
A novant’anni dalla morte di madre Marcellina Bosatta (4 febbraio 1934), la sua figura saggia e materna brilla di una nuova luce. Don Guanella ne richiedeva sempre il consiglio anche nelle questioni più gravi
di don Gabriele Cantaluppi
Sul letto di morte don Guanella lasciava ai Servi della Carità un’eredità: «Vi lascio una buona madre, suor Marcellina. Non temete!». Era stata fin dagli inizi sua fedele collaboratrice e ne aveva assimilato lo spirito. Don Leonardo Mazzucchi, sul bollettino La divina Provvidenza del marzo 1934, mese successivo alla sua morte, la definiva «la madre tacita e operante, nascosta e sentita presente, fedele dispensatrice del tesoro dello spirito e degli indirizzi di lui».

Padre di santi e patriarca di numerosa famiglia, ha plasmato la personalità del figlio don Luigi con caratteristiche inconfondibili. A centocinquant’anni dalla sua morte (22 gennaio 1874) le linee essenziali del suo ritratto
di don Giovanni Russo
Si dice che i figli sono il riflesso dei genitori e in un certo senso è proprio così. Questo vale per tutti, anche per don Guanella e per l’impronta che i suoi genitori, Lorenzo e Maria Bianchi, hanno lasciato nella sua vita. E don Luigi era particolarmente grato soprattutto per aver attinto da loro una delle sue caratteristiche più spiccate: l’operosità infaticabile. Nei ricordi, raccolti dal suo primo biografo don Leonardo Mazzucchi, don Guanella rimarca questo dono: «La Provvidenza ci ha scelti e guidati lei.

Dai primi brevissimi a quelli più prolungati, “straordinari”, i Capitoli generali hanno cadenzato il cammino dei guanelliani. Con lo sguardo al passato, ci prepariamo al XXI Capitolo generale nel prossimo ottobre
di Fabrizio Fabrizi
«Quando gli incaricati a convocare il Capitolo generale daranno avviso ai membri dell’istituto per l’elezione del superiore generale e dei membri del consiglio, i dipendenti riceveranno questo come voce dell’angelo e con le ali ai piedi si affretteranno per compiere anche in questo i divini voleri, i divini voleri unicamente e non mai gli interessi dell’amor proprio». Questo era lo spirito che, nel Regolamento del 1910, don Luigi Guanella chiedeva ai suoi religiosi per partecipare al Capitolo.

Monsignor Bacciarini esortava i padri capitolari a dimenticare i calcoli umani e a cercare il vero bene della congregazione.
A cent’anni dal IV Capitolo generale che elesse don Leonardo Mazzucchi
di Riccardo Bernabei
Il 28 febbraio di cento anni fa, nella Casa Madre di Como, il canto del Veni Creator e le litanie del Sacro Cuore aprivano la celebrazione del IV Capitolo generale dei Servi della Carità, il secondo dopo la nascita al cielo del Fondatore. I lavori della mattinata, che prevedevano l’elezione del consiglio generale, procedettero spediti e vennero chiusi in tempo per il pranzo. Nel pomeriggio fu letta la relazione economica, terminata la quale i due superiori generali, quello uscente e quello eletto, dissero alcune parole di ringraziamento ai presenti. Alle quattro e mezza, dopo il Te Deum e una visita alla tomba di don Guanella, la seduta era tolta.

A 150 anni dalla nascita di Aurelio Bacciarini, Lavertezzo,
il suo paese natale, testimonia la sua eredità spirituale.
di don Bruno Capparoni, postulatore generale
A metà mattina della prima domenica di novembre un sole autunnale, tiepido ma luminoso, è venuto a splendere sul Canton Ticino, a far brillare le cime delle montagne svizzere già innevate, a rendere gradevole la salita verso Lavertezzo, il piccolo paese della Valle Verzasca. L’anniversario della nascita di Aurelio Bacciarini cadeva propriamente mercoledì 8 novembre, ma l’appuntamento è stato anticipato alla domenica precedente, 5 novembre, per consentire la maggior partecipazione della gente della valle. E l’aspettativa non è andata delusa.

di don Gabriele Cantaluppi
Nella vita e nelle sue Opere don Guanella camminò
sulla strada tracciata da Dio Padre. È diventato maestro
di una spiritualità centrata sulla fiducia filiale nella Provvidenza.
A Treviri, nella Renania-Palatinato (Germania), nel 1912 si celebrò il settimo congresso internazionale mariano, al quale don Guanella partecipò e tenne, a nome della delegazione italiana, una relazione su Maria “Madre della divina Provvidenza”. In quell’occasione asseriva decisamente che tutta la sua Opera era debitrice alla protezione di Dio e della beata Vergine.

di don Bruno Capparoni, Postulatore generale
A un secolo e mezzo dalla nascita
Aurelio Bacciarini è testimone di fede e immolazione.
La sua prima scuola fu la famiglia, povera e avvezza al
patire, e il popolo montanaro della Val Verzasca.
L’8 e il 9, ricorderemo centocinquant’anni dalla nascita e dal battesimo del venerabile Aurelio Bacciarini, successore di don Guanella e vescovo di Lugano. La Chiesa ufficiale ha promosso il suo Processo di Canonizzazione e papa Benedetto XVI il 15 marzo 2008 gli ha dato il titolo di venerabile.
Richiamandoci alla sua nascita, a Lavertezzo l’8 novembre 1873, dobbiamo ricordare la sua educazione infantile, per scoprire le dinamiche che hanno favorito lo sviluppo delle sue doti naturali e della Grazia divina. La natura e la Grazia santificante furono certamente un buon seme, ma trovarono terreno fertile e buona coltivazione.
Aurelio Bacciarini nacque in una buona famiglia e i suoi genitori erano ottimi come cristiani e come genitori. Il padre Lodovico e la madre Maria Teresa Sciarini, sposatisi il 24 maggio 1862, ebbero otto figli; Aurelio era il settimo e Maria, ultima nata nel 1875, morì infante. I fratelli maggiori erano Filomena (1863), Maria Teodolinda (1865), Rosa (1867), Martino (1868), Michele (1870) e Teresa (1872). Maria Teodolinda diventò religiosa a Torino con il nome di suor Tersilla; Rosa, sposatasi a Riazzino (Ticino), fu madre del guanelliano don Michele Bacciarini; gli altri quattro emigrarono in California.
Di questa numerosa nidiata fu nutrice ed educatrice la mamma Maria Teresa, perché il padre morì prematuramente il 6 settembre 1876, vittima di un attacco apoplettico. Questo avvenimento luttuoso ridusse la famiglia a una condizione economica confinante con la miseria, eppure Maria Teresa Sciarini, come la donna forte della pagina biblica, oltre a condurre avanti arduamente il ménage familiare, trasmise ai suoi figli una valida educazione.
Il piccolo Aurelio, dotato di bella intelligenza e di grande sensibilità, assorbiva gli insegnamenti della mamma. In famiglia si recitava quotidianamente il rosario e la mamma diceva: «Inginocchiatevi per il santo Rosario, perché il vostro povero padre vi ha lasciato questo esempio». Oppure conduceva i figli al santuario della Madonna del Sasso a Locarno e, davanti al busto del cappuccino Lodovico Covoni affermava: «Questo padre è un santo. Oh il bene che ha fatto!». E il giovane Aurelio si nutriva di questo “cibo”. Sono molte le informazioni sull’educazione materna che il biografo Emilio Cattori ha raccolto nella monumentale opera Il vescovo Aurelio Bacciarini (Lugano 1946).
Oltre alla mamma, Aurelio ebbe un ottimo formatore nel parroco don Pietro Vaghetti (1841-1912). Era il padre e il pastore della parrocchia di Lavertezzo, dove rimase dal 1869 al 1902. Aveva percorso la strada del sacerdozio nei seminari comaschi (in quell’epoca il territorio del Canton Ticino era in buona parte diocesi di Como) insieme a san Luigi Guanella e aveva ricevuto l’ordinazione sacerdotale con lui il 26 maggio 1866. Don Vaghetti coltivò in Aurelio la vocazione sacerdotale, gli procurò la borsa di studio per frequentare il Seminario San Pietro martire a Seveso (Milano) e gli diede l’abito clericale il 3 novembre 1888. Soprattutto introdusse il suo giovane parrocchiano alla conoscenza del compagno di studi don Guanella. Nel necrologio su La Divina Provvidenza, Bacciarini così lo ricordava: «Fu il buon pastore, che passa beneficando, null’altro cercando che la gloria di Dio, la salvezza delle anime, il bene di tutti».
Anche la comunità parrocchiale di Lavertezzo offriva ai suoi giovani un ambiente esemplare di fede cristiana. Così ne parla mons. Cattori nella deposizione al Processo: «Al tempo della fanciullezza del Servo di Dio [Aurelio Bacciarini] tutto il popolo del suo paese, durante la Messa festiva, si vedeva adunato nella chiesa come una sola famiglia. Egli rievocava durante la vita le impressioni salutari riportate da questo spettacolo di fede». In una sua Pastorale del 1919 lo avrebbe così descritto: «Io ricordo ancora, con una nostalgia infinita, dai miei primi anni la chiesa affollata come un accampamento cristiano, ricordo la schiera degli uomini cantanti le lodi del Signore con il più giulivo entusiasmo, ricordo la falange dei giovani circondante, come bosco d’ulivi, l’altare della Messa». Erano impressioni che lasciarono un’orma indelebile in un ragazzo attento e sensibile.
Ma a Lavertezzo il giovane Aurelio fece un’altra esperienza importante per la sua fisionomia futura, quella del lavoro faticoso quale segno ed esercizio di povertà. La famiglia era bisognosa e così il piccolo Aurelio affrontò il lavoro di pastore sui monti della Val Verzasca. I ricordi dei compagni sono unanimi nel testimoniare la sua coscienziosità e il suo impegno nella fatica. Inoltre anche su quei monti non mancavano le occasioni di assorbire la fede, testimoniata da quei montanari. Nel 1882 (Aurelio aveva nove anni) fu eretta una croce sull’alpeggio, con la benedizione del parroco Vaghetti; da allora ogni domenica gli alpigiani, in coincidenza con la Messa parrocchiale a Lavertezzo, si riunivano per recitare il Rosario e Aurelio era tra i più assidui.
Queste memorie, mentre conservano il ricordo dell’infanzia di mons. Bacciarini a Lavertezzo, sono una bella testimonianza dell’apporto educativo, da lui ricevuto in famiglia e nel paese, e ci confermano nella convinzione, se ce ne fosse bisogno, che i frutti di santità trovano sì origine nella Grazia di Dio, ma essa suscita anche le mediazioni umane necessarie al suo sviluppo.

Tra Giovanni Battista Montini e l’Opera Don Guanella vi fu una «intesa reciproca di pensiero e di affetto». Ricordiamo con gratitudine la sua figura eccelsa di pastore e di maestro.
di don Gabriele Cantaluppi
L’elezione del cardinale Giovanni Battista Montini, arcivescovo di Milano, a sommo pontefice il 21 giugno 1963, sessant’anni fa, a pochi suscitò meraviglia, specialmente a coloro che conoscevano il suo alto impegno di collaboratore di Pio XII.