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Omelia funerale di Nardino Ricci – Alberobello 3 marzo 2021

 

Oggi è mercoledì, giorno dedicato dalla tradizione cristiana alla memoria di san Giuseppe, siamo anche nel mese di marzo a lui consacrato e nell’anno particolare che papa Francesco ha voluto indire a memoria del 150° anniversario della proclamazione di san Giuseppe Patrono universale della Chiesa.
Papa Francesco, nella lettera apostolica Patris corde (con cuore di Padre), dedicata a questo 150 anniversario, usa termini delicati e affettuosi per descrivere san Giuseppe: “Padre amato, padre della tenerezza, padre nell’obbedienza e nell’accoglienza, padre dal coraggio creativo, lavoratore, uomo sempre nell’ombra..”.
C’è una convinzione in papa Francesco: fin dall’inizio della sua storia per san Giuseppe il fatto di essere per divina volontà chiamato a custodire il Figlio primogenito di Dio, Gesù di Nazareth, ha fatto di lui l’uomo predestinato al compito del custodire. Custodire nella consapevolezza che ciò che custodisci non è tuo, ma di Dio, ed è solo a suo nome che tu lo gestisci, lo curi, lo fai progredire, lo porti a pienezza di realizzazione.

 - Ecco questa è una prima applicazione che possiamo connettere con la vita del nostro fratello e amico Nardino. Come san Giuseppe anche lui uomo, sposo, padre, lavoratore con coraggio e creatività.
Ha custodito e fatto crescere la vita, prima di tutto, dono accolto e difeso con tutti i mezzi a lui disponibili.
ha custodito e fatto crescere in lui il dovere e la responsabilità di amare e condividere un progetto di vita con la sua donna Rosa, e insieme con lei dare la luce a due figli Gianvito ed Elisabetta.
Ha accompagnato con dedizione e passione di padre tanti giovani studenti con i quali ha saputo costruire rapporti non solo come docente, ma soprattutto come amico solidale specie nei momenti inevitabili di difficoltà e scoraggiamento da loro incrociati.
Ha fatto assaporare, almeno per un ventennio ad Alberobello, il sapore delle sue idee e valori politici, sociali finalizzati al bene comune di tutto il suo Paese.
Ha custodito e fatto crescere fino a maturazione tanti ideali di solidarietà nei Guanelliani Cooperatori che in lui hanno trovato stimoli e incoraggiamento al cammino di sequela del carisma del santo fondatore don Luigi Guanella.

 - Ora altri due spunti di riflessione e accoglienza del dono della sua testimonianza cristiana partendo dalle Letture bibliche appena proclamate. Il primo dalla Lettera di Geremia.
Geremia ha ricevuto il compito di profeta del popolo d’Israele, lo stesso popolo che ora si ribella a lui, alle sue parole e a quanto a nome di Dio va dicendo per il loro futuro. Da una parte la lettura ci ha presentato l’ira dei nemici di Geremia pronti a fargli pagare tutto, a metterlo in scacco per tutto quello che viene a dire nel nome del Signore. Dall’altra parte Geremia che come custode di questo popolo non può rigettarlo, ma lo presenta nella preghiera al Signore facendo ricordare a Javhé: ricordati Signore quando mi presentavo per parlare in loro favore, per stornare da loro la tua ira.
Quando penso a Nardino penso alla figura del profeta, che poi non dovrebbe essere una novità, perché tutti siamo con il Battesimo Profeti, oltre che Re e Sacerdoti. Profeta che intercede per il popolo, mediatore tra Dio e il popolo. Ho sempre visto Nardino come profeta mediatore nella parola detta al momento giusto, alla persona giusta, con tatto e delicatezza ma senza nascondere nulla. La verità detta con carità, ma detta, sempre! Lo animava la consapevolezza che sostenere il fratello, chiunque fosse, con un consiglio, una raccomandazione, l’offerta di una traiettoria di verifica e di interpretazione altra da quella che il soggetto aveva fatto, fosse un dovere per lui come cristiano, figlio di Dio, profeta delle cose che riguardano il Signore. Penso che non si sia mai vergognato di essere cristiano anche se, come a Geremia, anche a lui, tante volte sono arrivate critiche, giudizi sconsiderati, forse anche calunnie. Come Geremia la sua risposta in queste occasioni è stata la preghiera, e Nardino pregava e pregava davvero, Fratelli cari! In quante occasioni è stato proprio lui che anche a me e penso a tanti di voi, ha raccomandato la fiducia nella Divina Provvidenza, la confidenza in quel Dio che, come gli aveva insegnato don Luigi Guanella, va scoperto guardando oltre i tetti, senza sempre fermarsi a considerare le cose solo e sempre dal punto di vista umano, dell’interesse.

 - Poi abbiamo ascoltato la pagina del Vangelo e da essa traggo il terzo pensiero per la nostra riflessione.
Gli stessi errori che commettono i farisei, spesso anche noi li commettiamo. Cerchiamo la gloria e la visibilità nella nostra chiesa, nelle nostre piccole comunità, nelle nostre famiglie. Ho visto dissapori per cose risibili e piccine, proprio in mezzo a coloro che dovrebbero essere luce e speranza per persone che abitano in uno stesso quartiere o dentro le stesse pareti di casa. Anche nelle nostre parrocchie, purtroppo, nascono dissidi e gelosie e meschine lotte di potere. Quanto stride l’annuncio della passione di Gesù rispetto alla richiesta di gloria da parte dei figli di Zebedeo! Eppure spesso la loro miopia è la nostra…No, non sappiamo quello che chiediamo quando, invece di utilizzare tutte le nostre capacità a servizio del Vangelo, le usiamo per ritagliarci un posto d’onore in mezzo alla comunità. E non siamo certo disposti a dare tutto noi stessi così come Gesù ha saputo fare salendo sulla croce…Accanto alla croce, alla destra e sinistra di Gesù, alla fine non siederanno Giacomo e Giovanni, ma due ladroni. Se vogliamo ottenere la gloria che ci deriva dal Vangelo, mettiamoci in gioco fino in fondo con onestà, con verità, compassione e umiltà.
Sì umiltà, altro aspetto che mi è sempre piaciuto ed edificato in Nardino. La ricerca non del sensazionale, dell’appariscente, ma la costruzione all’insegna del servo che nonostante possieda belle caratteristiche di intelligenza, capacità pratiche, buone conoscenze, non ne approfitta, ma vive in un perenne rendimento di grazie a Dio per quello che ha ricevuto o costruito o conquistato. Tutto in Dio è gioia perché tutto in Dio è dono! Papa Francesco non esiterebbe a dire: Nardino è un santo della porta accanto!
Un vero figlio di don Guanella nel riconoscere quotidianamente che “io non ho fatto nulla, ha fatto tutto il Signore. E’ Dio che fa!” Si potrebbe allora star qui oggi a considerare ed elencare titoli, caratteristiche, doti e virtù di Nardino, vere perché tutti noi abbiamo assaporato e condiviso, ma se a lui fosse concesso di dire ancora una parola in questo momento, ci rimprovererebbe: ma che state dicendo di me? Non è a me che dovete fare riferimento, ma a Lui, al Signore!
Che messaggio importante nel giorno della sua morte ci lascia Nardino, quasi venisse ancora per una ultima volta, come lo ha fatto da catechista, da guanelliano cooperatore, a chiedere a ciascuno di noi: ma tu per chi vivi? Per chi un domani morirai? Di chi sei tu? La tua vita, alla radice, a chi appartiene? Interrogativi, cari amici, essenziali ed esistenziali che dobbiamo almeno una volta nella vita affrontare e risolvere tutti!
Molti si illudono di risolverli dando la vita per una idea, pur buona, per una causa nobile, per le future generazioni, per la scienza, per l’arte, per la società…Indubbiamente: si può vivere anche senza sapere perfettamente la ragione, il perché dell’esistenza umana, quello che è impossibile, invece, è vivere senza un per chi viviamo. Tutto il nostro essere cerca un altro da amare e da cui essere amato. Questa è la ragione che ha mosso il nostro caro Nardino. Quello che ha vissuto l’ha vissuto per Cristo amato, celebrato, e servito e ora, nella morte, è di Cristo come lo è stato nella vita. Non è forse una grande provocazione, in questo tempo di Quaresima, il giorno che oggi stiamo vivendo, davanti ai resti mortali di Nardino?
Grazie, caro fratello e amico, testimone del Risorto! Grazie per il tuo passaggio provvidenziale tra noi. Significativa l’immagine che hanno voluto porre sulla tua bara: hai lo sguardo sicuro, proiettato in avanti e il piede alzato pronto ad un altro passo nel cammino, quello più importante: il passo per entrare nella eternità. E’ la stessa immagine che ci viene presentata dalla Liturgia del tempo di quaresima, quando descrive Gesù in cammino verso Gerusalemme, verso la sua Pasqua: cammina sicuro, davanti ai suoi discepoli, deciso a giungere a Gerusalemme, la meta nella quale terminerà la sua missione e riconsegnerà al Padre quanti Egli gli aveva dato da custodire.
Oggi anche per te, Nardino, termina la missione che il Padre ti aveva affidato e celebrerai la riconsegna a Lui delle persone che ti erano state affidate da custodire, far progredire e portare alla piena realizzazione. Ciò avverrà nell’ambito di una duplice benedizione: per te come premio della vita eterna (Vieni servo buono e fedele entra nella gioia del tuo Signore) e per noi nella certezza della tua intercessione dal cielo perché in Cristo Risorto tu continuerai a volerci bene.
Grazie Nardino! Vivi nella pace del Risorto!
Amen.

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