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Alippi Sacerdote Luigi - Pagina 2

 

Nel primo pomeriggio del 13 maggio, mese dei fiori, don Luigi Alippi, emerito Superiore generale dei Servi della Carità, terzo successore del Beato Luigi Guanella, lasciava la dimora terrena per riunirsi con i confratelli che lo avevano preceduto nel segno della fede e dormivano il sonno della pace. Aveva raggiunto l’età dei «più robusti», secondo il salmista e solo pochi mesi di malattia lo hanno preparato al gran passo nella Casa della Divina Provvidenza di Como. I funerali, nel Santuario del Sacro Cuore, sono stati celebrati dall’allora Superiore generale don Pietro Pasquali attorniato da un’ottantina di sacerdoti con la partecipazione unanime di confratelli e di consorelle delle due Congregazioni, di collaboratori ed amici dell’Opera. Il rito, pur se ovattato della mestizia dei tempi dell’addio, ha confortato i figli presenti con la certezza che il Divino Redentore, nello spirito rimarcato dalla liturgia pasquale di quei giorni, renderà partecipe della gloria del cielo il confratello che in vita ha creduto e sperato in Lui.

Dal paese nativo di Linzanico di Badia Lariana Luigino, accompagnato dallo zio don Salvatore, uno dei primi e più fedeli sacerdoti di don Guanella, approdava alla Casa Divina Provvidenza di Como, curioso di poter conoscere quel prete, don Guanella, di cui aveva tanto sentito parlare in casa.

Ebbe subito il privilegio di conoscere il santo Fondatore, riceverne la paterna benedizione, ascoltarne la parola ispirata ed anche, poco dopo, assaporarne l’amarezza della malattia e piangerne sconsolato la dolorosa morte. Luigino era presente ai funerali del suo prete amato: ne ricorderà il plebiscitario tributo, quasi un trionfo, che il santo ricevette in tutte le strade di Como, attraversate dal feretro in cammino verso il Duomo per il rito di funerazione. Pur se ancora piccolo d’età, la «cara immagine paterna» gli s’impresse nell’animo e un amore filiale per lui l’accompagnerà per l’intera vita.

Luigi Alippi quattordicenne, con un gruppo di ventuno aspiranti dei corsi ginnasiali, lasciava Como, il 29 luglio 1916, per lo Studentato dei Servi della Carità, l’Istituto S. Gerolamo di Fara Novarese, da tutti salutato come primo dono del Beato Fondatore morto da solo un anno. Erano con loro don Aurelio Bacciarini, nuovo Superiore generale e futuro Vescovo di Lugano, e don Leonardo Mazzucchi, che aveva l’incarico, come primo rettore, d’organizzare giuridicamente e spiritualmente il seminario, oltre ad essere il responsabile degli studi degli alunni. In quell’ambiente, che sorgeva su di un’amena collina, il chierico Alippi, rivestito dell’abito talare, come allora si usava, dal 1916 al 1921, completò i corsi umanistici, distribuendo il tempo fra la preghiera, lo studio e il lavoro nel lussureggiante vigneto, sotto il paterno e forte governo di don Mazzucchi, la soave ed illuminata direzione spirituale di don Ramiro Lucca, la fraterna vigilanza dell’assistente, il chierico Michele Bacciarini. Da Fara Novarese passò all’Istituto S. Luigi d’Albizzate per il Noviziato e per la prima Professione. Compiuto il servizio militare, secondo le leggi allora in essere che non esoneravano i sacerdoti dall’obbligo della leva, irrobustito nello spirito da un’esperienza amara e dolorosa per la sua vita spirituale, a contatto con camerati spesso volgari e bestemmiatori, tornò in comunità rafforzato nella volontà di seguire la strada intrapresa. Nella Casa Madre di Como fu educatore degli orfani e degli abbandonati con passione e dedizione encomiabile, nonostante l’impegno dello studio della teologia nel Seminario diocesano. Fu sacerdote consacrato da Sua Ecc. Mons. Adolfo Pagani.

La vita del Servo della Carità è regolata e contrassegnata dal testamento spirituale di don Guanella, sintetizzato nel binomio «Pregare e patire». Attuazione specifica di patimento è il lavoro quotidiano, come lasciò scritto il Fondatore nel Regolamento del 1910: «I Servi della Carità si desidera che siano massimi nell’esercizio della mortificazione coll’addossarsi e col piegare le spalle ad un lavoro soave ma continuo delle mansioni proprie». Lo tradusse fedelmente in pratica il giovane sacerdote don Luigi Alippi nella Colonia Agricola Beato Bernardino Tomitano per ragazzi orfani a Vellai di Feltre (1928-1930); nella Pia Casa S. Giuseppe per giovani ed anziani poveri a Gozzano (1930-1932), con le mansioni di superiore.

A Roma fu ancora superiore della Casa-Ricovero S. Giuseppe per vecchi e subnormali, a favore dei quali iniziò nel 1939 la costruzione del padiglione Pio XII. Trascorse il burrascoso periodo della seconda guerra mondiale parte nel Ricovero di Via Aurelia Antica, parte nella Parrocchia di S. Giuseppe al Trionfale dal 1942 al 1944. Liberata Roma dall’occupazione tedesca, fu di nuovo superiore dell’incipiente Istituto S. Giuseppe per orfani a Monte Sacro nell’anno 1944-1945. Terminato il conflitto bellico, fu trasferito alla direzione dell’Istituto S. Gaetano per ragazzi e artigianelli a Milano dal 1945 al 1946, anno in cui fu eletto Superiore generale della Congregazione dei Servi della Carità. La Provvidenza aveva preparato a responsabilità sempre maggiori don Luigi, che aveva fornito prova di lodevoli capacità amministrative e morali nei vari uffici affidatigli dai superiori durante i primi diciotto anni di sacerdozio. 

Non fa, quindi, meraviglia che, nel VII Capitolo generale, celebrato nella Casa del Noviziato di Barza d’Ispra, a metà luglio del 1946, don Alippi sia stato eletto III Superiore generale della Congregazione dei Servi della Carità. Don Leonardo Mazzucchi, che per ventidue anni aveva retto con singolare saggezza, mano ferma e fedeltà assoluta allo spirito guanelliano la tuttora giovane Congregazione maschile, consolidandone e moltiplicandone le opere in Italia e all’estero fu ben lieto che quest’oneroso compito passasse nelle mani di un sacerdote dalla tempra giovanile e dalla volontà adamantina. Don Alippi accettò con umiltà e semplicità quel servizio di suprema autorità nell’Istituto, confidando nella Provvidenza e nella protezione del santo Fondatore. Ben presto ebbe modo di rivelare le sue capacità e il prudente dinamismo. Visitate le case d’Italia e della Svizzera, si preoccupò delle Opere dell’Argentina e del Paraguay, ora che era tornato possibile solcare i mari. Si propose, fiducioso e a volte, si direbbe, ardimentoso, di sviluppare le esistenti e di portare l’Opera Don Guanella anche in altre nazioni dell’America Latina. Come, difatti, avvenne per il Brasile e il Cile nel 1947.

 Nella primavera del 1948 don Alippi intraprendeva il primo suo viaggio oltre l’Oceano per incontrare e incoraggiare quei confratelli, visitare gli istituti e le parrocchie funzionanti da anni, avviare le case di recente fondazione con la prospettiva di nuove, e affiancarvi scuole apostoliche per le vocazioni del luogo. I viaggi transatlantici si ripeterono nel 1950, 1954, 1957 con non lievi disagi di clima, abitudini ambientali, mezzi di trasporto, ma con sempre maggiori incoraggianti orizzonti di lavoro per la nascita e crescita di nuove opere guanelliane. In quei dodici anni di governo anche nell’Italia del dopoguerra gli istituti guanelliani si moltiplicarono e i vecchi si rinnovarono ed ampliarono:

lo Studentato S. Gerolamo di Fara Novarese fu trasferito ad Anzano del Parco;

il Seminario teologico trovò la sua sede a Chiavenna, in più regioni si aprirono scuole apostoliche;

la Casa Madre di Como fu in parte ristrutturata modernamente, in parte costruita ex novo.

Nell’amore per il Fondatore e nell’impegno assiduo di conservare quanto a lui si riferiva, don Alippi restaurò la casa paterna di don Guanella a Fraciscio e, sull’altura di Gualdera, collocò un gruppo di statue di bronzo riproducenti l’apparizione della Madonna al piccolo Luigi il giorno della Prima Comunione. La Provvidenza apriva pure le porte degli Stati Uniti d’America del Nord, dove don Alippi, giuntovi casualmente nel 1957, incoraggiato dalle Figlie di Santa Maria della Provvidenza, iniziava trattative con gli Arcivescovi di Philadelphia e di Detroit per due fondazioni per ragazzi subnormali.

Nel X Capitolo generale del 1958, don Alippi affidò la fiaccola della fedeltà e il pesante fardello del governo della Congregazione a braccia più giovani, pur conservandosi, nei dodici anni seguenti, saggio consigliere e superiore avveduto della Casa Madre di Como dal 1958 al 1964. In prossimità della beatificazione di don Guanella, da lui sempre fervidamente promossa, fece erigere nel Santuario del Sacro Cuore un monumentale altare per collocarvi in alto l’urna che avrebbe custodito la venerata salma del Fondatore. Con vivissima gioia partecipò al solenne rito della beatificazione, il 25 ottobre 1964 a Roma nella Basilica di S. Pietro, ed animò i festeggiamenti in Como nella Casa Madre e nel Duomo. Fu, ancora, merito suo se l’urna del novello Beato ebbe trionfale pellegrinaggio nella città di Como e nei paesi del Lago e della Valtellina fino a Fraciscio e a Gualdera nei mesi di maggio e giugno del 1965.

Dal 1965 al 1985 espletò la mansione di cappellano nella Casa Beato Luigi Guanella, gestita dalle Figlie di S. Maria della Provvidenza, e di rettore dell’annessa chiesa di Sant’Ambrogio ad Nemus. È di quel periodo un doppio viaggio in Spagna per lo studio e l’eventuale attuazione di un Collegio Apostolico ad Aguilar de Campoo e negli Stati Uniti per definire una nuova convenzione con l’Arcivescovo di Philadelphia per la prestigiosa Scuola don Guanella a Springfield per handicappati psichici. Da ultimo, quando ormai gli anni incominciavano a pesare e il suo spirito sentiva le battute negative della volontà sempre volitiva ma non più agile, nel 1970 si recò pellegrino in Terra Santa. Fu il tempo della grazia quando ebbe modo di leggere, a Nazareth, sui registri dei Padri Francescani, l’annotazione lasciata da don Guanella in occasione del pellegrinaggio del 1902, in cui scriveva: «Lascio a Nazareth e all’oriente parte del mio cuore, quasi auspicio di una futura presenza dell’Opera nella terra di Gesù».

D’allora don Alippi caldeggiò tenacemente una fondazione dei Servi della Carità a Nazareth. Nel 1975 sorgerà la «Holy Family House» per l’educazione degli handicappati in un vasto edificio, ricevuto in commodato dai Padri Francescani di Terra Santa. Don Alippi trascorse gli ultimi quindici anni di vita non più tra le preoccupazioni e gl’impegni che l’avevano accompagnato nell’intera vita ma nella tranquillità dello spirito, dedito alla preghiera che era stata da sempre la fonte ispiratrice delle sue decisioni. Era molto sofferente per i vari mali che lo minavano: aveva la forza di mascherare tutto con serenità e superava la solitudine dandosi a delle occupazioni a lui congeniali come quella di realizzare presepi in miniatura che donava ad amici e benefattori ma trovava anche il tempo per ascoltare tutte le pene che le vecchiette, acciaccate come lui, volevano raccontare. Un don Luigi nuovo e diverso, maturo e pronto stava per lasciare la terrena dimora.

I suoi resti mortali dormono il sonno di pace nella cappella funeraria dei Servi della Carità nel Cimitero Monumentale di Como in attesa della risurrezione finale. «Beati i morti che muoiono nel Signore... Riposeranno dalle loro fatiche perché le opere li seguono» (Ap 14, 13).

 

 

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