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Fratel Pietro Osmetti

 

DON PIETRO OSMETTI nasce a Grosotto, in provincia  di Sondrio il 15 settembre 1866 da Orsola Noli e Cristoforo Osmetti. La fede dei pii genitori si fece premura di assicurargli la grazia della rigenerazione alla vita celeste, recandolo tre giorni dopo al sacro Fonte battesimale. Iddio prendeva possesso di quell’anima per non abbandonarla mai più. A Grosotto le mamme nulla avevano di più caro che porre sotto la protezione della Madonna delle Grazie ogni loro  pargoletto: la buona Orsola non poté certo mancare  a quello che era ritenuto un sacro dovere.

La famiglia di Pietro è molto povera: il pane scarseggia sempre più e Cristoforo prende una risoluzione che tante lacrime sarebbe costata. Presa una somma di denaro a prestito, nel 1869 parte per l' America con tante speranze nel suo sacco da viaggio. Ma per lui, come per tantissime altre persone, l’America non fu la “terra promessa” sperata. Due anni dopo la sua partenza faceva sapere che ancora non poteva mandar nulla…poi non si ebbero più notizie.

Intanto nella casa di Grosotto la povertà toccava i limiti della miseria. In quegli anni, ricorderà in seguito Pietro,  la  povera mamma doveva lavorare alacremente per mantenersi con i tre piccoli, ma la Provvidenza di Dio però non mancava mai di soccorrerli in modi diversi. Pietro cresceva negli stenti, avvezzandosi fin da quei teneri anni allo spirito di sacrificio e di fiducia nella Provvidenza Divina. 

All’età di 6 anni incominciò a frequentare la scuola. Ma a quei tempi nelle case dei contadini i ragazzi alternavano lo studio con il lavoro dei campi e della pastorizia in aiuto ai familiari. Così fu per Pietro.

Ricevette la S.Cresima il 12 settembre 1873, all’età di 7 anni e qualche anno più tardi fu ammesso alla Prima Santa Comunione.

Terminate le scuole poi si dedicò totalmente  al lavoro agricolo sui campi suoi e, a giornata, sui campi degli altri. Un buon sostegno alle magre entrate di mamma Orsola.

L’adolescenza di Pietro trascorre come quella di tutti i giovani del paesetto: lavoro e qualche svago, svaghi e divertimenti semplici e ingenui, forse con qualche bravata caratteristica dell’età, ma che nell’animo delicato del nostro Pietro lasciarono un senso di colpa, di cui più volte si pentirà, ritenendosi un grande peccatore, bisognoso di conversione. Le testimonianze dei compagni e delle compagne invece sono concordi nel dichiarare l’ esemplarità di Pietro, “…un ottimo giovane  di giudizio e di virtù …se tutti fossero come lui il mondo sarebbe un Paradiso…” Eppure Pietro ricorderà sempre come una grande grazie il momento della sua “conversione”, “l’ora della grazia” come soleva chiamarla. Ricordava che un anno per la foga nel lavoro cadde ammalato e dovette lasciare il lavoro dei campi per il letto…”in quel tempo di sosta e di convalescenza rientrai in me stesso e la grazia di Dio si fece strada in me e conobbi meglio lo scopo della vita  che è quello di conoscere, amare e servire Dio, datore di ogni bene  e di ogni felicità. E perciò mi rivolsi a Lui, temendolo e pregandolo e adorandolo più del tempo passato. Divenne più assiduo alle funzioni, alle opere di bene; lunghe e intense ore di preghiera nella ricerca della sua strada.


 

Cammino di santità di fratel Pietro Osmetti

Con Don Guanella

Pietro sentiva forte la chiamata del Signore, ma non sapeva  cosa esattamente doveva fare.  Pensava alla vita religiosa, ma dove e con chi? La Provvidenza volle che nella medesima ricerca si trovasse un suo carissimo amico, un tal Giuseppe Trinca. Ora la sorella del Trinca, di nome Orsola, come la mamma di Pietro, dopo aver allevato il fratello in sostituzione della madre morta prematuramente, sentiva forte la vocazione a farsi religiosa per dedicarsi totalmente a Dio.

Avendone parlato con il parroco, questi la indirizzò nel 1893 a Como da don Guanella, ormai conosciuto in Diocesi come l’Apostolo della carità e che aveva dato inizio, anche se non ancora in modo formale, a due Congregazioni: una per le ragazze e una per i giovani. Orsola fu accettata.  Ma ad accompagnare la sorella da don Guanella ci andò anche Giuseppe e con lui il nostro Pietro e un altro giovane.  Don Guanella li accettò tutti e così la mattina del 10 dicembre,  Festa della S.Casa di Loreto, Pietro e i due compagni lasciano definitivamente Grosotto per servire Gesù nella persona dei poveri con don Luigi Guanella.

Ai tempi dell’Osmetti la Casa don Guanella era un’ arca di Noé che apriva le sue porte ad ogni sorta di naufraghi. L’occhio “clinico” di don Guanella individuò immediatamente il posto adatto a Pietro: tra i vecchietti infermi a curarne le ferite del corpo e dello spirito. 

Emette la sua prima professione il 17 marzo 1898 e la perpetua  il 5 aprile 1908, pochi giorni dopo la prima professione perpetua nella storia della Congregazione, emessa da don Guanella con i suoi primi confratelli il 24 marzo 1908.

 

L' infermiere dei poveri

E così il giovane contadino, cresciuto all’aria libera dei campi, diviene prima un buon cameriere dei poverelli e poi valido e solerte infermiere. Chi ha vissuto con lui testimonia che aveva per tutti una buona parola, con grande pazienza e carità, sempre col sorriso sulle labbra, premuroso nel servizio e disponibile verso tutti.  Notte e giorno è fra di loro. Non mancano, come sempre avviene, ingratitudini e anche ingiurie, ma lui non sembra accorgersi, anzi ricambia con nuove e più squisite attenzioni e prove d’amore.

In questo lavoro, o meglio missione, che dura sino alla morte, compie il suo cammino verso la meta della santità. La forza è attinta dalla preghiera prevalentemente eucaristica, come don Guanella invitava a fare. Pregava, dice egli stesso, come un figlio prega suo padre. Anche durante il lavoro non smetteva mai di rivolgersi con la mente e con le giaculatorie al Padre di ogni bene, Provvidenza per lui e per i suoi poveri vecchietti. 

Né con minor fervore si rivolgeva alla Beata Vergine alla quale si sentiva debitore della sua “conversione” e la Madre celeste rispondeva con sempre più abbondanti e nuovi favori.

L’amore per Dio e per la Vergine, diventa zelo di carità e di apostolato lungo tutta la sua vita. Pietro zelava l’onore del Signore nelle anime dei suoi vecchi e infermi, mentre ne curava i corpi e ne medicava le ferite con delicatezza materna. Passava ore e ore  in infermeria ad assistere i suoi ammalati.

In omnibus charitas  insegnava don Guanella e Pietro seguì sino alla perfezione questo invito del Fondatore. Fu sempre tutto per gli altri. Soleva ripetere .” Non siam qui per noi, ma siam qui per questi poveretti!...” e questo sino alla fine dei suoi giorni.

 

Il tramonto

Superati i 70, gli acciacchi si aggravarono piuttosto rapidamente sino a costringerlo a letto lungo tutto l’inverno del 1940-41. Il letto divenne vero altare di pietà e d’immolazione; vera cattedra d’insegnamento con l’esempio  e con la parola semplice e sublime. 

Viveva e si spegneva per la Congregazione. Eppure, anche in quei momenti di grave malattia, non cessava di pensare agli altri. 

Infermo non cessava di essere infermiere, tanto da portare spesso soccorso al vicino di camera che non stava certo peggio di lui…

La malattia ebbe alterne vicende, come spesso capita in questi casi, ci fu anche una piccola ripresa e Pietro riprese il suo posto di lavoro, ma durò poco…si rimise a letto per non alzarsi più. 

Il 27 dicembre 1943, intorno alle ore 23 la sua anima bella e santa si univa al Fondatore e ai diversi confratelli che già l’avevano preceduto in Paradiso.

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