Foglio modesto ma rispondente alla
crescita dei guanelliani. Don Leonardo
Mazzucchi ne fu quasi l’unico compilatore fino al 1946. Ora continua il suo cammino tra situazioni ed esigenze differenti.

p. Fabio Pallotta, Superiore della Delegazione Europea San Luigi Guanella

 

Era il Natale del 1922. Si pubblicava il primo numero del bollettino interno alla congregazione maschile di don Guanella, il Charitas, che ha mantenuto fino a oggi il suo nome inalterato e la sua natura di pubblicazione «ad uso interno dei Servi della Carità». 

Nel 1892 don Guanella aveva iniziato il mensile, La Divina Provvidenza, che gli serviva per farsi conoscere e coinvolgere la società nei suoi progetti, ma per un trentennio svolse anche la funzione di collante interno alle varie case dell’Opera. Ma quando don Aurelio Bacciarini, nel 1915 parroco a San Giuseppe al Trionfale in Roma, subentrò a don Guanella nella guida della congregazione maschile, iniziò a comunicare con i suoi religiosi allo stesso modo del Fondatore, attraverso lettere circolari. Tra il 1915 e il 1922 ne scrisse una quindicina, spesso intorno alle Festività natalizie, ma anche in estate o lungo l’anno. 

Però alla nascente congregazione serviva ogni giorno di più un organo interno di comunicazione: vi era la preoccupazione dell’unità da mantenere, specie in un momento in cui, dopo la Grande Guerra, gli istituti religiosi conobbero una viva fioritura vocazionale e una diffusione straordinaria.

Pertanto, a sette anni dalla morte del Fondatore, si ideò il Charitas, un semplice “foglio”, come appare nell’augurio della prima pagina: «Va’, o foglio modesto ma prezioso e amico, come modesta e preziosa è la carità; e sii il filo d’oro, tenue ma forte, che lega come vincolo benedetto una schiera di buoni fratelli fra loro e coi loro superiori». Ecco spiegato il nome del nuovo bollettino, Charitas. Esso allude al «vincolo della carità», che unisce i diversi. Ma questo era anche il nome della Società anonima fondata in Svizzera dal Fondatore nel 1914, per assicurare i beni e le proprietà della Congregazione. 

Nel giugno 1921, pur essendo stato riconfermato Bacciarini come superiore generale dei Servi della Carità, nel III Capitolo generale don Leonardo Mazzucchi era stato eletto vicario generale; in quei mesi Bacciarini iniziò a manifestare le sue fragilità di salute, per cui il governo effettivo della Congregazione passò sempre più nelle mani di Mazzucchi, che nel 1924 diventò terzo superiore generale della Congregazione.

Il Charitas fu praticamente redatto e gestito per intero da don Mazzucchi, dal primo “foglio” fino al numero 90, nell’aprile 1946; agli inizi aveva una cadenza trimestrale, con circa quattro numeri l’anno, abitualmente per Pasqua, nella Festa del Sacro Cuore, a ottobre nell’anniversario della morte del Fondatore e a Natale.

Il primo numero annunciava così le finalità: «[…] un ordine a eseguirsi, una disposizione ad attuarsi, una notizia familiare, l’eco dei bisogni spirituali comuni, la richiesta di preghiere per i vivi e per i morti, un oggetto a studiarsi, il richiamo d’una regola, un decreto della Santa Sede, il saluto del superiore».

Don Mazzucchi si mantenne sempre fedele a questo schema e ai contenuti annunciati. Certo, lo fece col suo stile complicato e solenne, contorto, pieno di frasi subordinate. Ne risultò un prodotto denso e di grande qualità, ma inadeguato ai destinatari e poco efficace a livello comunicativo.

Il Charitas della fase Mazzucchi (1922-1958) resta ancora oggi, dopo cento anni, un documento eccezionale per la storia del Fondatore, della Congregazione, del carisma e dello spirito nostro. Il profilo di don Guanella, la cronologia della vita e delle opere, la raccolta delle sue frasi e degli aneddoti, la ricostruzione delle sue amicizie, la pubblicazione di testi dai suoi scritti o dall’epistolario, la definizione del suo spirito, le intuizioni della sua pedagogia e gli ambiti della missione guanelliana, l’importanza delle regole e della fedele osservanza, il necrologio dei confratelli defunti... tutto confluisce nel Charitas, che è davvero una fonte preziosa e ancora in parte inesplorata. 

Di fatto uno dei massimi studiosi della nostra storia, don Attilio Beria, per sottolineare l’importanza di questa pubblicazione nello studio delle nostre origini, mise mano a una impresa interessante sui primi 120 numeri (quelli che più portano la mano di Mazzucchi nella stesura) e redasse i laboriosi Indici del Charitas che sono una mappa di lettura intelligente e ordinata. 

Nel 1946, con l’elezione di don Luigi Alippi a quarto superiore generale, don Mazzucchi continua a collaborare per altri dodici anni, fino al numero 120, ma il Charitas perde consistenza, frequenza e qualità in modo sempre più evidente: da organo formativo di elevato spessore spirituale si riduce gradualmente a semplice notiziario burocratico e amministrativo, che esce quando può.  

Dopo il numero 120 il Charitas prese altre pieghe, ora crescendo ora decrescendo nella qualità e nella frequenza, ma con una andatura abbastanza regolare fino agli anni ‘80; poi, nell’era della comunicazione “flash”, videro la luce alcune pubblicazioni più snelle per le notizie tra i Servi della Carità (Charitas-Notizie e Guanella News) relegando il Charitas a fungere da organo ufficiale.

Fino al 2000 si mantenne nel solco avviato di rivista interna, per la pubblicazione di documenti di rilievo o di qualche approfondimento. Poi vi fu un graduale declino, almeno nella cadenza, e l’avvio della pubblicazione di testi in varie lingue, secondo le nuove esigenze della Congregazione multiculturale; il Charitas in tal modo si riserva solo la pubblicazione di qualche studio o la riesumazione di vecchie pubblicazioni passate, ormai poco reperibili eppure necessarie in tutta la geografia guanelliana.

A cento anni da quel primo “foglio”, il Charitas ha bisogno di qualcuno che lo studi, tuffandosi nelle sue ricchezze, e ce ne regali le perle più preziose