirlo.
Vieni, o Spirito Santo
e donami un cuore grande, aperto alla tua parola ispiratrice
e chiuso ad ogni meschina ambizione.
Donami un cuore grande e forte capace di amare tutti,
deciso a sostenere per loro ogni prova, noia e stanchezza,
ogni delusione e offesa.
Donami un cuore grande, forte e costante fino al sacrificio,
felice solo di palpitare con il cuore di Cristo
e di compiere umilmente, fedelmente
e coraggiosamente la volontà di Dio.
Amen. (San Paolo VI)

Buona Pentecoste!

Roma, 29 maggio 2020 Padre Umberto e Consiglio

 

 

Dear Confreres,
in this solemnity of Pentecost, the General Council wishes to reach each and everyone of you with our greeting and our wish of steady health, while the period of pandemics is still on, and of a rich spiritual experience with the great gift of the Spirit that is given us.
This month of May that is about to close made us see and touch how the Father’s Providence did not abandon us, but gave us – even amidst difficulties and suffering caused by the Covid-19 – the good taste of infinite gifts of love and grace.
In these last days we had many new Guanellian religious who professed for their first time or pronounced their perpetual vows: from Asia (India, Philippines, Vietnam), Latin America, Africa, Italy. Our Good God is blessing us still with a good number of seminarians in our Formation Houses where they renewed in these days their consecration to God for a year and celebrated the stages of the Ministries of Lector and Acolyte.
God’s protection has covered the entire geography of our Congregation sparing us from the outbreak of coronavirus. All the confreres, even with several of them affected due to their active presence in the houses of our charity, have recovered or are on the way to recovery. True, we have suffered the loss of many of our recipients, especially in Italy. For them we raised to God our prayer and the invocation to Divine mercy.
Allow us to thank once again all those who have done all they could in this period of real calamity. A special thank to the Provincials for their effort of co-ordination and support they granted to all the communities. Thanks to all of you Confreres of the first lines in our Houses and Centres. What a beautiful witness you have offered to us and to the world with your being faithful, even with the required procedures to implement, in the relationship with our recipients. A big thank to all the workers, both those in charge of direct assistance and those of technical and administration support, to the volunteers for their closeness and sharing of responsibility we felt in these moments of alarm. Thanks also to the ASCI Association and to the benefactors who didn’t let us go lacking their financial support in this period of need.
Now we are slowly resuming our normal life and activity, carrying very clear signs of the passage of this pandemic both in spirit, as the memory of a time of trial, of loneliness, of death, and also with a reduction in the number of recipients that causes a drop of income and increase expenses for the required hygienic-sanitary procedures especially now in managing our activities. Many of our Houses face serious economic hardship as a consequence of the situations introduced by the coronavirus. Rising up again from this situation will not be an easy task.
Courage, confreres! Let us not lose hope in this liturgical moment when the Lord is keeping His promise to send among us the Paraclete, the Spirit comforter, but also creator and renewing according to the Gospel logic. Let us entrust ourselves to Him also in our research, in studying and reflecting together as we must do at this time to better understand and find the way to face the difficult situation that has come to meet us. Let us not spare time and energy in this study, ready also to take with courage the necessary conclusions, even when they require sacrifice, change of
mentality and of pattern in the future management of our Works.
The good we are producing in our Houses of charity is in favour of the weaker ones, the more vulnerable, often the last ones in society, the beloved of Divine Providence, as our holy Founder said. Our mission is in his name, we do it because God has sent to them “the prolongation in history of a special presence of the Risen Lord” (VC 19).
Always forward, then, with all the strength, the serenity and peace of heart that the Spirit is coming to give us. Let us always love one another and face together any adversity, we will have better ability and possibility to overcome them. Best Wishes!
In this day, the liturgy calls us to remember a great friend of our Works, St. Paul VI. He was the pope who beatified our Founder and the first pope who visited our Houses. I hand over to you a prayer to the Holy Spirit composed by him. Let us pray it together in these days, so that also on our dear Congregation the Spirit may write, with each one of us, beautiful pages of resurrection.

Come, Holy Spirit, and give me a pure heart,
Ready to love Christ the Lord
With the fullness, the depth, and the joy that only you can instill.
Give me a pure heart, like a child’s heart
Who knows evil only to oppose and escape it.
Come, Holy Spirit,
And give me a big heart, open to your inspiring word
And closed to any mean ambition.
Give me a big and strong heart, capable to love everybody,
Determined to endure for them any trial, annoyance and weariness,
Any disappointment and offense.
Give me a big, strong and firm heart up to sacrifice,
Happy only when beating together with Christ’s heart
And accomplishing humbly, faithfully
And courageously God’s will.
Amen. (San Paolo VI

 

Buona Pentecoste!

Roma, 29 maggio 2020 Padre Umberto e Consiglio

Coraggio! Coraggio, nella Festa di San Giuseppe

 

Un saluto affettuoso a tutti. Coraggio!
Nella Festa di San Giuseppe vi giunga dal Consiglio generale un incoraggiamento che trae forza e verità dalla protezione sicura del santo Patrono della Chiesa e della nostra amata famiglia guanelliana. Stiamo uniti nella preghiera che "salverà il mondo". In attesa di vivere la Risurrezione del Signore e la liberazione da questa piaga che infesta il nostro mondo, un fraterno saluto e augurio a tutti specie ai malati.

In allegato il Rosario che la CEI ha invitato a recitare domani sera alle ore 21.00, nella Festa di san Giuseppe, in tutte le case d'Italia. Sicuramente molti già l'avranno. Coinvolgete anche altri nella
convinzione che sarà la preghiera, il ritornare dell'uomo a Dio che ci libererà da tutti i mali.

Avanti con coraggio e tanta prudenza. Con affetto fraterno per tutti. Ciao!

Don Umberto e il Consiglio generale dei SdC.

 

28° anniversario presenza guanelliana in Africa

 

Alla Vice Provincia Nostra Signora della Speranza


AUGURI al Consiglio della Vice Provincia e a tutti voi, confratelli, in questo 28° anniversario della presenza guanelliana in Africa.
Avremo modo senza dubbio di organizzare e celebrare con solennità anche esteriormente il prossimo 30° anniversario. Per ora, a causa della pandemia in corso, basta farci gli auguri sinceri e grati vicendevolmente.
Vogliamo ricordarci fraternamente nella preghiera, ringraziare tutti per quanto di bello e grande avete operato in questi 28 anni a servizio del carisma nella vostra amata terra.
Esprimere gratitudine a tutti i confratelli che si sono susseguiti in questi anni nelle comunità delle quattro nazioni dove abbiamo posto la tenda della nostra carità.
Dire grazie alla Provincia madre del Sacro Cuore che ha promosso, accompagnato, sostenuto con dedizione e tanti sacrifici lo svolgersi e lo sviluppo delle opere in questi anni.
Don Guanella è contento di quanto l’Africa ha saputo rispondere e aderire al suo carisma e alla sua dedizione per i più poveri.
Bravi! Complimenti!
Invoco su tutti la benedizione del Signore Risorto perché animati dalla sua forza e dalla sua presenza, sappiate, specie in questo tempo di particolare prova, amare concretamente i più poveri e spendere la vostra vita nella preghiera prima e poi nel servizio ai loro bisogni.
Auguri confratelli carissimi!
Domani con il Consiglio generale vi porteremo tutti davanti all’altare del Signore, nella Messa che celebreremo secondo le intenzioni di ciascuno di voi, delle vostre comunità e delle vostre famiglie.
Dio vi benedica tutti!
Roma, 7 maggio 2020

Padre Umberto e Consiglio generale

 

QUARESIMA 2020

Cari Confratelli, Cooperatori e Amici,
a voi, ai membri della famiglia guanelliana che condividono la nostra missione, alle persone che vi sono affidate o con cui collaborate, voglio far arrivare un saluto in questo primo giorno di Quaresima.
Il Vangelo di oggi, riportando il pensiero di Cristo sulle tre pratiche fondamentali della spiritualità giudaica, ripete in forma martellante la nota espressione: “il Padre tuo che vede nel segreto”.
La Quaresima è il tempo in cui riappropiarsi di questa luce di fondo dell’esistenza umana, senza la quale la vita diventa una recita, la ricerca spettacolare di qualche approvazione.
Il Padre, il Padre che vede, il Padre che vede ogni cosa.
Per noi guanelliani questo è il cuore di tutta la nostra vocazione, vivere per il Padre e davanti al Padre.
La vita del Fondatore si svolse con questa fiducia di base, del figlio amato e seguito dal Padre, ma anche del figlio che intuisce i desideri del Padre e va oltre il mero dovuto.
La Quaresima ci aiuti a orientare tutto di noi in questa tensione di piacere al Padre, che suppone tanti tagli. Questa è la famosa conversione in cui si gioca tutta la vita del discepolo, dire il proprio sì al Padre e tutti i no che ne conseguono.
Ma la Quaresima chiede un atto coraggioso e umile, quello di cominciare da se stessi, riconoscendo la nostra colpa di partenza.
Quanto cambia la vita dei consacrati quando accolgono questo invito della liturgia quaresimale come regola! Cominciare da sè.

Non abbiamo vocazioni? Forse anch’io in qualche modo non sono un buon testimone.
Non abbiamo soldi? Forse anch’io non vivo poveramente.
Ci sono scandali? Forse anch’io qualche volta vivo una doppia vita.
Si prega poco? Forse il mio tempo per Dio è minimo, risicato, poco fruttuoso.
Ci sono conflitti in comunità? Forse io non sto impegnandomi nel costruire la comunione.
Regna il pettegolezzo? Forse la mia lingua qualche volta non conosce freno.
Siamo mediocri? Forse anch’io faccio il minimo indispensabile.
Manca la speranza? Forse anch’io vivo ormai seduto e rassegnato.
Non c’è aria di gioia? Forse anch’io non trasmetto la letizia dell’essere di Cristo.

E così in un lungo esame di coscienza, ognuno di noi, cari confratelli, potrebbe far passare la sua vita in questa Quaresima, prima attraverso il tribunale esigente del proprio cuore e poi nel dialogo sacramentale della penitenza. La chiave evangelica per leggere tutto è che il male più pericoloso viene da dentro, non da fuori.

Questo passaggio obbligato attraverso se stessi è una grazia che purifica ogni ambiente e forse così si finisce di accusare gli altri, di contestare strutture e organismi, gridando solo i nostri diritti.

La nostra è vita di grazia, dove non ci sono diritti e tutto è dono, dono del Padre che non ci dimentica e non ci rifiuta mai la sua benignità, anche se lo abbiamo deluso infinite volte. Il passo di san Clemente I, papa, che la Liturgia delle Ore di quest’oggi ci ha fatto contemplare, è stupendo: “Anche se i vostri peccati dalla terra arrivassero a toccare il cielo, fossero più rossi dello scarlatto e più neri del silicio, basta che vi convertiate di tutto cuore e mi chiamate “Padre”, ed io vi tratterò come un popolo santo ed esaudirò la vostra preghiera”.

A tutti ricordo l’importanza che don Guanella dava alla VIA CRUCIS non solo nella devozione del popolo, ma per la crescita spirituale dei suoi religiosi, ai quali chiedeva di celebrarla ogni giorno, perché la meditazione sulla Passione ci ricorda che anche il Signore Gesù ha cominciato da sé nell’opera della restaurazione del mondo. Fate, dunque, al riguardo tutto quello che potete!

Buon cammino di Quaresima, confratelli, a voi e a chi vive con voi.
Con affetto fraterno.

Roma, 26 febbraio 2020 – Mercoledì delle Ceneri

Padre Umberto

 

A tutte le Figlie di Santa Maria della Provvidenza

 

AUGURI fraterni care Figlie di Santa Maria della Provvidenza in questa festa così particolare e sentita dalla nostra Famiglia guanelliana. La Festa di suor Chiara Bosatta, la figlia amata e formata dallo stesso Fondatore per cammini ardui di santità.
Avvaloriamo questi nostri auguri con la promessa della nostra preghiera al Risorto, per intercessione della Beata Chiara Bosatta. Una preghiera che desidera presentare al Signore con gratitudine ciascuna di voi come dono ricevuto, dalla nostra grande Famiglia guanelliana, da Lui. Una preghiera che si allarga al mondo intero, là dove avete posto la tenda della vostra carità nel servizio ai più poveri e ultimi. Una preghiera per tutte le vostre comunità, per le necessità delle vostre Case in questo momento drammatico di prova che il mondo intero sta vivendo. Una preghiera allargata per inglobare tutti: suore, ospiti, operatori, medici e paramedici, imprese di pulizia e di cucina, assistenti, volontari, parenti ed amici. La preghiera accorcia le distanze e rende possibile, senza contagiarsi dal virus, una comunione stretta e una fraternità piena e solidale.
Non manchi, care Sorelle, la fiducia nell’aiuto di Dio che ha sempre caratterizzato suor Chiara; la confidenza in Lui diventi anche per noi non solo conforto nella prova di questo momento particolare, ma esperienza di fede generosa e disponibile, per ogni giorno della vita, affrontata con coraggio e determinazione nella consapevolezza che il Risorto è con noi! “Io sarò sempre con voi fino alla fine dei tempi!
La obbligata astinenza dalla partecipazione alle celebrazioni, che viviamo in questi mesi, sia solo rimando, attesa e preludio di una esultanza per il prossimo anno, 2021, quando ricorderemo con gratitudine e tripudio di gioia, il 30°anniversario della Beatificazione della figlia spirituale del santo Fondatore.
Sia quest’anno un gustare personale e interiore di ciò che vivremo il prossimo anno tutti insieme in un trasbordo di annuncio, di celebrazione, di coinvolgimento e di festa. La chiesa propone Chiara Bosatta come modello ed esempio da vivere. E’ una nostra Sorella, una della nostra Famiglia, siamone fieri!
Avete dovuto a causa del tremendo coronavirus rimandare Capitoli provinciali e generale. Tutto però è Provvidenza, anche questo tempo di attesa, e di discernimento prolungato. Il tempo della nostra vita lasciamolo al Signore e non impossessiamocene come se fosse unicamente nostro. Tutto è di Dio anche il tempo che ci viene messo a disposizione per salvarci attraverso la carità.

A noi il compito di viverlo bene; mentre il per quanto e il dove, solo Lui lo sa, e a noi basta!
Grazie care Sorelle per la testimonianza e il servizio che compite. Con la vostra presenza rendete più bella e attraente la nostra vocazione guanelliana e la nostra premura perché nessuno resti indietro e sia solo e dimenticato…
Suor Chiara ottenga per ciascuna di voi benedizione, protezione e coraggio di continuare a spendervi per il bene del mondo intero.
Beata Suor Chiara intercedi per tutti noi figli e figlie di san Luigi Guanella.

Roma 20 aprile 2020 – Festa di suor Chiara Bosatta

Padre Umberto e i SdC

 

Omelia del Padre generale per la Inaugurazione della nuova Provincia dell’America latina

Omelia del Padre generale nel Santuario Nossa Senhora do Perpetuo Socorro, in Porto Alegre, per la Inaugurazione della nuova Provincia dell’America latina, Nostra Signora di Guadalupe.

2 de fevereiro de 2020 - Celebração em Porto Alegre
Celebramos hoje a Festa da Apresentação de Jesus no templo por José e Maria e, ao mesmo tempo, rezamos pelo início do ministério de autoridade do Conselho da nova Província Nossa Senhora de Guadalupe, que foi constituida na vigilia do Natal passado. O provincial, Padre Ciro e seu vigário, Padre Alfonso, de fato, em breve, farão a profissão de fé exigida pela igreja e por nossas regras ao assumir esse dever.
Com vocês, gostaria de comentar três palavras da liturgia desta alegre festa.
Iluminados - Obedientes - Doados. São três palavras que se referem à Família de Nazaré, mas que nesta noite, nessa circunstância, também se tornam um desejo para o novo Conselho e para toda a nova Província Nossa Senhora de Guadalupe.
ILUMINADOS
É uma festa que lembra a época de Natal que acabou de terminar. Maria e José, jovem casal assustado da Galiléia, oito dias após o nascimento de seu primogênito, cumprem o preceito da Lei da circuncisão, um forte sinal na carne que atesta a pertença do povo de Israel ao Deus revelado a Moisés. Um sinal que consagra toda vida ao Deus que o deu. Maria e José, iluminados pela lei e pela Palavra de Deus, se comportam como todos os outros homens e mulheres da terra. Mesmo neles, a necessidade da lei se faz sentir como uma norma de vida.
Qual o primeiro desejo que podemos fazer ao novo Conselho Provincial e a toda Província Nossa Senhora de Guadalupe? Permitam-se sempre serem iluminados pelo Espírito. Sejam homens, religiosos, superiores que colocam o discernimento, a oração, ouvindo a vontade de Deus como elemento de segurança em seu ministério de autoridade. Dúvidas, incertezas surgirão, vocês se encontrarão em encruzilhadas de diferentes escolhas a fazer: deixe que a luz de Deus sempre escolha um caminho em vez de outro. Na indecisão, deixe espaço para súplicas ao Espírito para esclarecê-lo sobre o que é melhor fazer. Durma nele se puder, porque à noite, em silêncio, em solidão, Deus fala e responde às nossas necessidades.
OBEDIENTES
A segunda palavra é obedientes. Esse comportamento de José e Maria sempre me fascinou. Um gesto de obediência a Deus, mas também às leis, às tradições dos pais, à cultura religiosa de sua terra, de seu povo. Eles podem pensar que são superiores às Leis, que não precisam delas, porque seguram nos braços Aquele que deu a Lei e que, misteriosamente, decidiu se tornar um homem. Mas não, eles vão ao templo como qualquer casal, fazem esse gesto sem fazer muitas perguntas. É Deus quem quer! E eles continuam sendo executores fiéis de sua vontade, de seu projeto. Sem orgulho, com total humildade!
O segundo desejo que queremos fazer para o novo Conselho nesta noite, é precisamente construído sobre essa atitude de obediência. Os superiores não estão acima da lei, acima das regras que outros são chamados a observar. As Constituições, as Regras, são a carta magna de crescimento para todos os religiosos guanellianos, independentemente da tarefa a que foram chamados. Desejamos que vocês sempre antecedam os outros coirmãos com o bom exemplo, não externamente, mas, apaixonados e de coração à nossa Regra. Fale mais as suas vidas do que as suas palavras. O Fundador, São Luis Guanella, entregando o texto das Constituições em 1908, disse aos coirmãos: “Pegue este livro que a Providência divina lhe oferece: é o caminho que leva à vida. Receba com carinho de fé e caridade; ame-o e, como a Virgem Maria, confiante em Jesus, guarde todas as suas palavras meditando-as em seu coração. Seja forte e não tenha medo: o Senhor não o abandonará, ele não o deixará sozinho. Ele próprio será o seu guia. Quanta força e consolo encontramos para todos nós nessas palavras de Don Guanella. Às vezes, obedecer nos custa, mas nos identifica a Cristo, obediente ao Pai.
DOADOS
A terceira palavra que tiramos da sagrada família de Nazaré é "doados".
Jesus é oferecido ao Pai por José e Maria, é dado imediatamente e esse gesto se repetirá infinitamente em sua vida luminosa. Jesus é e continua sendo um presente, torna-se um dom para o Pai, que o torna um dom para a humanidade. Também a Eucaristia que celebramos é um dom, um sacrifício de Jesus ao Pai, todos os dias, por nós.
Hoje, nesta lógica do dom, desejamos fortemente tornar nossa pequena vida uma oferta a Deus, recebemos dele, queremos dar a ele: o que somos é útil para a realização do Reino, ajuda-nos a fazer de cada gesto cotidiano, um ato consciente de amor a Deus e seu plano de salvação. Deus não será mais capaz de nos salvar ou salvar o mundo sem a nossa colaboração.
O próprio Jesus nos três anos de seu ministério público se comportará da mesma maneira, sem rejeitar as prescrições rituais, sem se colocar acima da tradição religiosa de seu povo, sem ser anarquista, mas vivendo com autenticidade e verdade as regras da Torá.
Muitas vezes aqueles que tentam viver com maior intensidade e verdade a fé, se sentem "melhores" do que aqueles que, em vez disso, a vivem sem grande envolvimento. A tentação, no entanto, é construir uma fé que despreze as devoções, tradições, os caminhos usuais da santidade, os das pessoas comuns que ainda enchem nossas igrejas todos os dias. Não devemos ignorá-los, evitá-los ou condená-los. Em vez disso, Maria e José sugerem que os preenchamos com verdade e valor com o nosso testemunho de vida.
O terceiro desejo, portanto, que fazemos ao novo Conselho é simples, sugere o próprio Fundador: preocupe-se com todos; ninguém fica para trás na vida, ninguém fica fora do seu coração. Seja mais misericordioso do que justo! Lembre-se de quanto a igreja nos deixou no Decreto de aprovação de nossas Constituições, em 22 de março de 1986: vocês são enviados para aqueles como o paralítico do Evangelho, para aqueles que podem lhe dizer: Eu não tenho ninguém que cuide de mim. Por tudo isso, diz Don Guanella no Regulamento de 1905: “É necessário dar mão, mente e coração, para se tornar vítima, porque está escrito que o bom Pastor dá a vida por suas ovelhas e nelas a imagem de Cristo é mais evidente. ".
Muitas felicidades Pe Ciro, queridos irmãos do novo Conselho, muitas felicidades para a Província Nossa Senhora de Guadalupe; Que se diga de vocês no futuro: aqui está o milagre vivo da presença de Cristo entre nós. Boa viagem!