"...Con gratitudine conserva memoria di coloro che il Padre ha già chiamato nella sua Casa: alla divina misericordia affida la loro vita ed eleva suffragi..." (Cost. n.23)
Nato a Olgiate Calco (CO) il 23 febbraio 1946
Noviziato a Barza d’Ispra il 24 settembre 1962
Prima Professione a Barza d’Ispra il 24 settembre 1964
Professione Perpetua a Roma il 7 luglio 1971
Sacerdote a Como il 18 dicembre 1971
Morto a Como il 20 novembre 2020
Sepolto nel cimitero di Olgiate Molgora
Don Mario è nato il 23 febbraio 1946, a Olgiate Calco in provincia di Como in una famiglia molto numerosa. Una famiglia abituata ai sacrifici, ma molto unita e di profonda tradizione cattolica. I genitori hanno trasmesso i valori e contenuti della fede ai numerosi figli, di cui due morti nell’infanzia. Mario trascorrerà alcuni anni nella nostra casa di Lecco dove ha potuto studiare. Lì ha conosciuto don Guanella, il suo carisma e come ricorda un confratello che fu suo educatore, la vocazione guanelliana. Questo anziano confratello ha nella memoria viva il piccolo Mario, la sua bontà e semplicità d’animo. Aveva un carattere magari un po’ chiuso ma non per questo meno disponibile e generoso, come testimoniano i numerosi servizi svolti nella nostra opera.
Così nel 1962 ha iniziato il suo percorso vocazionale tra noi Servi della Carità. Studia teologia a Roma e viene ordinato presbitero il 18 dicembre del 1971. Quando la nostra congregazione viene suddivisa in province religiose, lui si trovava a Roma e accettò di far parte della provincia del “sud Italia” dove rimarrà fino all’anno scorso. L’obbedienza lo ha portato nei primi anni di sacerdozio molto lontano dalla sua Brianza, a Naro (AG), come prefetto degli studi tra ragazzi (fino al 1983). Ci ritornerà nel 1987, dopo una parentesi romana come vicario parrocchiale nella “Parrocchia San Giuseppe al Trionfale” in Roma, e resterà lì fino al 1992. Nei discorsi a tavola, Naro tornava spesso sulla bocca di don Mario perché fu un’esperienza a lui cara.
Dal 1992 al 1994 è stato superiore locale a Bari e parroco nella Parrocchia “Maria SS. Addolorata” in Bari.
Dal 1994 al 1997 è stato superiore del Centro vocazionale ad Alberobello (BA) e per un anno anche direttore di attività.
Dal 1997 al 2000 ha collaboratore nel nostro Seminario Teologico di Roma, come vicerettore.
Dal 2000 al 2001 ha svolto il suo ministero pastorale presso il Santuario “Madonna di Tirano” come consigliere locale e collaboratore.
Dal 2001 al 2007 è stato vicario parrocchiale nella parrocchia “Corpus Domini” in Firenze.
Dal 2007 al 2016 superiore a Perugia, e per un anno anche Direttore delle attività (anno 2010-2011). Anche di Perugia, don Mario ha conservato un ricordo che lo ha accompagnato sempre.
Dal 2011 a Perugia è stato anche vicario parrocchiale nella Parrocchia “San Bartolomeo” in Torgiano (Perugia).
Nel 2016 è tornato a Firenze, come vicario parrocchiale. E dall’1 settembre 2019, è stato trasferito alla Provincia Sacro Cuore, risiedendo a Como, in Casa Madre.
Con noi a Como è rimasto poco. Presto le sue precarie condizioni di salute si sono fatte notare e pochi mesi fa, per essere più seguito ed accaduto, è stato affidato alla nostra RSA. Molti operatori lo ricordano per la sua semplicità e perché non si lamentava mai. Dopo un periodo di ricovero ospedaliero, ha fatto rientro in casa e sembrava iniziato un recupero psicofisico che lasciava presagire una vecchiaia più longeva. Ma un improvviso aggravarsi delle sue condizioni lo hanno portato a spegnersi nella serata dello scorso 20 novembre, in seguito a delle complicazioni respiratorie.
Grati al Signore per il bene compiuto negli anni del suo ministero, per la pronta disponibilità nell’obbedienza, per la fiducia in Dio e lo zelo pastorale, lo portiamo nella preghiera di suffragio e lo affidiamo alla misericordia divina.
A cura di don Davide Patuelli
Messaggio dal Superiore Generale e dal consiglio:
"Caro don Mario,
vorrei esprimerti l’ultimo saluto da parte del Consiglio generale partendo dalle parole che trovo scritte sulla immagine ricordo, da te preparata, in occasione del tuo 40° anniversario di sacerdozio nella chiesa di San Zeno in Olgiate Molgora: “Signore, voglio dare la vita per Te e per gli altri, nella gratitudine, nell’amore e nel servizio”, era l’anno 2011.
Presentandoti oggi davanti al Dio della vita, nell’incontro eterno con Lui, penso tu possa ripetere le stesse parole: “Signore ho dato la vita per Te e per gli altri nella gratitudine, nell’amore e nel servizio” e in quel momento attenderti dal Padre della misericordia quanto il nostro santo Fondatore, don Luigi Guanella, augurava ad ogni Servo della Carità: “E voi, buoni Servi della carità, che per anni e ogni giorno avrete soccorso con fede i poveri, possederete il Regno che il Signore nella sua bontà vi ha preparato fin dalla creazione del mondo” (Regolamento 1910).
Riposa in questa terra che Dio ha preparato anche per te, purificato dalla sofferenza di questa ultima stagione della tua vita. Vivi nella pace con i tuoi cari genitori e i confratelli che ti hanno preceduto.
Ai tuoi parenti, che ho avuto modo di conoscere nel funerale di tua madre Pasqualina proprio a Olgiate Molgora, le condoglianze sentite avvalorate dalla preghiera di suffragio per te e di sollievo spirituale per ciascuno di loro. Coraggio! Ci resta un compito da continuare a svolgere: dare la vita per il Signore e per gli altri, nella gratitudine, nell’amore e nel servizio, e in questo avremo l’aiuto e la intercessione di don Mario dal cielo.
Roma, 24 novembre 2020
Padre Umberto e Consiglio generale"
Omelia funebre di don Mario Cogliati – Como 24.11.2020
A nome di tutta la nostra famiglia religiosa guanelliana desidero esprimere ai fratelli e alle sorelle don Mario che sono qui presenti i sentimenti più profondi di condivisione del dolore per la sua perdita.
La famiglia di origine di don Mario, numerosa di figli e ricca di fede semplice e genuina, è stata una scuola di vita che lo ha formato alla generosità, alla concretezza, all’attenzione al prossimo: sono questi i doni che don Mario ha portato “in dote” consacrandosi e diventando poi sacerdote nella nostra famiglia religiosa e per i qual gli esprimiamo la nostra gratitudine.
Le circostanze che hanno reso necessario l’ultimo ricovero in Ospedale, non ci hanno consentito quella vicinanza e prossimità in occasione della sua morte e quella cura del suo corpo dopo il suo decesso che avremmo voluto poter esprimere, come segno del nostro affetto e della nostra amicizia nei suoi confronti. È stata una privazione per don Mario, per voi fratelli ed anche per noi Confratelli.
Nonostante ciò, Don Mario non è morto solo perché circondato dall’amore dei suoi cari, dalle attenzioni dei Confratelli (in particolare di don Albino che…), dalla preghiera costante delle nostre Comunità e delle Comunità dove egli negli anni ha svolto il suo ministero di sacerdote guanelliano.
La parola di Dio di questi ultimi giorni dell’anno liturgico ci invita costantemente a pensare alle “ultime cose” della nostra vita e con esse alla precarietà e finitezza di ogni realtà umana.
L’evangelista Luca, nel vangelo che abbiamo appena ascoltato, ci ha ricordato le parole di Gesù riguardanti il Tempio di Gerusalemme: “Verranno giorni nei quali di tutto ciò che vedete non sarà lasciata pietra su pietra che non sarà distrutta”.
L’esperienza della morte è umanamente l’esperienza di questa distruzione. Questi ultimi mesi, con il susseguirsi dei problemi di salute che don Mario ha avuto, sono stati per lui proprio questo progressivo cedere e cadere “pietra dopo pietra”. Con il manifestarsi della malattia, alcuni anni fa, don Mario ha intrapreso un cammino di spogliazione nel quale ha sperimentato una povertà sempre più grande: la povertà di lasciare i luoghi dove per tanti anni ha esercitato il suo ministero, la povertà della perdita progressiva di alcune sue facoltà, la povertà di non godere più di una completa autonomia, la povertà dell’isolamento nella nostra RSA in una fase della vita in cui avrebbe avuto invece bisogno di stimoli e di rapporti umani intensi, la povertà delle ultime ore in Ospedale senza la vicinanza nostra e dei suoi cari, la povertà di non aver ricevuto una degna composizione dopo la morte e prima della sepoltura.
Con questa povertà e con questa spogliazione don Mario ha vissuto l’esperienza della croce e più profondamente e precisamente l’esperienza della configurazione a Gesù in croce, spogliato di tutto.
La pazienza e la serena sopportazione con cui don Mario ha vissuto queste povertà e queste progressive spogliazioni ci sono di esempio e rendono particolarmente reali e vere le parole da lui scritte sull’immagine ricordo del 40° di sacerdozio (e che il Sup. Generale ha ricordato all’inizio della celebrazione) “Signore voglio dare la vita per te e per gli altri, nella gratitudine, nell’amore e nel servizio”. Parole che sono state il suo programma di vita, siamo sicuri anche in queste ultime fasi di grandi limiti nel suo essere e nel suo agire.
Nella prima lettura, con il linguaggio forte e figurativo dell’Apocalisse, ci è stata trasmessa l’immagine di una messe di grano, pronta per la mietitura e di una vigna i cui grappoli sono pronti e maturi per la vendemmia. È un’immagine che ci aiuta a considerare la morte di don Mario come il momento della vendemmia e della mietitura del frutto maturo e buono della sua vita. Fa bene anche a ciascuno di noi pensare così alla morte; pensare alla nostra morte come al momento in cui, nel progetto di Dio, saremo maturi, pronti per essere raccolti e per dare il frutto buono della nostra vita.
Così è per don Mario. Grano e vino sono i simboli eucaristici coi quali don Mario ha celebrato l’eucaristia come sacerdote nel rito liturgico ma siamo certi anche nella vita in tanti anni di ministero e di apostolato. Con grande semplicità e bontà d’animo don Mario ha infatti dato la sua vita, e lo ha fatto con le doti naturali di spontaneità, di immediatezza, di generosità, e con spirito evangelico di servizio. Nei luoghi dove don Mario ha esercitato il suo ministero di sacerdote e religioso guanelliano in tanti hanno apprezzato e beneficiato di questa sua bontà d’animo, della sua semplicità, della sua disponibilità a servire. Don Mario, incontrando faccia a faccia il Signore, ha sicuramente potuto presentargli questi frutti buoni della sua vita.
Quando ai primi di settembre del 2019 don Mario è giunto qui a Como ripeteva spesso di aver fatto il giro d’Italia e di essere tornato a casa, da dove era partito tanti anni fa.
Nel darti l’ultimo saluto oggi vogliamo dirti che ora hai davvero concluso il tuo giro e sei davvero tornato a casa, quella casa verso la quale tutti siamo incamminati e nella quale tu ora puoi godere della visione di Dio che hai amato e servito per tutta la vita.
Don Marco Grega
Superiore Provincia Sacro Cuore

CarissimI Confratelli
do seguito alla comunicazione del pomeriggio con la comunicazione della data del funerale dl nostro carissimo don Mariolino che oggi ci ha lasciati.
Il precipitare della sua situazione di salute in questi ultimi giorni ci lascia sgomenti e ci trova impreparati al distacco.
L'affetto per don Mariolino e la sua amicizia continuano in altro modo più vero, ne siamo certi.
Lo affidiamo alla bontà di Dio e e insieme gli chiediamo di portare davanti al Signore la preghiera per noi.
Un caro saluto don Marco
" ...Con gratitudine conserva memoria di coloro che il Padre ha già chiamato nella sua Casa: alla divina misericordia affida la loro vita ed eleva suffragi..." (Cost. n.23)
Nato a Pioltello (MI), il 18 novembre 1943
Entrato ad Anzano del Parco, il 29 settembre 1957
Noviziato a Barza d’Ispra, dal 24 settembre 1961
Prima Professione a Barza d’Ispra, il 24 settembre 1963
Professione Perpetua a Barza d’Ispra, il 24 settembre 1969
Sacerdote a Milano, il 19 dicembre 1970
Morto a Como, Casa Madre, il 19 maggio 2016
Sepolo nel Cimitero Monumentale di Como
I feel compelled to remember the departure from this earth of Fr. Paul Oggioni, SdC, as an event that enters into the annals of our young Province’s history. After the death of Fr. Domenico Saginario, SdC, it is the second time that our Province is directly affected by the death of one of its members. Certainly, other deceased confreres should be remembered in our history, but their ministry (especially in the U.S.A.) preceded the founding of our Province. Fr. Paul was one of us, part of the Province, and he wrote some of the most interesting pages of our history. I think it is worth talking about him, because he was a gift we have received from above. One of the most difficult task of his future biographers will be to establish which Province of the Congregation he belonged to, because he served the Congregation everywhere: Italy, Latin America, United States of America, the Philippines and even Africa if his health have been in good shape. We know that his illness prevailed and so he was not allowed to serve in Africa. But his desire to go there was always present. One of his brothers belonged to the White Fathers as a religious Brother. He spent a quite few years in Congo, was beaten by rebels, and shipped to Italy to die afterwards for the wounds received. Fr. Paul had the missions in his family blood. He has been a missionary since birth, a man of a mission and of the missions. He was open and ready to go until the end of the earth, as the Gospel says, following the desire of the Founder, “All the world is your homeland.”
His earthly journey
His homeland was Lombardy, the same Northern-Italy region where the Founder was born. He was born in Pioltello, close to Milan, on November 17, 1943. The patron saint of his parish church is St. Andrew, one of the first disciples called by Jesus to become a fisher of men. He left the fishing nets and gave his whole life for the Gospel. Still young, he entered among the spiritual sons of Father Guanella. In September 1961 he began his novitiate at Barzad’Ispra and on September 24, 1963 he made his first profession among the Servants of Charity. In Barza he spent the following three years attending Liceo, the Italian secondary school. They were exceptional years because he had the opportunity to participate to the Beatification of the Founder (1964) and to the glorious pilgrimage of the body of the Founder in Northern Italy (1965). Those same years were also exceptional for two major reasons: the event of the Vatican II Council with its renewal, and the presence at the seminary of special teachers that accompanied his spiritual and cultural formation. He fondly remembered Fr. Luciano Botta, superior and master of novices, Fr. Giuseppe Cantoni, Fr. Carlo Bernareggi, Fr. Luigi Ragazzoni, Fr. Luigi Monti and other extraordinary Servants of Charity. He spent his two years of Regency (Practicum) in our boarding school at Vellai di Feltre (Belluno County) in the Northern part of Veneto Region, next to Austria, surrounded by the splendid and superb and unique Dolomite Mountains he loved so much, under the brilliant guidance of Fr. Angelo Rollino. The last formative stage was spent in Chiavenna under the good direction of Fr. Pietro Pellegrini, his mentor. There, he spent his four years of theology during the time when our Constitutions were totally re-written and approved during the memorable 1969-1970 General Chapter. During that same Chapter Fr. Olimpio Giampedraglia was elected Superior General. Fr. Paul witnessed the birth of the Provinces, too. His class was the last one studying theology in Chiavenna, because on the following year teachers and seminarians moved to Rome in the newly built seminary in Via Aurelia Antica. On December 19, 1970, on the birthday of the Founder, Fr. Paul was ordained a priest in Milan by Cardinal Giovanni Colombo, Archbishop of Milan.
He received his first obedience as a priest and sent to Milan, at San Gaetano House. After only three years, in 1973, he was moved to Chiavenna to replace Fr. Pellegrini and be the new local superior of that community. He spent there nine years. New obediences brought him to other continents among the poorest of the por. His long journey as a missionary brought him to South America, to North America, until he reached Asia: many countries, many climates, and many languages. And yet, he was all the time available, open, enthusiast, and a hard worker. His great help was his strong personality and his extraordinary willpower until the end. When his body said, “It’s enough”, he asked to go back to his original Province and die in Como, near the Founder he loved so much.
The mission
Evangelization. It is the word that accompanied Fr. Paul in all his life. Evangelization comes from listening. Many of us remember him as a man of prayer and study, a man of listening and close examining. He was never a lazy and dull evangelizer, a tiring and repetitive announcer. His life invites us to be men of good and constant listening, a listening forever refreshed so that the way the Gospel is preached is always anew and amazing, always able to attract and wake up people. We know that when we announce something in a mechanical way, repeated over and over in the same tired and boring way, we don’t go anywhere. People will not listen, even though what we say is important and true. Even the way we preach is important for a good proclamation of the Gospel. Another characteristic of his priesthood: the first way of evangelizing people is to establish a personal contact with the listeners. It is a simple and humble way that doesn’t require many fancy technological means. It is always very effective. And yet it is not an easy way because, today, everything seems to be automatic and computerized while human relations are simple and intimate. No one can proclaim the Gospel if he is unable to relate with people, if he tends to close himself to them and refuses to communicate with people. There is another thing that we should highlight in the Guanellianity of Fr. Paul. It is his evangelization starting from the least ones. Of course, we must proclaim the gospel to everyone, for God doesn’t divide people into different groups. He loves the first ones and the least ones as well. For the latter, He shows preference and his preference removes, not makes differences. Fr. Paul learned from the Founder the fact that God prefers the least ones because they are marginalized. It is unjust to them to be stuck there for ever and ever, but not because they cannot one day be famous or rich. No, we have to love the least ones like Jesus loved them. He was one of them living like them, being himself a least one. Fr. Paul too, after spending his life among the children of God struck in body and soul, was tested in his body and his mind. He has to face an illness that wears down, an illness that reveals whom you are, what you are, and of what material you are made of. He gave his answer as a believer and consecrated as well. I think about our provincial community that sends its missionary priests to every corner of the Congregation and opens up new charitable works, soon even in the fifth continent. We Servants of Charity are very small, almost the least ones, and during this centennial we will have the privilege to light the flame of charity in one of the poorest nations of the world, the Solomon Islands. We somehow accomplish the vocation of our Founder who since ever felt the passion to go and proclaim the Gospel to the end of the world. He never did it. Fortunately, today, we his spiritual children can concretely accomplish what he only desired. Our Divine Providence Province joins the Mother Province of the Congregation in honoring Father Paul. With pride, we consider Father Paul one of the best members of our Province and we would like to give thanks to God for his inspiring witness. Pray for us, Padre Paolo.
Your most humble and obedient servant!
Fr. A. SOOSAI RATHINAM

" ...Con gratitudine conserva memoria di coloro che il Padre ha già chiamato nella sua Casa: alla divina misericordia affida la loro vita ed eleva suffragi..." (Cost. n.23)
El P. Roberto Carlos Corvalán (Piqui), servía a los abuelos en nuestro hogar en santa Fe en Argentina. Luchaba ya hacía tiempo con problemas en los riñones hasta tener que hacer un trasplante, pero infelizmente, tras complicaciones en el funcionamiento de uno de ellos, no resistió y falleció en la noche del sábado 28 de agosto, con solo 46, años. Será sepultado en Santiago del Estero, su tierra natal.
Qué Dios, la Virgen y el Santo Fundador lo reciban en el Paraíso por el bien, que con la gracia de Dios y con su respuesta, supo hacer en su vida como religioso y sacerdote Guanelliano.
Y a nosotros nos dé la certeza de que no está muerto, sino que duerme, de que no ha perdido la vida, sino reposa, porque ha sido llamado a la vida eterna por los siglos de los siglos.
Recemos por el sufragio de su alma, por el consuelo de su familia y por la comunidad de Santa Fe.

Il 4 marzo 2023, in tarda mattinata, in maniera inaspettata, ci ha lasciati il nostro confratello don Romano Argenta (avrebbe compiuto a settembre 89 anni) della comunità San Giuseppe al Trionfale in Roma.