L’enciclica di papa Francesco Dilexit nos richiama al primato del cuore nella vita di Gesù e nella nostra. Con un primo articolo accostiamo questo importante documento pontificio
di don Gabriele Cantaluppi
Dilexit nos (Egli ci ha amati) è la quarta lettera enciclica che papa Francesco ha pubblicato il 24 ottobre 2024, sull’amore umano e divino del Cuore di Gesù Cristo, a conclusione del 350esimo anniversario della prima apparizione di Gesù a santa Margherita Maria Alacoque (1647-1690). Fu a lei, monaca nel monastero della Visitazione a Paray-le-Monial (Francia), che nel 1675, durante l’ottava del Corpus Domini, per la prima volta Gesù si manifestò, additandole con la mano il suo Cuore e invitandola a promuoverne la devozione.
Nell’enciclica papa Francesco presenta quello che è stato il criterio ispiratore di tutto il suo ministero pastorale, prima come vescovo a Buenos Aires e poi come sommo pontefice: l’amore che accoglie. Il Cuore di Cristo è sinonimo della misericordia di Dio, di cui egli ha parlato più e più volte fin dall’inizio del pontificato, invitando ad attualizzarla nella propria vita: «In definitiva la chiave della nostra risposta all’amore del Cuore di Cristo è l’amore per il prossimo» (n. 178).
Per il Papa il cuore è il centro della persona ed è nella relazione con gli altri che ciascuno trova la propria identità. Il cuore (e non la mente) è il nucleo interiore della persona, in cui le persone sentono e amano. Sembrano fare eco a queste parole del Papa quelle di don Guanella nell’operetta Nel mese del fervore (1884), sulla devozione al Sacro Cuore: «La vita del cuore dell’uomo è la vita di tutto l’uomo. Gesù ti mette dinanzi palpitante il proprio Cuore perché riguardando a quello tu ti commuova. Gesù ti apre il suo costato perché entrando nel Cuor suo viva della vita sua e impari a salvare te e altrui. Con la carità si salvano le anime».
L’enciclica invita a rinnovare la nostra autentica devozione ricordando che nel Cuore di Cristo «possiamo trovare tutto il Vangelo» (n. 89). Anche don Guanella nella sua operetta ad ogni meditazione aggiunge sempre una citazione della Sacra Scrittura, «atta a mostrare le tenerezze di quel Cuore divino», contemplandolo nei Misteri della sua vita, dalla nascita all’ascensione al cielo.
È nel suo Cuore, «è lì, in quel Cuore, che riconosciamo finalmente noi stessi e impariamo ad amare» (n. 30), a comprendere come il Signore parla attraverso le emozioni interiori. Se non c’è un contatto diretto, se non c’è la conoscenza interiore del Signore per amarlo e seguirlo meglio, non può esserci neppure una vera conversione.
Entrare nel Cuore di Gesù ci fa sentire amati da un cuore umano pieno di affetti e sentimenti come i nostri, «perché ogni essere umano è stato creato anzitutto per l’amore, è fatto nelle sue fibre più profonde per amare ed essere amato» (n. 21). Il Papa è preoccupato di una società che sembra perdere la sua speranza e che è diventata insensibile di fronte a una globalizzazione che, anziché unire, emargina. Infatti «veder piangere le nonne senza che questo risulti intollerabile è segno di un mondo senza cuore» (n. 22).
Oggi si sono sviluppate forme di religiosità prive di riferimento al rapporto personale con un Dio d’amore e spesso il cristianesimo stesso dimentica la tenerezza della fede, la gioia della dedizione al servizio, il fervore della missione da persona a persona. È un problema il fatto che al cuore si dia poca importanza in antropologia e filosofia. La gente preferisce pensare alla ragione, alla volontà o alla libertà. Forse perché è così difficile da cogliere: «Infatti, la parola “cuore” non può essere spiegata in modo esaustivo dalla biologia, dalla psicologia, dall’antropologia o da qualsiasi scienza» (n. 15).
Ancora il Papa vede ripetutamente il “cuore mancante” come la causa delle tensioni e dei disordini nel mondo. «L’anti-cuore è una società sempre più dominata dal narcisismo e dall’autoreferenzialità» (n. 17). Il Papa lamenta l’indifferenza e la mancanza di empatia nel mondo, le guerre, lo squilibrio socioeconomico, il consumismo e l’uso disumano della tecnologia. «Oggi tutto si compra e si paga, e sembra che il senso stesso della dignità dipenda da cose che si ottengono con il potere del denaro» (n. 218). Effettivamente l’esperienza quotidiana ci spinge ad accumulare, intrappolati in un sistema che non ci permette di vedere oltre i nostri bisogni immediati.
La dimenticanza del cuore ha introdotto anche nella Chiesa i mali del moralismo e del rigorismo e l’eccessiva attenzione alle attività esterne e alle riforme strutturali, che poco hanno a che vedere con il Vangelo, vengono presentate come esigenze e spesso si vogliono imporre a tutti. Spiegando l’importanza del cuore, il Papa analizza cosa intendiamo per “cuore”: esso è il centro a cui riportiamo le domande fondamentali: che senso voglio dare alla mia vita, alle mie scelte o alle mie azioni, chi sono io davanti a Dio. È il cuore che ci distingue, ci plasma nella propria identità spirituale e ci mette in comunione con gli altri.
Una relazione che non si costrui-
sce con il cuore è incapace di superare la frammentazione dell’individualismo, con conseguenze sociali, perché è partendo dal cuore che il mondo può cambiare. Il cuore in senso pieno, come lo intende la fede cristiana, non è un organo separato, ma piuttosto il centro, il fondamento della persona. Per questo Gesù ama anche con un amore sensibile e umano.
Sulla base dei racconti evangelici, papa Francesco sottolinea che Cristo, «se ti chiama, se ti invita per una missione, prima ti guarda, scruta l’intimo del tuo essere, percepisce e conosce tutto ciò che vi è in te, pone su di te il suo sguardo» (n. 39) e poi «Gesù ci parla interiormente e ci chiama per portarci nel posto migliore. E il posto migliore è il suo Cuore. Ci chiama per farci entrare lì dove possiamo recuperare le forze e la pace» (n. 43).