Riflessioni del Superiore Generale - Opera don Guanella
Riflessioni del Superiore Generale

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Il mercoledì delle ceneri, la cui liturgia è marcata storicamente dall’inizio della penitenza pubblica, che aveva luogo in questo giorno e dalla intensificazione della istruzione dei catecumeni, che dovevano essere battezzati durante la Veglia pasquale, apre oggi il tempo salutare della Quaresima.

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All’inizio dell’anno scolastico, nella riflessione del Ritiro spirituale vi ho parlato dei tre concetti con i quali Papa Francesco ha definito il cammino sinodale: Un incamminarci verso una chiesa sinodale: verso un luogo aperto, dove tutti si sentano a casa e possano partecipare.

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Celebriamo la IV domenica del tempo di Avvento, ultima tappa verso la memoria del Natale storico di Gesù, ma contemporaneamente questa sera ricordiamo anche il 50° anniversario della Ordinazione sacerdotale di don Alfredo Rubagotti, prete guanelliano, da tanti anni presente in questa Basilica come vicario del Parroco e confessore nella vostra comunità parrocchiale.

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ASCOLTA – DISCERNI – RISPONDI
Carissimi Confratelli della Delegazione Stella Maris radunati nella Prima Assemblea. Il tema scelto mi ha incuriosito perché mi è stato subito facile tradurre questo trinomio della vostra Assemblea in quello evangelico della Chiamata. Vi ricordate quanto Marco scrive: “Gesù salì poi sul monte, chiamò a sé quelli che egli volle ed essi andarono da lui. Ne costituì Dodici che stessero con lui e anche per mandarli a predicare e perché avessero il potere di scacciare i demòni (Mc 3,13-15).
Un altro trinomio: CHIAMATI – FORMATI – MANDATI che coincide con quello della vostra Assemblea.
- E’ infatti nell’Ascolto della voce di Dio che chiama, invita, propone che inizia la relazione vocazionale dell’uomo con Dio, ma anche dell’uomo con gli altri esseri. Dio ci parla, si fa sentire, non dunque un Dio muto o di pietra, ma un Dio parlante. L’azione più importante dell’uomo, del religioso quale è se non quella di ascoltare ciò che Dio dice? Non dimenticate, cari confratelli, il frutto di questo ascolto: Parlami, Signore e io vivrò! Il frutto dell’ascoltare Dio è il vivere, il crescere, il mettersi in un cammino di perfezione.
Il mio primo augurio, allora, alla vostra Assemblea è: ascoltate Dio, ascoltatevi tra di voi, con pazienza, fiducia, speranza vicendevole. Nulla è detto tanto per parlare o per dire qualcosa, ma tutto quello che verrà detto è pronunciato per far vivere meglio gli altri, perché gli altri ci stanno a cuore, perché il Fondatore ci ha inculcato nella mente e nel cuore che i confratelli sono il dono più bello e grande che il Signore ci ha fatto, un dono che ci può far crescere o, se non vissuto nella carità, ci può far perire. Nel Regolamento del 1910 don Guanella ci esorta: “Siamo debitori gli uni verso gli altri; la ricchezza interiore di ognuno intensifica l’unità, mentre ogni infedeltà, anche segreta, la mortifica”.
- Il Vangelo della chiamati continua col dire: li chiamò, “perché stessero con lui”.
- Gesù non manda i suoi Apostoli in missione sprovveduti, incapaci di leggere la situazione che li circonda, la gente che incontreranno, i problemi che dovranno affrontare. Li tenne con sé per tre anni per prepararli, avvertirli, educarli a capire ed accogliere le situazioni della loro missione. Quando vengono inviati gli Apostoli portano con loro non una sicurezza materiale, esterna, ma una preparazione interna pronta ad affrontare ogni situazione, anche la più grave e complicata. Cristo è con loro sempre, e questo a loro basta!
La vostra Assemblea ha anche questo specifico compito: discernere insieme quello che volete essere e quello che volete fare dopo l’Assemblea a favore dei poveri a cui Egli vi manda. La vostra Assemblea diventa allora un tavolo di lavoro, un laboratorio di analisi della situazione del popolo di Dio che vi vive accanto e che entra in rela
zione con voi. Dovete lavorare insieme, discernere insieme, prendere orientamenti insieme su quello che dovrà essere il vostro dopo Assemblea che non potrà assolutamente essere uguale al passato. Va tutto rianimato e incarnato alla luce del Vangelo della carità nel contento dell’oggi che viviamo. Lo Spirito vi attende all’interno dell’Assemblea per animarvi alla creatività nella carità, a offrire a ciascuno di voi il dono della fantasia della carità. Lasciatevi contagiare dallo Spirito.
- “E anche per mandarli a predicare”.
- Vi ricordate la gioia e la festa degli Apostoli quando partono due a due per la missione che il Signore aveva loro affidato e poi ancora cosa scoppia nel loro cuore al ritorno quando Gesù li vuole portare in disparte per riposarsi, ma loro hanno mille cose da dire, da raccontare e non avvertono il bisogno della sosta e del riposo?
Le nostre Costituzioni al n. 64 affermano: “Il Signore ci manda a quei fratelli che, in situazione di fragilità e di abbandono, come il paralitico del Vangelo vengono gemendo: Signore, non ho nessuno” (R. 1905) e ancora “Siamo inviati ai poveri senza distinzione di stirpe, di nazionalità o di religione, e con tanta maggior urgenza, quanto più sono vulnerabili nella loro dignità di uomini e di figli di Dio” (C 64).
Questo è il nostro popolo eletto da amare e servire nella missione!
La vostra Assemblea, allora, è chiamata a confermare e ravvivare questo dono del carisma ricevuto dallo Spirito a favore dei più poveri. I poveri sono i nostri evangelizzatori, i nostri beniamini, i nostri padroni. Un guanelliano non dovrà mai dimenticare il valore di questo pronunciamento del Fondatore e conformare a questi principi la sua vita e missione.
Oggi celebriamo la giornata mondiale dei poveri. Siamo interpellati dalla chiesa come Congregazione e come singoli confratelli a “collocare i poveri nel nostro cuore”. In una riflessione in vista di un Capitolo generale le nostre Suore avevano coniato questo motto significativo che trasmetto come augurio anche a ciascuno di voi. “I poveri non devono solo essere messi al centro delle nostre Case e delle nostre attenzioni, ma devono essere collocati al centro del nostro cuore”. Per loro lo Spirito ci ha chiamati, formati, mandati. La nostra vita guanelliana senza i poveri non avrebbe alcun senso e scopo.
Auguri a tutta la Delegazione: sappia scrivere pagine di vissuto guanelliano nel servizio dei poveri partendo dall’amarli come Cristo li ha amati. Buon lavoro di Assemblea.
Milano, 14 novembre 2021
Padre Umberto

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Alcune sfide che la Congregazione dei Servi della Carità ha deciso di affrontare, lungo il cammino dei prossimi sei anni, dopo il XXI Capitolo generale dell’Opera guanelliana maschile, celebrato nell’ottobre 2024.
La prima sfida, che vi ho già illustrato nello scorso dicembre, consiste nel recuperare la dimensione della nostra figliolanza divina, quale tipicità del nostro carisma guanelliano. Don Guanella vedeva, infatti, nella paternità di Dio verso noi uomini la principale sorgente del suo carisma, dono ricevuto dallo Spirito Santo. Con voi vorrei, ora, sviluppare brevemente la seconda sfida, quella del “segno” della fraternità.

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CASA DON GUANELLA
Casa Natale del Fondatore FRACISCIO
Carissimi Confratelli,
mi trovo in questi giorni nella casa del Fondatore a Fraciscio per condividere l’esperienza di contemplazione che alcuni confratelli stanno vivendo qui dal 2 febbraio scorso. Questi giorni servono sia per la mia vita spirituale nella ormai imminente Quaresima, sia per stare insieme ai confratelli e sostenere questo loro tempo di discernimento.
Camminare Insieme Con speranza
Sono i tre passaggi del Messaggio di Quaresima di Papa Francesco.
Camminare: Non rimanere fermi, statici nelle posizioni acquisite, sia nella relazione con Dio che con i fratelli. Coltivare il desiderio di uscire fuori da situazioni che ci impediscono di testimoniare con autenticità la Risurrezione di Cristo. Abbandonare le nostre critiche sulla comunità, la Chiesa, il mondo, la Congregazione, che rivestono di pessimismo il nostro vivere. Il papa ci chiede: “sono veramente in cammino … oppure adagiato nella mia zona di comodità?”
Insieme: Quanto è importante anche per noi confratelli, per le nostre comunità questa sinodalità fraterna. Quel farsi carico l’uno dell’altro vincendo l’indifferenza, la superficialità, il non interesse che si percepiscono nella nostra vita comunitaria. Il XXI Capitolo Generale ci ha lasciato come sfida o segno il valore della fraternità da costruire nelle nostre comunità. Quanto è bello e giocondo stare insieme come fratelli! Il papa ci chiede: “siamo capaci di camminare con gli altri, di ascoltare, di vincere la tentazione di arroccarci nella nostra autoreferenzialità e di badare soltanto ai nostri bisogni?”
Con speranza: “Nulla è impossibile a Dio”, così ha proclamato per noi la conclusione del Vangelo di oggi, aprendo questa nuova settimana. Essere ottimisti e superare con decisione le situazioni che ci vorrebbero tenere ancorati ad un passato che spesso ha condizionato e reso buio il nostro parlare e agire. Per questo anno santo lo slogan che dà tono al nostro cammino è Pellegrini di speranza! Il papa ci dice: “vivo concretamente la speranza … facendo in modo che nessuno sia lasciato indietro”? Sì, quella speranza che non delude mai! Che bello essere consacrati, preti, confratelli sereni e non uggiosi, portatori nella propria comunità del valore della pace interiore, della fiducia nella Provvidenza che mai ci abbandonerà, della gioia dello stare insieme perché fratelli!
Affido allora ciascuna comunità della Congregazione alla preghiera di questi confratelli che stanno vivendo l’esperienza della contemplazione nella casa del Fondatore. Buona Quaresima a tutti!
In Charitate Christi
Fraciscio, 3 marzo 2025

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di padre Umberto Brugnoni,
Superiore generale dei Servi della Carità
Cari lettori di Servire, eccoci al nostro consueto incontro mediante l’editoriale della rivista di Congregazione. Il titolo che ho dato a questo mio articolo è lo stesso del XXI Capitolo generale della nostra Opera, che si celebrerà dal 6 al 24 ottobre 2024 nella nostra Casa di Barza d’Ispra (VA). Sono ormai trascorsi sei anni dall’ultimo Capitolo e, come le nostre Costituzioni richiedono, ci sarà la verifica del cammino compiuto, a cui seguirà la programmazione dei prossimi sei anni (2024-2030) e l’elezione del nuovo Padre generale e del suo Consiglio, formato da cinque confratelli.
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- Caro don Giorgio...
- «Allora si aprirono i loro occhi e lo riconobbero»
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